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Terroni

Recensione all''ultimo libro di Pino Aprile

Nel 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, l’ultimo libro di Pino Aprile appare decisamente come un momento di riflessione, su tutto quanto il processo risorgimentale culminato con l’unificazione della penisola.
Si tratta evidentemente di una descrizione coraggiosa nonché documentata di quello che gli italiani fecero a se stessi, del perché a centocinquant’anni dall’Unità di Italia la differenza tra Nord e Sud si sia addirittura accentuata, marcando tale disuguaglianza in maniera indelebile.

Il Sud è stato sempre arretrato? Come è sorta la questione meridionale? Perchè essa è ancora irrisolta. Ed ancora perchè l’emigrazione dal sud Italia inizia proprio all’indomani dell’Unità? Perchè v’era un importante movimento di resistenza chiamato con eccessiva superficialità: “brigantaggio”?

Il testo analizza il cambiamento sociopolitico di una nazione e che non teme di svelare quelle che sono le realtà scomode, tanto che persino i libri di storia le hanno da sempre taciute. “La costruzione della minorità del sud con stragi e saccheggi e leggi inique è il più grande affare di sempre per il nord”. Un linguaggio provocatorio e altamente professionale sviscera in maniera concreta i vari punti di forza di questa “messa in scena”.

Con non poca enfasi, e senza alcun timore referenziale per la storiografia ufficiale, Aprile dichiara i piemontesi fecero al Sud ciò che i nazisti fecero a Marzabotto, di come nelle rappresaglie si concesse libertà di stupro sulle donne meridionali, e poi ancora di come si incarcerarono i meridionali senza accusa e senza condanna, di come l’Italia unificata impose tasse aggiuntive ai meridionali.

Per riflettere ed imparare quanto le fonti ufficiali non raccontano. Oltre le ragioni del secessionismo richiesto da taluni partiti politici.

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