Carnevale e le Maschere Romane

Le maschere romane nate quasi per caso e dimenticate

Carnevale

In attesa del Carnevale diamo uno sguardo alle antiche maschere romane: Cassandrino; Don Pasquale; il Generale La Rocca; Meo Patacca e, il più celebre fra tutti, Rugantino.

Tutte queste maschere non sono celebri come quelle di altre città, ma hanno nei secoli evidenziato in modo spassoso e farsesco i lati più caratteristici delle persone del popolo e della nobiltà romana con i loro difetti e la loro onestà.

Maschera di Cassandrino Cassandrino

Non si conosce la data esatta di quando sia nata la maschera di Cassandrino si fa riferimento al XIX secolo.

E’ rappresentato vestito con una giacca a coda di rondine, i pantaloni hanno un colore più chiaro e le scarpe sono con la fibbia; sulla testa una parrucca con cappello a tricorno; quando parla la sua voce è nasale.

Nella vita la sua origine è nobile ed è padre di famiglia; ma diviene un borghese sprovveduto che si lascia facilmente raggirare sia dalle figlie che da qualsiasi donna.

Si fa portavoce di tutte le lamentale avanzate dal popolo particolarmente verso il Papa.

Don Pasquale

Il vero nome di questa maschera è Don Pasquale de’ Bisognosi, ma egli stesso detesta questo nome perché lo ritiene esagerato e popolare, addirittura volgare per lui che appartiene alla nobiltà.

I suoi abiti sono una veste a palandrana di notevole fattura, calzoni al ginocchio, scarpe con fibbia molto lucide e sul capo una parrucca grigia; ama essere sempre vestito bene ed avere il viso incipriato.

La sua intenzione è quella di convolare a nuove nozze; ma tutte le sue disavventure riescono unicamente a farlo ritrovare solo e schernito dalla servitù.

Generale Mannaggia La Rocca Generale Mannaggia la Rocca

Un venditore di stracci Luigi Guidi, inventò questa maschera nel 1897, la sua figura era un po’ simile a Capitan Spaventa, comandante di un esercito che in pratica non esisteva o si componeva unicamente di accattoni, raccontava sempre le sue audaci imprese che in effetti non aveva mai compiuto e nel periodo di Carnevale era solito montare un asino o un cavallo molto vecchio tanto da suscitare ancora di più la comune ilarità.

Quando raccontava le sue fandonie in pubblico, vi era un continuo botta e risposta fra lui e i convenuti che assistevano allo spettacolo, tanto che si raggiungeva una perfetta spensieratezza unita all’allegria.

Ma quando il suo inventore Luigi Guidi morì, la maschera venne pian piano definitivamente dimenticata.

Meo Patacca Meo Patacca

Tipica maschera romana che più di altre rappresenta, insieme a Rugantino, il carattere del popolo che anticamente abitava il quartiere di Trastevere, un carattere indolente, fiero e sfrontato portato facilmente alle risse.

Il suo nome deriva da “Patacca” una misera paga che anticamente prendevano i soldati.

Indossa calzoni stretti sopra il ginocchio con dei legacci, la giacca è di velluto, una sciarpa di colore vistoso ed una retina sulla testa completano l’abbigliamento; ha sempre con sé un coltello che usa quando, a suo giudizio, deve farsi giustizia subito e da solo.

Nel teatro lo vediamo interpretare il ruolo del popolano attaccabrighe, facile sicuramente alla rissa; ma affronta i suoi scontri indubbiamente non da vigliacco ma con valore e sentimento cavalleresco.

Questa maschera divenne famosa a seguito di un poema in dialetto romanesco di Giuseppe Berneri (1637-1710) risalente al 1695 “Roma in feste ne i Trionfi di Vienna”.

Per la maschera di Rugantino collegatevi al seguente sito: Rugantino

1^ Foto: www.maestragemma.com

2^ Foto: www.collezionemariasignorelli.it

3^ Foto: www.eosrivista.com

4^ Foto: it.wikipedia.org

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