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La distruzione dei monumenti storici di Mosca -- Seconda parte

In molti quartieri del centro storico gli antichi palazzi vengono distrutti e i residenti trasferiti nelle zone periferiche della città...

I vecchi quartieri di legno del centro di Mosca sono ormai scomparsi.

Qui i bambini non giocano più a rincorrersi nelle viuzze centrali, come una volta. Ora ci sono dei freddi palazzi adibiti ad uso ufficio.

Nell’area circostante via Kuznetsky Most quindici anni fa ci vivevano più di ventimila persone, ora meno di seicento.


La maggior parte dei palazzi storici della zona sono infatti stati demoliti e rimpiazzati da copie più grandi. I vecchi residenti sono stati trasferiti in appartamenti nella squallida periferia della città, anche se per legge avrebbero avuto diritto a ricevere un nuovo appartamento nello stesso quartiere.

Tanti hanno protestato, ma molti, convinti che le proteste non sarebbero servite a niente, si sono rassegnati, hanno fatto i bagagli, e si sono trasferiti in periferia (leggi questo articolo per capire cosa significa vivere nella periferia di Mosca).

Lottare contro le autorità cittadine a Mosca non è cosa semplice. Il sindaco controlla, infatti, tutti i tribunali della città che, a parte rare eccezioni, emettono di solito sentenze a favore del potere cittadino.

Anche negli anni Trenta, sotto Stalin la città ha subito un cambiamento radicale, quando numerosi edifici costruiti prima della rivoluzione sono stati distrutti.

Stalin distruggeva però per ragioni politiche. Il crudele dittatore voleva infatti che a livello architettonico Mosca rappresentasse la magnificenza del regime.

Ora i motivi sono prettamente economici: si distrugge per ricostruire e per avere grossi profitti.

I costruttori pagano grosse bustarelle ai funzionari cittadini per ottenere il permesso di demolire palazzi storici e per ricostruirne degli altri più grandi che poi venderanno a caro prezzo.

Lo stesso sindaco ha la sua bella fetta di guadagno. L’Inteko, ditta leader nell’edilizia a Mosca, appartiene infatti a sua moglie, Yelena Baturina.

La Baturina, secondo le stime del giornale Forbes, ha accumulato una fortuna di 2.9 miliardi di dollari.

E sempre secondo Forbes la consorte del primo cittadino controlla l’undici per cento della produzione del cemento in Russia. Pertanto più si costruisce, più soldi entrano nella tasche della famiglia del sindaco.

L’unico modo per costruire nuovi palazzi in centro è demolire quelli già esistenti. E così molti edifici vengono distrutti e ricostruiti identici, ma in scala più grande, di cemento armato e forniti di ampi parcheggi sotterranei.

Le copie sono delle misere imitazioni dei palazzi precedenti a cui vengono attaccate delle decorazioni in gesso per imitarne lo stile. Il risultato ottenuto è spesso molto pacchiano.

Mosca ha delle regole ben precise per preservare i suoi edifici storici, ma queste vengono ignorate o circuite. Per legge, i palazzi classificati come istoricheskie pamyatniki, o monumenti storici, non potrebbero essere toccati, ma l’ostacolo è facilmente aggirato: i palazzi vengono fatti cadere a pezzi e così il governo locale li può mettere nella lista dei palazzi avariiny, o pericolanti, e questi possono essere distrutti e ricostruiti.

Questo è quello che è successo al negozio Art Decò Voyentorg.

Dove non si può intervenire con la corruzione, gli incendi sono un altro modo per liberarsi di palazzi “scomodi”. Nel 2002 un incendio ha distrutto un palazzo del diciannovesimo secolo della via Pyatnitskaya, uccidendo un senzatetto che vi aveva trovato rifugio per la notte.

Mentre il 14 marzo del 2004, quando arrivavano i primi risultati che attribuivano a Vladimir Putin la sua seconda vittoria elettorale, è scoppiato il violento incendio che ha distrutto il Manezh.

Costruito nel 1817 per commemorare la vittoria russa su Napoleone, l’ex scuola d’equitazione imperiale era il centro d’esposizione più grande del paese e uno dei monumenti più importanti della città.



Progettato da Osip Bove, l’architetto che aveva aiutato a ricostruire la città dopo il grande incendio del 1812, il Manezh era nella lista dei tesori nazionali.

La ricostruzione del magnifico tetto del Manezh è stata fatta in fretta e furia con materiali moderni e inadeguati che hanno cambiato le proporzioni interne dell’edificio.

Oltre ad avere i loro interessi personali, le autorità cittadine credono seriamente che distruggere vecchi edifici per costruirne nuovi serva a migliorare l’estetica della città.

La stessa Baturina ha detto qualche anno fa in un’intervista al quotidiano economico Vedomosti che il lavoro di ricostruzione a Mosca doveva andare avanti altrimenti la città sarebbe diventata così «brutta» come Venezia.

«Onestamente guardo con orrore a Venezia, a quei terribili palazzi con gli intonaci scrostati. È una visione spaventosa», ha detto la Baturina.

Leggi anche la prima parte

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