Questo sito contribuisce alla audience di

IL ROMA SEVEN CRESCE... VERSO IL CIRCUITO IRB?

Il rugby italiano nella sua evoluzione necessità di una nuova vetrina internazionale. Ecco una proposta.

Da tempo si parla dell’organizzazione di una tappa italiana del circuito internazionale di rugby a 7 patrocinato dall’International Rugby Board (IRB). Il calendario della stagione 2005/2006 ha visto l’organizzazione di 8 tornei: Dubai, George, Wellington, Los Angeles, Hong Kong, Singapore, Parigi, Londra.

In questo elenco sicuramente una piazza come Roma costituirebbe un momento importante per il rugby italiano ma prima occorre cambiare l’approccio della FIR nei confronti del rugby a 7.

Il primo passo dovrà essere quello di un impegno costante nel circuito internazionale onde evitare debacle imbarazzanti come contro la Cina durante lo scorso torneo di Hong Kong.

Il rugby a 7 è quanto mai sport di squadra dove le individualità servono per concludere le azioni ma la costruzione nasce da un forte affiatamento tra i componenti e da schemi collaudati.

Non si può improvvisare la partecipazione a un torneo internazionale con giocatori che si incontrano e allenano insieme tre giorni prima del calcio d’inizio un paio di volte l’anno. Occorre creare un gruppo con una preparazione atletica adeguata e partecipare a quanti più tornei possibile.

Il secondo passo sarà quello di aiutare il Roma Seven a crescere e migliorare per raggiungere gli standard internazionali anche in fatto di accoglienza e ospitalità. In questo modo sarà possibile presentare una candidatura credibile all’IRB, sempre che gli organizzatori intendano affrontare un salto di categoria.

Personalmente ambiremmo ad avere Nuova Zelanda, Fiji, Samoa e altri affascinanti interpreti del rugby a 7 a cadenza annuale in Italia in una cornice come lo stadio dei marmi.

Ricordiamoci che il rugby a 7 e il Touch rugby, che come regole si assomigliano molto, sono tra i maggiori propulsori della diffusione del nostro sport in nazioni come l’Australia e gli Stati Uniti.

Una realtà del genere farebbe del bene non solo al rugby in generale ma anche alla raccolta di sponsor in considerazione dell’alta spettacolarità e l’appeal televisivo di questa tipologia di manifestazioni.

Link correlati