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Chiesa di San Carlo ai Catinari

Ricca di decorazioni pittoriche, conserva i sacri resti della martire Santa Febronia

Facciata Chiesa di San Carlo ai Catinari Sulla Piazza Benedetto Cairoli è la chiesa di San Carlo ai Catinari (o chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari).

Anticamente nel XII secolo al suo posto era collocata una piccola chiesa chiamata “San Biagio” che, nel 1575, venne donata da papa Gregorio XIII (Ugo Buoncompagni Bologna, 7 gennaio 1502-Roma, 10 aprile 1585, 226° papa dal 14 maggio 1572 alla morte) ai Chierici Regolari di San Paolo (istituto religioso maschile di diritto pontificio) conosciuti come Barnabiti, è uno dei più antichi ordini di chierici regolari formatosi alla vigilia del Concilio di Trento (XIX Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, aperto da papa Paolo III nel 1545 e chiuso nel 1563, con esso si definì la riforma della Chiesa e la reazione alle dottrine del calvinismo e luteranesimo).

La chiesa venne abbattuta nel 1617 per fare spazio al convento dei Chierici Regolari Teatini della chiesa di Sant’Andrea della Valle, i padri che vi dimoravano furono trasferiti nell’attuale chiesa che già era in costruzione e, per ricordare la piccola chiesa distrutta, prese il nome dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari.

Del progetto della nuova chiesa venne incaricato nel 1612 l’architetto Rosato Rosati (1559-1622) e venne consacrata a Carlo Borromeo (Arona, 2 ottobre 1538-Milano, 3 novembre 1584, canonizzato nel 1610 da papa Paolo V) arcivescovo e cardinale, in quanto era stato benefattore dell’ordine religioso.

La chiesa venne consacrata nel 1722 sotto il pontificato di Papa Clemente XII (Lorenzo Corsini; Firenze, 7 aprile 1652-Roma, 6 febbraio 1740, 246° vescovo di Roma e papa della dal 1730 alla sua morte).

La chiesa si presenta in stile barocco, la facciata è opera dell’architetto Giovanni Battista Soria (1581/22 novembre 1651) è in travertino con tre portali d’ingresso, in alto si nota un balcone collocato tra due finestre cieche.

Cupola di San Carlo ai Catinari L’interno si presenta a croce greca allungata, la cupola al centro venne dipinta con le quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza) tra il 1627 e il 1630 dal Domenichino (Domenico Zampieri; Bologna, 21 ottobre 1581-Napoli, 6 aprile 1641).

La cupola per la sua grandezza, è la terza appartenente alla Roma antica, nel XX secolo furono costruite due chiese nella zona EUR e le rispettive cupole, sono più grandi di quella di San Carlo ai Catinari.

Nella chiesa sono conservate i resti sacri di Santa Febronia (Nisibis, IV secolo-Nisibis, IV secolo) che subì forse uno dei più terribili martiri sotto l’Imperatore Diocleziano (Gaio Aurelio Valerio Diocleziano; Salona, 22 dicembre 244-Spalato, 3 dicembre 311) essendosi rifiutata di sposare Lisimaco nipote del giudice.

Vari affreschi sono visibili nella Chiesa tra cui l’Annunciazione di Giovanni Gaspare Lanfranco (Parma, 26 gennaio 1582-Roma, 30 novembre 1647) opera risalente al 1624; Santa Cecilia di Antonio Gherardi (Rieti, 20 settembre 1638-Roma, 10 maggio 1702) l’altare maggiore è opera dell’architetto Martino Longhi il Giovane (Roma, 1602-Viggiù, 1660).

1^ Foto: it.wikipedia.org

2^ Foto: www.tesoridiroma.net