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Enrico Toti: l'Eroe in bicicletta

Un Eroe della Prima Guerra Mondiale che scagliò la propria gruccia contro il nemico

Monumento ad Enrico Toti

Il 20 agosto del 1882 nasce a Roma Enrico Toti.

Giovanissimo (1897) si imbarcò come mozzo sulla nave Ettore Fieramosca, poi sulla corazzata Emanuele Filiberto ed in seguito sull’incrociatore Coatit (navi classificate come esploratori).

All’epoca i mari erano solcati anche dai pirati e nel 1904 Toti venne coinvolto in uno scontro sul Mar Rosso.

Nel 1905 venne assunto come fuochista nelle Ferrovie dello Stato e nel 1908 mentre stava lubrificando una locomotiva a Colleferro, che doveva anche agganciarsi ad una doppia locomotiva, proprio a causa dello spostamento delle locomotive stesse, Toti perse l’equilibrio e la sua gamba sinistra venne incastrata e stritolata dagli ingranaggi in movimento.

L’arto purtroppo dovette essere amputato fino al bacino.

Non potendo più proseguire con il lavoro si dedicò ad altre attività tra cui piccole invenzioni che si trovano a Roma presso il Museo Storico dei Bersaglieri situato all’interno di Porta Pia che conserva cimeli, documentazioni e ricordi relativi alle campagne del Corpo dei Bersaglieri, tra cui armi, uniformi, ritratti e medaglie al valore collettivo assegnate ai reparti dei bersaglieri fino ad oggi; il museo venne inaugurato il 18 giugno del 1904.

Sorretto da una grande forza di volontà nel 1911, pedalando in bicicletta con una gamba sola, raggiunse varie località: Parigi, il Belgio, l’Olanda, la Danimarca, fino a raggiungere la lontana Finlandia e la Lapponia e proseguì ancora verso la Russia e la Polonia, il suo rientro in Italia avvenne nel giugno del 1912.

Ma la sua impresa non era terminata l’anno successivo partì nuovamente in bicicletta: da Alessandria d’Egitto raggiunse il confine con il Sudan, ma le autorità inglesi, giudicando pericoloso il percorso, lo obbligarono a porre termine al viaggio e lo rimandarono al Cairo da dove fece ritorno in Italia.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia, che precedentemente si era dichiarata neutrale, dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio del 1915 e alla Germania quindici mesi più tardi; Enrico Toti voleva arruolarsi, ma tutte le sue domande furono respinte, decise quindi di raggiungere ugualmente il fronte in bicicletta arrivando nella località di Cervignano del Friuli, dove venne accettato come volontario civile e destinato ai “servizi non attivi”: ma fermato dai carabinieri di Monfalcone fu costretto da questi a tornare alla vita usuale.

Solo nel 1916, in seguito all’interessamento del Duca d’Aosta, venne destinato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli come volontario civile nella brigata “Acqui”, riuscì ad ottenere il trasferimento nei bersaglieri ciclisti dove ottenne l’elmetto da bersagliere e le stellette.

Nella battaglia dell’Isonzo del 1916 che decise la presa di Gorizia, Enrico Toti mentre stava svolgendo un attacco ad est di Monfalcone con il suo reparto, venne colpito dal nemico ed egli eroicamente scagliò la propria gruccia verso l’avversario, sembra gridando “Io non muoio!”, poi venne colpito a morte: era il 6 agosto del 1916.

Venne poi decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare il 4 dicembre del 1916 con la seguente motivazione: “Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d’arme dell’aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all’occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell’anima altamente italiana. Monfalcone,6 agosto 1916.”

La sua salma venne traslata a Roma il 21 maggio del 1922 e in sua memoria la città gli dedicò un monumento che si trova nei giardini del Pincio.