Questo sito contribuisce alla audience di

La Viggija de Natale

Giuseppe Gioacchino Belli con ironia parla della Vigilia del Natale (forse un monito per meditare)

Roma antica - La Vigilia di Natale

Con la sua consueta ironia Giuseppe Gioacchino Belli scrisse in data 30 novembre 1832, una poesia che parla della Vigilia di Natale, forse voleva farci riflettere sul nostro modo di travisare la festività natalizia, togliendole il vero significato per ridimensionarla a pura festa di pranzi e regali, quasi che fosse una festa pagana e non spirituale e cristiana.

La víggija de Natale

Ustacchio, la víggija de Natale

tu mettete de guardia sur portone

de quarche monzignore o cardinale,

e vedrai entrà sta prícissione.

Torroni Mo entra una cassetta de torrone,

mo entra un barilozzo de caviale,

mo er porco, mo er pollastro, mo er cappone,

e mo er fiasco de vino padronale.

Poi entra er gallinaccio, poi l’abbacchio,

Fiasco di vino l’oliva dorce, er pesce de

Fojano,

l’ojo, er tonno, l’anguilla de Comacchio.

Insomma, insino a notte, a mano a mano,

tu lì t’accorgerai, padron Ustacchio,

quant’è ddivoto er popolo romano.

Questa è la poesia del Belli, ora tocca a noi riflettere sulle sue parole e guardare con occhi nuovi alle festività che ci attendono.

1^ Foto: blog.libero.it

2^ Foto: www.pasticcierinapoletani.it

3^ Foto: www.cialombardia.org