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Superstizioni e credenze nella leggenda romana

Il malocchio e come scongiurarlo

Occhi Il popolo romano ha collegato, così come ci tramanda la storia e la leggenda legata ai pregiudizi e alle credenze antiche, gli esiti negativi del loro vivere quotidiano al malocchio che sembra derivi, sempre secondo la credenza, da uno sguardo cupo e deciso oppure da una lode che pronunciata può lo stesso sortire gli effetti negativi.

Queste frasi in dialetto romanesco spiegano come non farsi colpire dal malocchio:

Corno rosso “Contro er malocchio, bisogna portà addosso la mollica der pane, er sale, o li cornetti de corallo, specialmente quelli trovati pe’ strada o che ve so’ stati arigalati”.

“E quanno quarcuno ve dice: “Come ve sete rimesso bene!”, “Come state in salute!”, o altre frasi del genere, bisogna fa’ lì scongiuri, perché po’ esse che ve lo dichi solo pe’ l’invidia”.

Farfalla Altre frasi sono legate alle visite che riceviamo o che facciamo:

“Vedesse girà intorno un moscone o anche na’ farfalla, è segno de’ quarche nova o de’ quarche visita”.

Sedie “Quanno se va’ a fa’ visita a quarchiduno, nun bisogna mai rimette la sedia ar posto indove stava, s’innò po’ esse che in quella casa nun ce’ aritorni più.”

Tante altre frasi dialettali sono legate alle varie attività svolte nella vita di tutti i giorni, ma di queste parleremo in seguito.

Naturalmente prendiamo tutto con allegria e sorridiamo un po’ delle nostre superstizioni: “Non è vero… ma ci credo”, proprio come nella commedia del 1942, scritta da Peppino De Filippo (Giuseppe De Filippo, Napoli, 24 agosto 1903-Roma, 26 gennaio 1980).