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Alberto Sordi

Un uomo, un mito, una storia da narrare

Alberto SordiIl 15 giugno del 1920 nasce a Roma, in Trastevere, Alberto Sordi che vivrà l’infanzia di un piccolo borghese. Ultimo di quattro figli di cui due femmine e un altro maschio, viene coccolato dalla mamma e dalle sorelle Aurelia e Savinia le quali sarebbero andate a vivere con Alberto occupandosi di lui per tutta la vita.

Era un bambino bellissimo e vinceva i concorsi fotografici. Amava essere al centro dell’attenzione e cercava in ogni occasione di fare il pagliaccio.

Inizia giovanissimo ad andare al cinema, anche più volte al giorno, imparando così il linguaggio e le espressioni cinematografiche.

Con il desiderio profondo di sfondare nel cinema, Alberto va a Milano, dove lavorò nelle assicurazioni stipulando polizze sulla vita. Si iscrisse alla scuola di recitazione dell’Accademia dei Filodrammatici; ma l’insegnante non capisce le sue grandi possibilità e, per la sua dizione romanesca, tra cui “fero” e “guera”, lo sconsiglia dall’intraprendere quella carriera.

L’incontro con l’impresario Angelo Muzio lo portò al debutto al Teatro Dal Verme, dove si esibì con la voce di Oliver Hardy. In seguito viene scritturato dalla compagnia “Riccioli-Primavera” e gira l’Italia facendo avanspettacolo, anche se il suo sogno era sempre il cinema; ma le prime esperienze furono una delusione.

Una delle tappe importanti nella vita di Alberto Sordi fu la radio, che gli diede in breve tempo una grande popolarità; il cinema si accorse finalmente di lui.

Nel 1950 girò un film per Vittorio De Sica “Mamma mia che impressione!”, ma fu un grande fiasco. De Sica gli disse: “Non ti hanno capito, ma un giorno ti capiranno”.

Fellini gli fa interpretare il film “I vitelloni” e finalmente Alberto ha il successo che si merita, ottenendo anche il suo primo premio, il Nastro d’argento. Da questo momento il successo non lo abbandonerà più.

Ci sarà la ricchezza e la popolarità, ma Alberto continuerà una vita tranquilla vivendo nella sua Roma fino alla morte.

Sofferente di una forma di polmonite e bronchite, Alberto Sordi si spegne nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 2003, all’età di 82 anni. La salma viene traslata nella sala delle armi del Campidoglio dove, per due giorni, riceve l’omaggio di una folla incalcolabile. Il 27 febbraio si svolgono i funerali solenni nella Basilica di San Giovanni in Laterano, davanti ad un’immensa folla. L’Albertone nazionale ricevette in morte quell’omaggio, nello sfarzo e nella pompa magna, che in vita aveva sempre evitato.

Memorabili le sue battute tra cui una inerente alla sua vita da scapolo: “E che? Mi metto un’estranea in casa?”; ed una sulla sua presunta avarizia: “Non ostento e non frequento i posti alla moda, per questo dicono che sono tirchio”.