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Le ricchezze della policultura

La policoltura come tecnologia appropriata.

L’agricoltura biologica si basa sulla rotazione di culture consociate.

Il fatto inoppugnabile che si ottiene un raccolto maggiore su una superficie utilizzata per più culture che sulla stessa superficie occupata da una sola cultura.

Per esempio, un ettaro di coltura consociata di sorgo e piselli produrrà come 0,94 ettari coltivati soltanto a sorgo e di 0,68 ettari coltivati soltanto a piselli.

Perciò un ettaro di coltura consociata sorgo/piselli produce come 1,62 ettari delle due monocolture. Il tasso di equivalenza in superficie è di 1,62.

L’accrescimento di efficienza nell’uso della terra e un tasso di superficie equivalente superiore a 1 sono stati osservati per colture consociate di miglio/arachide con un tasso di 1,26; mais/fagiolo con 1,38; di miglio/sorgo con 1,53; di mais/pisello con 1,85; di mais/patata dolce/cocoyam con 2,08; di cassava/mais/arachide con più del 2,51.

Le monoculture promosse dalla Rivoluzione Verde hanno in realtà ridotto la produzione prima ottenuta con la consociazione delle colture.

Questo dato sconfigge l’argomento secondo cui l’agricoltura intensiva e la scienza della manipolazione genetica salveranno la biodiversità liberando la terra dalla produzione agricola. Infatti, poiché le monocolture richiedono una maggiore superficie arabile, la biodiversità si trova distrutta due volte: dalle monoculture e da tutta la superficie usata in più, cioè sprecata.

Un mito della monocoltura è che la policoltura produrrebbe di meno.
Di nuovo a produttività e produzione vengono date definizioni variabili.

Il rendimento si riferisce di solito alla superficie occupata da una sola coltura. La monocoltura di una pianta ha certo un rendimento più alto della stessa pianta coltivata in policoltura, ma la produzione totale in policoltura è sempre superiore a quella ottenuta con la monocoltura.

I contadini Maya sono considerati non produttivi perché producono 50 q.li di mais per ha.

Nei campi terrazzati dell’Himalya i contadini coltivano miglio(jhangora), amaranto (marsha), piselli (tur), mungo (urad), asparagi, soia, riso, fagioli, ecc., in consociazione e rotazione.

La produzione totale è, anche negli anni cattivi, sei volte superiore alla risicoltura industriale.

Le ricerche della Fondazione per la scienza, la tecnologia e l’ecologia (con base a New Delhi) hanno dimostrato che i redditi degli agricoltori possono triplicare se abbandonano l’uso di prodotti chimici e utilizzano al loro posto fattori produttivi tratti direttamente dalla biodiversità delle aziende come la paglia, il letame e altri derivati.

Per esempio, in Papua Nuova Guinea si coltivano 5000 varietà di patata dolce, delle quali se ne usano anche 20 diverse in uno stesso orto!

LA PRODUTTIVITA’ DEI PICCOLI CONTADINI - Vandana Shiva - La Fierucola 2003- Edizioni i quaderni di Ontignano

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