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Simbologia e tradizione sulla tavola di Pasqua

“La colazione e il pranzo dei romani di tanti anni fa”

"Tipica colazione pasquale"Anche se il detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” sembra invitare esplicitamente all’esodo dal proprio ambito familiare, non c’è ricorrenza che vanti tanti piatti tradizionali come la Pasqua, quasi a voler riunire, anziché disperdere (come vorrebbe il proverbio), la famiglia intorno alla tavola.

Si tratta di piatti simbolici della religione ebraica e cristiana come l’agnello, segno di innocenza e immolazione; la colomba emblema di pace fra il cielo e la terra o le campane che annunciano la gioia della Resurrezione dopo il dolore della morte.

E’ una festa legata al plenilunio di primavera: le uova, in tutte le loro versioni, simboleggiano la fecondità e il rinnovamento della vita, così come le insalatine appena nate, i germogli e le erbette profumate, significano il risveglio della terra.

La festività religiosa è ancora fortemente sentita e costituisce occasione per ritrovare piatti dal sapore dimenticato, preparati con formule note o segrete e custodite come patrimonio familiare.
Nella Roma di una volta si apparecchiava la tavola con una tovaglia di Fiandra bianca, per la benedizione del sacerdote.

Sopra vi erano tutte le “leccornie” che si sarebbero mangiate al ritorno dalla Messa di Pasqua.

La colazione pasquale tanto attesa dopo il digiuno della Quaresima era composta, per ogni commensale, da un po’ di squaglio di cioccolata, una fetta di pizza ricresciuta, due fette di salame “corallino” e “l’uovo tosto” (sodo); alla fine della colazione si aprivano le uova di cioccolata alla ricerca della “sorpesa”.

Intanto si preparava il pranzo che consisteva in un antipasto all’italiana, brodo di carne, fettuccine all’uovo con sugo e parmigiano grattugiato, carne in umido con il pomodoro e contorno di cicoria ripassata in padella con aglio, olio e peperoncino, il cosciotto di capretto arrosto con le patate, profumato con aglio e rosmarino, la coratella di abbacchio, le puntarelle con aglio e alici pestati, i “carciofi cimaroli romaneschi” cotti alla romana o alla giudia o, in sostituzione, i funghi trifolati, per dolce la pizza ricresciuta, o la colomba pasquale, ed infine frutta fresca di stagione, il caffè con lo “schizzo”, liquori e digestivi.

Quello che avanzava del pranzo, veniva usato il giorno dopo per festeggiare la Pasquetta nelle campagne dei Castelli Romani, al mare o in qualche osteria.

Commenti dei lettori

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  • rits

    10 Apr 2009 - 22:46 - #1
    0 punti
    Up Down

    Di tanti anni fa !!!??? Io la preparo ancora così la mattina di Pasqua!
    Guai se non lo facessi, metterebbero tutti “il muso”.