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Bruto primo Console di Roma

L'assassino di Gaio Giulio Cesare

Busto di Bruto Quando Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, venne cacciato i Romani non vollero più saperne di avere dei re, pertanto nominarono due magistrati (consoli) e fu così instaurata la Repubblica.

I primi due consoli furono Bruto e Collatino.

Secondo quanto la storia ci tramanda Bruto (Marco Giunio Bruto Cepione) era figlio del tribuno della plebe Marco Giunio Bruto e di Servilia Cepione (amante di Giulio Cesare, tanto che alcune fonti indicano probabile che Cesare fosse suo padre; ma Cesare alla nascita di Bruto aveva quindici anni).

Nel 77 a.C. suo padre venne assassinato e Quinto Servilio Cepione, zio di Bruto, lo adottò Bruto aggiunse così il suo cognome al proprio nome.

Divenne ricco praticando l’usura durante la sua carriera politica quale assistente di Catone, governatore di Cipro.

Giulio Cesare In senato, Bruto si schierò con gli Ottimati (la fazione conservatrice) contro il Primo Triumvirato di Crasso, Pompeo (da lui odiato in quanto artefice dell’assassinio del padre) e Cesare.

Nel 49 a.C. scoppiò la guerra civile fra Pompeo e Cesare, Bruto si alleò con il suo vecchio nemico Pompeo, divenuto nel frattempo il capo degli Ottimati.

La battaglia di Farsalo fu una sconfitta e Bruto scrisse a Cesare per scusarsi ricevendone il perdono tanto che questi lo nominò governatore della Gallia e l’anno seguente pretore (45 a.C.).
Cesare era molto affezionato a Bruto e stimava le sue opinioni; ma Bruto, come altri senatori, non era soddisfatto per lo stato della Repubblica.

Cesare nominato dittatore a vita, stava approvando una legislazione per poter avere il potere nelle proprie mani.

Con il cognato Cassio ed altri, Bruto ordì la sua cospirazione contro Cesare.

Alle Idi di marzo del 44 a.C. (15 marzo secondo il calendario romano), Cesare fu accerchiato da un gruppo di senatori, tra i quali era Bruto e venne assassinato sui gradini del Teatro di Pompeo.

La vicenda in seguito ispirò il Giulio Cesare di William Shakespeare, in cui il dittatore si rivolge a Bruto con le famose parole: “Et tu Brute?” (”Anche tu, Bruto?”), da cui nacque la più conosciuta e poetica traduzione “Tu quoque, Brute, fili mi! “.

Marco Antonio, morto Cesare, divenne capo dello stato; ma il popolo aveva amato Cesare e Bruto e gli altri, che con lui avevano cospirato, furono costretti a fuggire in Oriente.

Antonio e Cesare Ottaviano, di cui era figlio adottivo, decisero di inseguire lui e Cassio per cercare vendetta e il 3 ottobre del 42 a.C. ci fu la prima battaglia di Filippi in cui Bruto vinse; ma la seconda battaglia del 23 ottobre, vide la sconfitta di Bruto che, avendo ricevuto in sogno da un fantasma la fatidica frase “Ci vediamo a Filippi”, nonostante gli amici lo esortassero a fuggire, non lo fece e disse loro queste parole: “Fuga, sì, ma questa volta con le mani, non con i piedi” e si uccise.