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Claudio Villa canta Vecchia Roma

“Er core de Roma”

Claudio VillaClaudio Villa (vero nome Claudio Pica) nacque a Roma il 1° gennaio del 1926 a Trastevere in via della Lungara da Pietro Pica, calzolaio e da Ulpia Urbani, orlatrice. Le modeste condizioni economiche della famiglia costringono il piccolo Claudio a lavoretti saltuari per arrotondare le entrate.

Ancora adolescente intraprende i primi passi nel mondo dello spettacolo esordendo nei ristoranti e nei teatrini della capitale. Inizia a studiare canto presso la scuola Principessa Mafalda di via Cavour.

Nel 1944 debutta con “Il cardellino” all’Ambra Jovinelli ed il direttore del teatro, Tommaso Pastore, suggerirà a Claudio Pica di cambiare il suo cognome in Villa. Diventerà per tutti “Il Reuccio” della canzone italiana.

La sua carriera è segnata dalle prime avvisaglie del male, che lo tormenterà per tutta la vita, ed iniziano a manifestarsi proprio nel 1945: tubercolosi polmonare.

Dotato di una voce profonda, potente e squillante, ricca di sfumature leggere, diventerà un interprete inconfondibile della canzone romana ed italiana.

Vinse ben quattro Festival di Sanremo con “Buongiorno Tristezza” (1955), “Corde della mia chitarra” (1957), “Addio… addio” (1962) e “Non pensare a me” (1967.)

Il 1° gennaio 1987 Claudio Villa è colto da un infarto. Il ricovero al Gemelli di Roma e l’operazione a cuore aperto al Policlinico di Padova sono inutili. Villa muore il 7 febbraio a seguito delle complicanze dell’attacco vascolare.

Quando ci lasciò era in corso la serata finale del festival di San Remo e Pippo Baudo ne diede l’annuncio in diretta, suscitando grande commozione fra i presenti e compianto nella sua infinità di ammiratori.

Tra i suoi tanti successi musicali più famosi si ricordano “Granada”,”Binario”, “Il torrente”, “Buongiorno Tristezza”.

Alla memoria di Claudio Villa dedichiamo una strofa della canzone “Vecchia Roma” da lui interpretata:

Vecchia Roma, sotto la luna nun canti più / li stornelli, le serenate de gioventù! / Er progresso t’ha fatto granne, ma ‘sta città / nun è quella che se vedeva tant’anni fa. / Più nun vanno l’innamorati pe’ Lungotevere / a rubasse li baci a mille / là sotto l’arberi. / E li sogni sognati all’ombra d’un cielo blù / so’ ricordi der tempo bello / che nun c’è più.”