Nata a Roma il 7 marzo 1908 Anna Magnani vivrà con la nonna materna in condizioni di estrema povertà (nonostante alcune fonti la facciano nascere ad Alessandria d’Egitto, Anna Magnani ha sempre sostenuto di essere nata a Roma).
Lasciati gli studi, si dedica al pianoforte iscrivendosi all’Accademia di Santa Cecilia. Incontra un giovane studente di recitazione, Paolo Stoppa, il quale la convince a seguire i corsi della Scuola di Recitazione diretta da Silvio D’Amico.
Inizia molto presto a cantare nei cabaret e nei night-club romani continuando a studiare all’Accademia d’Arte Drammatica.
Diviene ben presto uno dei nomi più richiesti del teatro leggero italiano. Lavora con Vittorio De Sica e con Totò.
Nel cinema si rivela nel film “Teresa Venerdì” (1941), di Vittorio De Sica, quale interprete di una stravagante canzonettista.
In seguito interpreterà alcune commedie leggere, fino a quando arriva la sua completa rivelazione nel film neorealista “Roma città aperta” (1945) di Roberto Rossellini (con il quale avrà una burrascosa ma intensa relazione amorosa), svelandosi interprete dotata di una considerevole e sofferta sensibilità, nella parte di Pina, popolana romana che viene uccisa mentre tenta di raggiungere il camion sul quale il suo uomo sta per essere deportato dai nazisti.
Con accanto uno straordinario Aldo Fabrizi, la Magnani raffigura la redenzione di un popolo, attraverso le sue grandi qualità umane e morali, tanto da farle meritare il primo dei suoi cinque Nastri d’argento.
Nel 1948 Rossellini la chiama ad interpretare l’episodio La voce umana del film “L’amore” (1948), nel quale interpreta la telefonata di una donna abbandonata dall’amante.
Nel 1951 ha un altro grande ruolo: quello della donna inappagata che trasmette le proprie illusioni e sogni infranti, nell’irrealizzabile carriera cinematografica della figlia, nel film “Bellissima” (1951) di Luchino Visconti, che le vale un altro meritatissimo Nastro d’argento.
Nel 1955 vince il premio Oscar per la sua interpretazione nel film di Daniel Mann, “La rosa tatuata” (1955), con Burt Lancaster.
Negli anni ‘60 Anna Magnani si rituffa nel teatro, interpretando “La lupa” di Verga, diretta da Franco Zeffirelli, e “Medea” di Anhouil, diretta da Giancarlo Menotti, che la vedono trionfare su tutti i più grandi teatro d’Europa.
Tra il 1971 e il 1973 interpreta quattro stupendi film-tv scritti e diretti da Alfredo Riannetti: “La sciantosa”,”Un incontro”, “L’automobile” e “…correva l’anno di grazia 1870″.
La vediamo per l’ultima volta nel 1972 nel film “Roma” di Federico Fellini nel quale, per pochi secondi, interpreta se stessa nel portone di Palazzo Alfieri a Roma, dove abita.
Aveva avuto un figlio dall’attore Massimo Serato. Il ragazzo era stato colpito dalla poliomielite, e lei gli aveva dedicato il resto della sua vita occupandosi di lui.
Muore di cancro a Roma il 26 settembre 1973, all’età di sessantacinque anni, assistita fino all’ultimo dall’adorato figlio Luca.
I personaggi caratterizzati dal suo temperamento focoso e passionale, ma capaci anche di toccanti e imprevedibili dolcezze, le erano congeniali, ma le sue ottime doti interpretative fecero sì che potesse mettersi alla prova con successo anche in altri ruoli.
Il suo personaggio una bruna non bella, eternamente scapigliata, ma con due occhi vivi su un volto affaticato, sapeva esprimere con rara spontaneità le angosce di un’ intera generazione.
Anna Magnani ha interpretato, con stile inimitabile, il neorealismo italiano impersonando la popolana focosa e sboccata, ma sensibile e generosa, così come erano in quel periodo i valori di un’Italia semplice.
E’ ricordata come impareggiabile interprete per i personaggi che portava in scena, contrassegnati dalla sua indole impulsiva e passionale, ma capaci anche di commoventi e inaspettate dolcezze e per quella sua appassionata carica umana, che talvolta si tramutava in manifestazioni di rabbia o di tenerezza caratterizzandola come donna forte e sensibile, anche se intensamente tormentata.

Er Cicerò








