Questo sito contribuisce alla audience di

Ricordi romani: Osterie e Fraschette

Quando il vino diventava canzone e poesia

Osteria

Nella Roma di tanti anni fa, quando il vino la faceva un po’ da padrone nella semplicità delle osterie della città e nelle fraschette dei Castelli Romani, dove si riunivano sia le famiglie a consumare pasti, sia gli anziani a giocare a carte e naturalmente a bere, era uso chiedere la quantità del vino che si desiderava con parole tradizionali tipiche romane: tubbo per indicare un litro, fojetta ½ litro, quartino ¼ di litro, chierichetto 1/5 di litro, sospiro 1/10 di litro.

Vino Ora queste parole sono completamente andate in disuso e dimenticate, con loro è sparita anche la semplicità di accontentarsi delle piccole cose del vivere quotidiano, l’allegria di riunirsi in quei luoghi ora quasi del tutto scomparsi, o anche se ne conservano il nome non hanno più le caratteristiche per cui erano nate.

Il vino era così importante e gustoso tanto che ne parla anche la famosa canzone del 1926 di Franco Silvestri Nannì, Nannì (Na gita a lì Castelli) cantata anche da Ettore Petrolini, Claudio Villa, Alvaro Amici, Gabriella Ferri e tanti altri.

Tante sono anche le poesie dedicate da Giuseppe Gioacchino Belli (Roma, 7 settembre 1791-Roma, 21 dicembre 1863) a questo dolce nettare; ne ricordiamo una scritta nel 1831:

Er vino

Bottiglia di vino Er vino è ssempre vino, Lutucarda: / Indove vòi trovà ppiù mmejjo cosa? / Ma gguarda cqui ssi cche ccolore!, guarda! / Nun pare un’ambra? senza un fir de posa! / Questo t’aridà fforza, t’ariscarda, Te fa vvienì la vojja d’èsse sposa: / E vva’, si mmaggni ‘na quajja-lommarda, / Un goccetto e arifai bbocc’odorosa. / È bbono assciutto, dorce, tonnarello, / Solo e ccor pane in zuppa, e, ssi è ssincero, / Te se confà a lo stommico e ar ciarvello. / È bbono bbianco, è bbono rosso e nnero; / De Ggenzano, d’Orvieto e Vviggnanello: / Ma l’este-este è un paradiso vero! //