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Origini del Carnevale Romano

"Lo sfarzo e la fine del Carnevale nell'antica Roma"

"Luci e colori di Carnevale " Nell’antica Roma il Carnevale si festeggiava con il “Ludus carnelevarii” che era una caccia agli animali selvatici, nella zona di Testaccio in prossimità di quello che si pensava fosse il sepolcro di Remo: era una rievocazione dell’atto cruento (l’uccisione di Romolo da parte del fratello) che aveva dato origine alla nascita di Roma; dalla fonte ecclesiastica è stato interpretato come un atto di liberazione dai propri peccati che si raffigurano negli animali selvatici.

In seguito il Carnevale venne rappresentato dall’aristocrazia romana con sfilate di carri allegorici che rappresentavano la storia degli antenati.

"Cavallo" Al ritorno dei Papi che erano stati esiliati ad Avignone, il Carnevale venne riformato soprattutto per opera di Papa Paolo II, celebre la “Corsa dei Berberi” in cui i cavalli correvano senza fantino e purtroppo, nella loro corsa sfrenata, procurarono vari morti; sotto il pontificato di Giulio II e Paolo III, le corse dei cavalli continuarono; ma furono aggiunte le sfilate di carri che rappresentavano il Carnevale con enormi statue fatte di cartapesta.

Quando i papi non ebbero più il prestigio di cui godevano, anche il Carnevale si smorzò a causa di disordini interni, ma soprattutto della carestia, si vedevano solo rare maschere frutto dell’improvvisazione del popolo; ma nel frattempo si faceva spazio lo spettacolo con i comici.

Nel ‘600 in occasione di feste nobiliari, il Carnevale viene riportato alla ribalta con grandiose mascherate.

Nei secoli a seguire la festa del Carnevale ebbe vari mutamenti, fra danze popolari e carri allegorici allestiti dal potere dominante nei vari periodi storici.

Le corse dei cavalli, dopo molteplici incidenti, vennero vietate per sempre nell’anno 1883 e forse è proprio da quella data che si può definire finito lo sfarzo del Carnevale Romano.