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La Domus Aurea il Palazzo dell'Imperatore Nerone

La Cupola girevole nella sala dei banchetti ritrovata nel 2009

La Domus Aurea

Dopo il terribile incendio che devastò Roma nel 64, l’imperatore Nerone fece costruire un grande palazzo la Domus Aurea (Casa Dorata).

L’edificio venne costruito in mattoni negli anni tra l’incendio e il successivo suicidio di Nerone nel 68; era un palazzo eccentrico con rivestimenti in oro (da cui prese il nome), pietre preziose e lamine d’avorio negli stucchi dei soffitti.

La sua estensione superava i 250 ettari e comprendeva il Palatino, le pendici dell’Esquilino e parte del Celio.

Padiglioni per le feste e giardini con boschi e vigne, occupavano la maggior parte della superficie, vi era anche un laghetto su cui successivamente venne edificato il Colosseo.

Nerone ordinò anche una colossale statua in bronzo di 37 metri che lo riproduceva con l’abito del dio-sole romano Apollo, il Colossus Neronis, che venne posto di fronte all’entrata principale del palazzo sul Palatino.

Entrata nella Domus Aurea Ciò che restava al di sotto delle successive terme di Traiano sul colle Oppio era sostanzialmente una villa per feste, con 300 stanze e senza camere da letto né cucine o latrine; le camere rivestite di marmo erano composte di nicchie e incavi semicircolari, sovrastati da una semicupola, che servivano come apertura in una parete interna (esedre) per concentrare o disperdere la luce del sole; sui vari piani vi erano piscine e fontane nei corridoi.

Nerone fece collocare i mosaici, che precedentemente erano riservati ai pavimenti, sui soffitti a volta; tecnica imitata in seguito nell’arte cristiana per decorare molte chiese di Roma, Ravenna, Costantinopoli e della Sicilia.

Gli architetti Celere e Severo avevano anche creato un ingegnoso meccanismo, mosso da schiavi, che faceva ruotare di giorno e di notte il soffitto della cupola dove si facevano i banchetti (coenatio rotunda), mentre veniva spruzzato profumo e petali di rosa cadevano di continuo sui partecipanti al banchetto.

Questa cupola, che sembrava appartenere soltanto ad una leggenda, è stata effettivamente ritrovata sul Palatino dagli archeologi durante degli scavi effettuati nel 2009.

Resti della Domus Aurea Nerone fece collocare i mosaici, che precedentemente erano riservati ai pavimenti, sui soffitti a volta; tecnica imitata in seguito nell’arte cristiana per decorare molte chiese di Roma, Ravenna, Costantinopoli e della Sicilia.

Gli affreschi ricoprivano ogni superficie, identificati solo quelli che sono opera del pittore Fabullo la cui tecnica è dotata di unità straordinaria e delicatezza di esecuzione.

Alla morte di Nerone, il terreno della Domus Aurea venne restituito dai successivi imperatori al popolo di Roma e negli anni a seguire il palazzo venne spogliato dei suoi rivestimenti preziosi e nel 79 d.C. Vespasiano utilizzò lo spazio in cui era stato scavato il lago artificiale per costruire l’ Anfiteatro Flavio.