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Trilussa e il Carnevale

"La Maschera"

"La Maschera" In questo principio d’anno sconvolto dal terremoto di Haiti e con gli immancabili problemi che i Romani, come tutti, si portano dietro cercando di farvi fronte, sicuramente il Carnevale sarà vissuto un po’ in sordina.

Vi proponiamo una poesia di Trilussa, dedicata al Carnevale, in cui la parvenza di allegria si scopre densa di malinconia.

La Maschera

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io! / E ancora tengo er grugno de cartone / che servì p’annisconne quello mio. / Sta da vent’anni sopra un credenzone / quela Maschera buffa, ch’è restata / sempre co’ la medesima espressione, / sempre co’ la medesima risata. / Una vorta je chiesi: E come fai / a conservà lo stesso bon umore / puro ne li momenti der dolore, / puro quanno me trovo fra li guai? / Felice te, che nun te cambi mai! / Felice te, che vivi senza core! / La Maschera rispose: E tu che / piagni / che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni / che la gente dirà: Povero diavolo, / te compatisco… me dispiace assai… / Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo! / Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso: / e se te pija la malinconia / coprete er viso co’ la faccia mia / così la gente nun se scoccerà… / D’allora in poi nascónno li dolori / de dietro a un’allegia de cartapista / e passo per un celebre egoista / che se ne frega de l’umanità! //