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Marco Tullio Cicerone

Uno degli uomini più grandi di Roma

Marco Tullio CiceroneMarco Tullio Cicerone (Arpino 106 a.C.-Formia 43 a. C.) è stato il più grande oratore latino, un grande uomo politico ed un grande filosofo.

Abilissimo scrittore, egli espose nei suoi libri, le dottrine degli antichi filosofi greci, tramandando ai posteri un immenso patrimonio spirituale che senza di lui sarebbe rimasto ignorato.
Gli interessi culturali di Cicerone furono vasti e profondi. Le sue opere costituiscono il più importante patrimonio letterario della latinità classica, che ha costituito per secoli il modello principale della lingua latina studiata e insegnata. Tra le orazioni più efficaci oltre che politicamente importanti, sono in particolare da ricordare le 7 Verrine (70 a. C.), le 4 Catilinarie (63 a. C.) e le 14 Filippiche (44 a. C.), che distinsero le fasi cruciali della vita di Cicerone, dalla prima affermazione pubblica all’estremo tentativo di guidare la politica di Roma.

Nato ad Arpino nel 106 a.C., da un’agiata famiglia equestre imparentata con quella di Caio Mario, Cicerone dimostrò, sin da ragazzo, un ingegno vivissimo. Perfezionati i suoi studi ad Atene e a Roma dove ricevette una educazione filosofica e retorica di alto livello, esordì come oratore nell’80 pronunciando la prima orazione Pro Quinctio su un caso senza risvolti politici. Con la seconda orazione, Pro Sexto Roscio Amerino, la difesa dell’imputato (accusato di parricidio da un liberto del dittatore Silla, Lucio Cornelio Crisogono, che intendeva acquistare le proprietà terriere dell’ucciso dopo aver liquidato anche il figlio come autore del delitto) ebbe una vasta risonanza politica.

Entrato a far parte del Senato Romano, fu inviato come questore in Sicilia che era, in quel tempo, oppressa dal governatore Verre. Per liberare il popolo siciliano, Cicerone scrisse sette orazioni contro Verre e le pronunciò in Senato; ma erano talmente potenti che, per ottenere giustizia, ne bastarono due: Verre fuggì.

Dopo qualche tempo Cicerone aspirava alla carica di Console; ma aveva il giovane patrizio Catilina come terribile concorrente. I romani elessero console Cicerone, ma Catilina, per vendicarsi, ordì una congiura contro lo Stato. Venuto a conoscenza della cosa, Cicerone convocò il Senato e alla presenza dello stesso Catilina, pronunciò la famosa orazione detta “Catilinaria”, svelando il tradimento. Catilina fuggì, ma i suoi complici vennero uccisi. Il popolo acclamò Cicerone “Padre della Patria”.

Costretto, in seguito, a lasciare Roma a causa delle ingiuste accuse del tribuno Clodio, vi fece ritorno accolto trionfalmente dal popolo, dopo solo dieci mesi, quando vennero scoperti gli inganni di Clodio.

In esilio durante la dittatura di Cesare, alla caduta di questi tornò a Roma per schierarsi contro Antonio. Contro di lui pronunciò violentissimi discorsi. Ma Antonio, alla fine, riuscì a farlo condannare a morte.

Appresa la sentenza Cicerone fuggì, ma venne raggiunto presso Formia dagli uomini di Antonio; vista ormai inevitabile la propria fine, sporse spontaneamente il capo dalla lettiga che lo trasportava per farsi uccidere.

La sua testa mozza fu, in seguito, esposta in pubblico a Roma. Era il 7 dicembre del 43 a.C.

Con Cicerone Roma perdeva il testimone degli ultimi cinquanta anni di repubblica.