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Le donne e la guerra che non c’è

Quello che le donne del mondo vogliono lo dicono recitando

Dalle notizie che ci arrivano da televisione e giornali sembra che la guerra in Iraq ormai ci sia, anche se così non è. Bush, Saddam, Blair, Putin, Chirac e tutti gli altri potenti della terra tengono con il fiato sospeso milioni e milioni di uomini e donne, che ad ogni loro dichiarazione o scelta si scoraggiano o sperano in una soluzione pacifica di questa crisi.

Ingenuamente, forse, ho sempre pensato che se il potere fosse nelle mani delle donne non ci sarebbe più odio, non esisterebbe più violenza tra i popoli e il mondo non verrebbe più sconvolto da guerre e distruzioni. Questo perché una donna, più di un uomo, sa quanto dolore, ma anche quanta gioia, c’è nel generare e nel proteggere la vita.

Poi, però, leggo i proclami terrificanti del neonato nucleo femminile di Al Qaeda, che esalta le suicide palestinesi e cecene e minaccia un attentato che farà dimenticare agli Stati Uniti “anche il loro stesso nome“. Oppure resto sgomenta davanti alle parole di Oriana Fallaci, che non fanno altro che accrescere l’astio ed infiammare gli animi. Sul Wall Street Journal, che ospita un suo intervento sulla crisi irachena, la Fallaci lancia un duro attacco all’Europa e ai pacifisti di tutto il mondo e definisce il vecchio continente “provincia dell’Islam“ e dove il “pacifismo è sinonimo di antiamericanismo“. Dove personaggi di primo piano come il presidente francese Jacques Chirac, il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e Giovanni Paolo II fanno in qualche modo il gioco di Saddam Hussein. Ne ha per tutti: il francese a cui, secondo la giornalista, “non gliene frega niente della pace, ma spera di soddisfare la sua vanità con un premio Nobel“; “il partito del mediocre cancelliere Schroeder che ha vinto le elezioni paragonando il signor Bush a Hitler“; e Papa Wojtyla che sta “appestando il mondo con il suo ecumenismo, pietismo, terzomondismo e riceve Tariq Aziz come un martire che sta per essere mangiato dai leoni“.

Allora mi ricredo e cado nell’angoscia. E mi rendo conto che non si tratta di uomini o donne e che l’odio, la violenza e la guerra non hanno sesso ma sono il frutto dell’incomprensione e del risentimento. E così mentre alcune donne si addestrano a compiere azioni suicide, altre hanno messo in scena contemporaneamente in 59 Paesi del mondo, come atto di protesta contro i piani USA di attacco all’Iraq, una commedia. Si è trattato della Lisistrata, scritta nel 411 AC da Aristofane, in cui è narrata la storia di un gruppo di donne che ordiscono un’originale ed efficace strategia pacifista: negano i loro favori sessuali ai mariti fino alla fine della guerra in corso. Le rappresentazioni si sono svolte secondo modalità molto diverse. Quelle inglesi, come quelle statunitensi, hanno visto la partecipazione di numerose star dello spettacolo, mentre nei Paesi in cui la libertà di esprimere le proprie idee politiche è negata, il testo della commedia è stato recitato fra le mura di residenze private.

E allora mi rallegro perché, per fortuna, le donne sono anche questo!

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