Tra i poeti romani più illustri e conosciuti troviamo anche Cesare Pascarella nato a Roma il 28 aprile del 1858.
I genitori lo avevano messo in seminario a Frascati per studiare, ma scappò via; i suoi studi proseguirono all’Istituto di Belle arti, ma gli studi accademici non lo interessavano era la vita artistico-mondana della città che lo attirava nel suo vortice.
E in quel vortice carico di nuove idee, di progetti, di inquietudini, egli appena ventenne vi entrò iniziando a frequentare gli artisti che facevano parte della mondanità ed avevano idee innovatrici, con essi si ritrovava al Caffè Greco di via Condotti, collaborò con la Cronaca bizantina e successivamente con il Fanfulla della domenica, che pubblicarono i suoi primi scritti.
Nel 1882 andò in Sardegna con D’Annunzio e Scarfoglio con l’intento di scoprire un mondo che in quel tempo era considerato antico e misterioso.
I suoi viaggi lo portarono in India, Giappone, Stati Uniti, Cina, Argentina, Uruguay, annotando pensieri e disegni.
Ma è intimamente legato alla sua città, Roma è il luogo preferito narrato in quasi tutte le sue opere. ed in essa abita e vive in Campo Marzio.
Tuttavia l’uomo è profondamente legato alla sua città, scenario privilegiato di molte sue opere, e abitò per tutta la vita nel rione di Campo Marzio.
Nel 1886 pubblica “Villa Gloria” 25 sonetti che rievocano il tentativo dei Fratelli Cairoli di liberare Roma che si concluse crudelmente con lo scontro di villa Glori; il suo lavoro più conosciuto è “La scoperta de l’America” che risale al 1894: i “Sonetti”, del 1904, raccolgono le sue opere dal 1881.
Verso il 1911, viene colpito da sordità che unita ad una sua particolare inclinazione alla solitudine, portano Pascarella ad allontanarsi del tutto dalla mondanità letteraria romana.
Prosegue il suo lavoro con ”Storia nostra”, poema che rifiuterà di pubblicare e resterà incompiuto, solo nel 1941 usciranno postumi 267 sonetti dei 350 previsti.
I contatti con gli amici continuano attraverso scambi di foglietti sui quali il suo interlocutore scrive domande o osservazioni a cui il poeta risponde solo se la domanda gli piace.
Nel 1930 è nominato accademico di’Italia (la Reale Accademia d’Italia nasce nel 1926 con il compito di aiutare il regime fascista a stringere rapporti con le forze culturali) e nonostante la sordità e la asocialità in aumento, partecipa con costanza alle riunioni alla Farnesina.
Solo, muore a Roma l’8 maggio del 1940.
L’Accademia dei Lincei acquisterà le sue carte, la biblioteca (stampati antichi e moderni), quadri e disegni.
Foto: www.ciociari.com

Er Cicerò








