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Rugby fisico versus Rugby tecnico... l'Union abbraccia il League?

Un ostacolo alla formazione di grandi giocatori nel nostro Paese può essere rappresentato dalla strana tendenza che sta, lentamente (ma neanche troppo), invadendo i campi giovanili: da un po’ di[...]

rugby pilone accecatoUn ostacolo alla formazione di grandi giocatori nel nostro Paese può essere rappresentato dalla strana tendenza che sta, lentamente (ma neanche troppo), invadendo i campi giovanili:
da un po’ di anni ormai, infatti, sembrerebbe che la tecnica stia cedendo il posto ad un rugby solo fisico che, a medio-lungo termine, non paga.

Tanti giovani che si avvicinano al rugby vengono “messi da parte” perché si preferiscono loro altri giovani con fisici più possenti e maggiore potenza, dimenticando che il rugby non può essere solo uno sport fisico, non lo è mai stato (ed in altri Paesi, ben più forti di noi, non lo è tutt’ora).

Questa folle tendenza, frutto di una nuova scuola di allenatori (pur senza generalizzare) mette in campo la prestanza fisica, relegando la tecnica ad un ruolo marginale.
Ma, obiettivamente, a che servono un mediano di mischia o un mediano di apertura di un metro e ottantacinque per 95 kg, se poi l’uno manca totalmente di visione di gioco ed il secondo non riesce neppure a calciare tra i pali da posizione centrata?

Il rischio è, verosimilmente, che anche i fondamentali vengano presto accantonati, e questo sarebbe la rovina del nostro sport.

Chi ha presente un allenatore della “vecchia scuola” o chi ha una memoria sufficientemente sviluppata (non serve molto, basta risalire agli anni Novanta), ricorderà come i fondamentali, nello specifico il placcaggio, il passaggio e il calcio, ricoprissero il ruolo centrale nell’allenamento.
Nessun giocatore può ovviare col fisico alle lacune nei fondamentali…

Ebbene, oggi le cose sembrano un tantino diverse. Troppi allenatori considerano come centrale nell’allenamento la “partitella” (utile in un contesto più ampio, ma insufficiente se non saldata con ripetizione quasi maniacale dei fondamentali), che da sola fa emergere più il fisico che la tecnica.
Troppi allenatori raccontano la favola secondo cui “così facendo un giocatore di rugby diventa più completo”… In verità, un giocatore di rugby non sa più fare quel che dovrebbe fare, si rischia di mettere in campo una cozzaglia di giocatori che ricoprono un ruolo solo in linea teorica… è rugby questo?

Servirebbe, a questi allenatori, ricordare nomi come l’ala (o estremo) inglese Robinson (gigante di 173 cm), l’ala gallese Williams (171 cm), o i francesi Mignoni, mediano di mischia di 169 cm, Elissalde, anch’egli mischia di 172 cm, e si potrebbe continuare veramente all’infinito?

Il fisico aiuta, non c’è dubbio, ma scartare giocatori che non sono dei bulldozer avrebbe cancellato tutto l’elenco scritto sopra, oltre a centinaia di altri grandi giocatori del passato, del presente e, almeno fuori dall’Italia, del futuro.
In Italia, forse, tanti giocatori del futuro scompariranno effettivamente.

foto: si ringrazia kontrotempo.it