Le statue parlanti di Roma

Il Pasquino

Il PasquinoViva è a Roma la fama delle statue parlanti: per secoli furono efficacissime voci di denuncia ai soprusi del potere.

In una stradina di piazza Navona, appoggiata ad un angolo di Palazzo Braschi, si trova la statua del Pasquino con la testa senza volto, il busto senza braccia, ma con tutta la sua storia. Durante la notte si riempiva di scritte e di massime, per questo fu chiamata “la statua parlante”.

Pasquino ha rappresentato per secoli una forma di denuncia popolare contro il potere, una voce ironica, pungente, accusatrice: terribili denunce comparivano all’improvviso sul suo busto scritte in latino o in romanesco, in prosa o in versi, senza pietà per il “potere” ma con una grande compassione per il popolo. Per quattro secoli nessuna autorità riuscì a farla tacere.

La statua rappresentava un momento liberatorio dalle prepotenze del potere in un’epoca in cui dire il vero poteva costare la libertà o la vita.

Il personaggio che si celava dietro la statua parlante fu prima identificato in un calzolaio che aveva la bottega nei pressi, poi con un sarto ed infine con un maestro di scuola di nome Pasquillo. Ma la vera identità non fu mai trovata, in quanto alla morte dei presunti riconosciuti, la statua continuò a parlare.

Pasquino aveva una “spalla” soprannominata Marforio (ora nell’ingresso dei Musei Capitolini), con la quale si divertiva a colloquiare. Gli epigrammi a firma del tranquillo filosofo Marforio, venivano comunque appesi al busto di Pasquino.

Il dialogo tra le due statue si prolungò fino all’Ottocento il secolo delle grandi passioni e sofferenze di Roma, ed erano amari e drammatici in seguito alle centinaia di morti per le repressioni dei moti carbonari. Ecco un esempio:

Marforio scrive: “Che silenzio, che pace! Pasquino non è vero? A Roma tutto tace.”

E Pasquino risponde: “Come in un cimitero!”

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