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Il Pantheon

Santa Maria ad Martyres

PantheonSanta Maria ad Martyres è meglio conosciuta come Pantheon: il tempio che Marco Vipsanio Agrippa innalzò in onore degli dei, principalmente a Venere e Marte, tra il 27 e il 25 a.C. Le sue forme attuali risalgono ai primi anni del regno dell’imperatore Adriano (fra il 118 e il 125 d.C.). Il vasto portico presenta nella facciata otto colonne monolitiche in granito, con capitello e base in marmo bianco. imponenti battenti bronzei chiudono il portale marmoreo. All’interno i nicchioni, decorati un tempo con statue di divinità, sono stati trasformati in cappelle: fra la quinta e la sesta si troverebbe la tomba di Raffaello (1483-1520). Tra altri artisti ivi sepolti, tra cui Giovanni da Udine, Annibale Carracci, Baldassarre Peruzzi, vi sono le tombe dei re Vittorio Emanuele II ed Umberto I di Savoia. Il pavimento (restaurato) è in lastre degli stessi marmi usati per la decorazione: porfido, granito, giallo antico, pavonazzetto, che creano disegni geometrici di quadrati e cerchi inscritti. L’unica fonte di luce penetra all’interno dall’oculus, l’apertura che si trova al centro della cupola, una delle più grandi volte realizzate in muratura, mirabile per la perfezione e le proporzioni armoniose.

Anticamente erano due le feste caratteristiche che si svolgevano al Pantheon: il giorno dell’Assunta un macchinario faceva salire al cielo e lì scomparire, un immagine della Vergine; l’altra, nella domenica fra Ascensione e Pentecoste, chiamata dai romani Domenica delle Rose, nella quale durante la messa papale, si faceva cadere sui fedeli dall’impluvium, una fitta pioggia di petali di rosa per ricordare il miracolo della Pentecoste.