Questo sito contribuisce alla audience di

Roma: Via Giulia

“Breve storia di una via suggestiva”

Via Giulia Via Giulia và da Ponte Sisto alla chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, parallela al corso del Tevere ed è la prima e la più lunga strada di Roma (più di 1 km) a tracciato rettilineo.

Fu progettata e realizzata solo in parte da papa Giulio II, che le dette il suo nome; la strada era già preesistente ma era tortuosa e si chiamava Magistralis poiché era la via principale, la via maestra, finché il Papa decise di farla sistemare per renderla dritta.

L’incarico di sistemarla e raddrizzarla fu dato a Donato Bramante, che abbatté gli edifici a destra e a sinistra (giustificando il suo soprannome di “Maestro Ruinante”), avrebbe dovuto fare anche un palazzo che doveva ospitare il Tribunale e tutti gli uffici (progetto affidatogli nel 1508), ma ne gettò soltanto le fondamenta, che ora costituiscono una specie di sedile che i romani chiamano “sofà di via Giulia”.

La morte del Pontefice e quella del Bramante (11/03/1514), in seguito, impedirono la prosecuzione del progetto, si dovrà attendere Innocenzo XII che farà costruire il palazzo di Montecitorio per rimediare alla mancanza di un Palazzo di Giustizia.

La via è tagliata a metà dall’Arco de’ Farnesi che avrebbe dovuto congiungere Palazzo Farnese alla Farnesina al di là del Tevere, secondo la volontà di Paolo III che non fu portato a termine e del cui progetto aveva incaricato nel 1540 Michelangelo.

Sulla via troviamo numerose case di interesse storico tra cui la casa dei Farnese (al n. 93) ornata di grifi di stucco e dall’arme di Paolo III, quella di Raffaello che non l’abitò mai (al n.85), il liceo-Ginnasio Virgilio (al n. 38) eretto tra il 1936 e il 1939.

La via ebbe una vita molto vivace scandita anche da fatti tragici e curiosi come quello della mula del protonotario Bosselli, che partorì e la cosa fu giudicata di malaugurio, tanto che gli fu consigliato di dare via l’animale, lui non lo fece ed un giorno nella stessa via Giulia, la mula imbizzarrita lo uccise.

La memoria marmorea di quanto accaduto, è conservata dai Missionari del Cuor di Maria (al n. 131), e vi è così scritto: “Se, conforme al costume antico, mi fossi sbarazzato della mia mula e del figlio della mia mula, forse non sarei sceso tanto presto nella tomba e non sarei oggi citato ad esempio di fatti prodigiosi”.

Le feste che si tenevano in via Giulia furono eccezionali: ad esempio la Fontana del Mascherone gettò vino per tre giorni quando fu nominato Gran Maestro di Malta il nobile Zondadari (1720), che fece lui stesso, a sue spese, ornare la strada illuminandola a giorno, mentre i nobili di Roma vi banchettavano.

Fu questa una delle ultime feste a causa dell’avanzare della modernità, rimanendo comunque una via di suggestiva bellezza.