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Lettere d'inizio autunno

Di Jacopo Ortis

Milano, 27 Ottobre

Ti scrissi da Parma; e poi da Milano il dì ch’io ci giunsi: la settimana addietro ti scrissi una lettera lunghissima. Come dunque la tua mi capita sì tarda, e per la via di Toscana d’onde partii sino dai 28 Settembre? mi morde un sospetto: le nostre lettere sono intercette. I governi millantano la sicurezza delle sostanze; ma invadono intanto il secreto, la preziosissima di tutte le proprietà: vietano le tacite querele; e profanano l’asilo sacro che le sventure cercano nel petto dell’amicizia. Sia pure! io mel dovea prevedere: ma que’ loro manigoldi non andranno più a caccia delle nostre parole e de’ nostri pensieri. Troverò compenso perché le nostre lettere d’ora in poi viaggino inviolate.

Tu mi chiedi novelle di Giuseppe Parini: serba la sua generosa fierezza, ma parmi sgomentato dai tempi e dalla vecchiaja. Andandolo a visitare, lo incontrai su la porta delle sue stanze mentre egli strascinavasi per uscire. Mi ravvisò; e fermatosi sul suo bastone, mi posò la mano su la spalla, dicendomi: Tu vieni a rivedere quest’animoso cavallo che si sente nel cuore la superbia della sua bella gioventù; ma che ora stramazza fra via e si rialza soltanto per le battiture della fortuna. - E’ paventa di essere cacciato dalla sua cattedra, e di trovarsi costretto dopo settanta anni di studj e di gloria ad agonizzare elemosinando.

Milano, 11 Novembre

Chiesi la vita di Benvenuto Cellini a un librajo - Non l’abbiamo. Lo richiesi di un altro scrittore; e allora quasi dispettoso mi disse, ch’ei non vendeva libri italiani. La gente civile parla elegantemente francese, e appena intende lo schietto toscano. I pubblici atti e le leggi sono scritte in una cotal lingua bastarda che le ignude frasi suggellano la ignoranza e la servitù di chi le detta. I Demosteni Cisalpini disputarono caldamente nel loro senato per esiliare con sentenza capitale dalla repubblica la lingua greca e la latina. S’è creata una legge che avea l’unico fine di sbandire da ogni impiego il matematico Gregorio Fontana, e Vincenzo Monti, poeta; non so cos’abbiano scritto contro alla Libertà, prima che fosse discesa a prostituirsi in Italia; so che sono presti a scrivere anche per essa. E quale pur fosse la loro colpa, la ingiustizia della punizione li assolve, e la solennità d’una legge creata per due soli individui accresce la loro celebrità. - Chiesi ov’erano le sale de’ Consiglj Legislativi: pochi m’intesero; pochissimi mi risposero; e niuno seppe insegnarmi.

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