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Elena di Savoia

Ricordo di una regina che non voleva la guerra e venne amata dal popolo

Elena di Savoia La principessa Elena del Montenegro dopo il matrimonio conosciuta come Elena di Savoia (Jelena Petrović Njegoš; Cettigne, 8 gennaio 1873-Montpellier, 28 novembre 1952), era figlia del re Nicola I del Montenegro (Mirkov Petrović-Njegoš; Njeguši, 7 ottobre 1841-Montpellier, 1° marzo del 1921) primo re e fondatore del Regno del Montenegro e di Milena Vukotić (Cettigne, 22 aprile 1847-Antibes, 16 marzo 1923) prima regina del Montenegro.

Elena di Savoia divenne la seconda regina d’Italia in quanto consorte di Vittorio Emanuele III (Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia; Napoli, 11 novembre 1869-Alessandria d’Egitto, 28 dicembre 1947: re d’Italia dal 1900 al 1946, imperatore d’Etiopia dal 1936 al 1943 e re d’Albania dal 1939 al 1943. Abdicò il 9 maggio 1946 in favore del figlio Umberto II) e madre di Umberto II (Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia; Racconigi, 15 settembre 1904-Ginevra, 18 marzo 1983, re d’Italia dal 9 maggio al 18 giugno del 1946 proprio per questo breve periodo di regno venne soprannominato “Re di maggio”).

Vittorio Emanuele III Incontrò Vittorio Emanuele III al Teatro La Fenice di Venezia mentre era in corso l’Esposizione Internazionale d’Arte.

Si innamorarono e dopo essersi incontrati di nuovo in Russia, Vittorio Emanuele la chiesa ufficialmente in sposa al padre di Elena che per poterlo sposare, essendo di religione ortodossa, si convertì alla fede cattolica.

Il matrimonio fu celebrato a Roma il 24 ottobre del 1896: la cerimonia civile si tenne al Quirinale, quella religiosa in Santa Maria degli Angeli.

La sposa aveva posato sul capo un velo intrecciato con fili d’argento che raffiguravano migliaia di margherite.

Poiché il matrimonio veniva celebrato in seguito alla sconfitta di Adua, non fu lussuoso e non erano presenti reali stranieri tra gli invitati.

Idealista e sensibile la regina Elena non si occupò mai di questioni attinenti alla politica, si dedicò ad iniziative di carità e di assistenza conquistando così la simpatia e l’amore del popolo.

Ebbe cinque figli: Iolanda Margherita di Savoia (Iolanda Margherita Milena Elisabetta Romana Maria di Savoia; Roma, 1° giugno 1901-Roma, 16 ottobre 1986); Mafalda Maria Elisabetta di Savoia (Roma, 19 novembre 1902-Buchenwald, 28 agosto 1944); Umberto (Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia; Racconigi, 15 settembre 1904-Ginevra, 18 marzo 1983); Giovanna di Savoia (Giovanna Elisabetta Antonia Romana Maria di Savoia; Roma, 13 novembre 1907-Estoril, 26 febbraio 2000); Maria Francesca di Savoia (Maria Francesca Anna Romana di Savoia; Roma, 26 dicembre 1914-Mandelieu, 7 dicembre 2001).

Vittorio Emanuele salì al trono l’11 agosto del 1900, in seguito all’assassinio del padre e di conseguenza Elena divenne Regina d’Italia.

Elena durante la prima guerra mondiale non rimase in disparte ma divenne infermiera, per accogliere i feriti tramutò in ospedali il Quirinale e Villa Margherita e alla fine della guerra propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti che si erano accumulati durante il conflitto.

Sovvenzionò opere benefiche a favore di poveri e malati, incoraggiò iniziative per la formazione e l’aggiornamento professionale dei medici e degli operatori sanitari, per la ricerca contro la poliomielite, il morbo di Parkinson e soprattutto contro il cancro.

Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti; Desio, 31 maggio 1857-Città del Vaticano, 10 febbraio 1939, 259° Papa dal 1922 alla sua morte) il 15 aprile del 1937 le assegnò la Rosa d’oro della Cristianità (cerimonia cattolica, istituita dai pontefici, si svolge dall’anno 1096 nella quarta domenica di Quaresima in piazza San Pietro, la rosa d’oro è consegnata a sovrani o a santuari come segno di speciale di distinzione), una delle più considerevoli onorificenze di quel periodo per una donna da parte della Chiesa cattolica.

Nel 1939, a seguito dell’invasione tedesca della Polonia e la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania, Elena inviò una lettera alle sei sovrane delle nazioni europee rimaste neutrali (Danimarca, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia), con l’intenzione di scongiurare all’Europa e al mondo intero l’enorme catastrofe della seconda guerra mondiale.

Nel luglio del 1943 re Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e abbandonò Roma il 9 settembre cercando rifugio a Brindisi insieme ad Elena che lo seguì in quella che in seguito venne chiamata “fuga”.

Mafalda di Savoia Il 23 settembre la figlia Mafalda arrestata dai nazisti venne condotta nel campo di concentramento di Buchenwald (demolito nel 1950, rimasero integri il cancello principale, il forno crematorio, l’ospedale interno, e due torri di guardia) dove morirà nel 1944.

Il 9 maggio del 1946, finita la guerra, Vittorio Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto e andò in esilio ad Alessandria d’Egitto con Elena che gli rimase accanto fino alla sua morte il 28 dicembre del 1947.

Quando scoprì di avere un male incurabile si trasferì a Montpellier (Francia) facendosi operare nel novembre del 1952, non superò il difficile intervento e il 28 novembre si spense.

Venne tumulata, come era suo desiderio, in una comune tomba del cimitero di Montpellier e il viale che conduce al cimitero riporta il suo nome e le è stato dedicato anche un monumento.

Papa Pio XII (Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli; Roma, 2 marzo 1876-Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958, 260° papa dal 1939 alla sua morte; il 19 dicembre 2009, con un decreto firmato da papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile) nel messaggio di condoglianze inviato al figlio Umberto II per la morte di Elena, la definì “Signora della carità benefica”.

Forse è l’unica persona di Casa Savoia che il popolo ricorda con affetto.

Elena entrò anche nell’animo di scrittori, come Antonio Fogazzaro (Vicenza, 25 marzo 1842-Vicenza, 7 marzo 1911) e Luigi Capuana (Mineo, 28 maggio 1839-Catania, 29 novembre 1915) e anche di poeti quali Giovanni Pascoli (Giovanni Placido Agostino Pascoli; San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855-Bologna, 6 aprile 1912) e Gabriele D’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863-Gardone Riviera, 1° marzo 1938) che la commemorò nella IV “Preghiera per l’Avvento” delle “Laudi del Cielo, della Terra e degli Eroi”.

Giacomo Puccini (Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini; Lucca, 22 dicembre 1858-Bruxelles, 29 novembre 1924) dedicò alla regina Elena “Madama Butterfly”.

1^ Foto: monarchico.blogspot.com

2^ Foto: xoomer.virgilio.it

3^ Foto: www.geneall.net