Questo sito contribuisce alla audience di

Viaggio nei sobborghi di Mosca

Viaggio nella periferia di Mosca, nei cosiddetti microraiony, o quei quartieri dormitorio fatti di palazzi tutti uguali, costruiti uno accanto all’altro per non sprecare neanche un centimetro di prezioso terreno.

Con la superstrada intasata dal traffico, il centro di Mosca si raggiunge in due ore, o in più di un’ora d’estenuante viaggio nella sempre superaffollata metropolitana, dove gli spazi si riducono ancora di più d’inverno quando cappotti e pellicce aumentano di vari centimetri la circonferenza d’ognuno.

Non un bar dove trovare riparo dalle gelide temperature invernali o un ristorante dove rifocillarsi con un borsch o una solyanka, quella zuppa acidula con i cetriolini in salamoia e la fettina di limone galleggiante, di cui i russi sono inspiegabilmente ghiotti.

Alle otto di mattina e alle sette di sera il sentiero ricavato tra i cumuli di neve dal calpestare giornaliero di migliaia di passanti, si riempie di una processione di pendolari, che con passo attento — per evitare le insidie che le lastre di ghiaccio nascondono sotto la neve fresca — si dirigono verso la metropolitana per andare a lavorare in centro. E poi niente. Solo il vento, la neve, il rumore del traffico e lo scavare incessante delle ruspe. Sempre in funzione. Giorno, notte, weekend. I bracci metallici delle gru che montano i palazzi: sedici piani di pannelli di cemento (con finestre e balconi già attaccati) che s’incastrano uno sull’altro, come i mattoncini dei Lego. Palazzi costruiti uno accanto all’altro per non sprecare neanche un centimetro di prezioso terreno e che spuntano ogni giorno, come funghi velenosi rivestiti da scadenti piastrelle gialle, marroni, azzurrognole. Palazzi tutti uguali.

L’unico punto di riferimento per trovare una strada sono le ciminiere che feriscono l’orizzonte e sputano di continuo fumo bianco.

Benvenuti a Bibirevo, dice il cartello di un’agenzia immobiliare. Benvenuti in un microraion, o in uno dei tanti quartieri tipici dei sobborghi di Mosca.

L’atmosfera dei microraiony è deprimente, ma nessuno si può permettere di vivere in centro, mi racconta Yelena, una manager di 35 anni che pochi anni fa ha venduto il suo monolocale del centro per avere qualche metro quadro in più per i suoi due bambini.

«In centro dividevamo 35 metri in quattro, qui abbiamo tre camere», spiega.

Negli ultimi dieci anni i prezzi degli immobili sono decuplicati. Un metro quadro in un appartamento residenziale nella centrale via Ostozhenka costa più di 40mila dollari al metro, prezzo che persone come Yelena — 2,000 euro lei e 2,500 il marito — seppur benestanti non possono permettersi.

L’unica scelta sono i più proletari microraiony dove un metro quadro costa ora sui 5mila dollari. E questo è il prezzo di un appartamento non rifinito, senza, cioè, intonaco e pavimenti, ma solo con i pannelli di nudo cemento armato (è così che di solito sono venduti questi appartamenti).

Nonostante i prezzi esorbitanti, gli appartamenti a Mosca continuano ad andare a ruba. C’è stato solo un breve periodo nell’inverno del 2009 quando il mercato immobiliare a causa della crisi si è fermato per qualche mese e i prezzi sono calati di poco.

Ma ora, dicono gli agenti immobiliari, il mercato si è ripreso. È di nuovo in movimento e come prima la richiesta supera di gran lunga l’offerta.

I giovani moscoviti vogliono infatti trasferirsi dagli appartamenti dell’epoca comunista, dove anche tre generazioni vivono stipate in spazi di 50 metri. Poi ci sono quelli delle regioni che arricchitisi grazie agli alti prezzi del petrolio degli ultimi anni aspirano a possedere un punto d’appoggio a Mosca.

Nessun russo comprerebbe un appartamento in provincia. Quando uno investe nel mercato immobiliare in questo paese compra a Mosca, dicono gli esperti nel settore.

E così anche quei palazzi-alveare tipici della periferia (e non solo), quel miscuglio tra casa popolare e condominio, sono venduti come case di lusso.

Negli anni Cinquanta e Sessanta il regime comunista costruì migliaia di appartamenti e trasformò intere aree periferiche della città nei cosiddetti microraiony, o spalnye raiony (quartieri dormitorio). Lo scopo era quello di dare un alloggio individuale ai milioni di cittadini che vivevano ancora nelle komunalki, o appartamenti in comune, dove ogni famiglia aveva una stanza e divideva cucina e servizi con altre. Nella visione comunista del mondo l’omologazione del design e i materiali usati avevano lo scopo di eliminare ogni forma di competitività.

Questi microraiony concentrarono migliaia di persone in ristrette aree ai confini della città, mentre gli ampi spazi attorno al centro venivano occupati dalle fabbriche. E la tradizione sovietica di ammassare le persone è rimasta. Come anche il design. La differenza è che ora si costruisce per ricavare il massimo del profitto e a differenza del periodo sovietico nessuno pensa alla sicurezza o alla qualità dei materiali usati.

Lublino, Butovo, Novokosino, Bibirevo, Strogino, Vikhino, Medvedkovo sono quartieri uguali l’un l’altro. Superaffollati. Palazzi su palazzi senza un filo di verde.

«La gente è costretta a vivere in spazi stretti, in queste zone periferiche e a passare ore e ore a viaggiare per andare al lavoro. Io passo tre ore al giorno nei mezzi pubblici gremiti. La macchina per andare al lavoro non posso usarla perché ci impiegherei più tempo», racconta Yelena.

«Questa è la vita a Mosca».

Secondo l’ultimo censimento condotto nel 2002, Mosca ha 10,4 milioni d’abitanti — o 2 milioni in più rispetto a 15 anni prima –, mentre circa un milione di persone ogni giorno arriva dalle cittadine limitrofe per lavorare. Ma Mosca attira anche lavoratori da altre parti della Russia, dove l’economia è stagnante o in declino, e dai paesi ex sovietici.
Secondo stime non ufficiali la città raggiunge i 16 milioni di presenze giornaliere.

Più gente significa più macchine. Secondo i dati della polizia stradale sono circa 200mila le vetture che ingorgano ogni giorno i 6mila chilometri di strade della città, e il numero potrebbe arrivare a 300mila nel 2012. Mosca allora, dicono gli esperti, non si muoverebbe più.

Secondo una relazione di Greenpeace, pubblicata nel 2006, circa 200,000 macchine all’anno si aggiungono al caotico traffico cittadino. La propka (ingorgo) è diventata il problema numero uno a Mosca. Le autorità cittadine dicono che la capitale perde miliardi di dollari l’anno a causa del traffico. Le macchine viaggiano ad una velocità media di 16 km l’ora nel centro di Mosca e 25 in altre parti della città.

La metropolitana che funziona dalle sei di mattina all’una di notte, trasporta 9,5 milioni di passeggeri al giorno, o molti di più di quelle di New York e Londra messe assieme.

«Io vivo nella ‘grande muraglia’. È così che chiamo casa mia perché è quella più lunga del quartiere», a parlare è Sergei, pittore di 23 anni, che vive con la mamma, la nonna e due sorelle in un appartamento di tre camere nello spalnyi raion di Strogino.

«Come viviamo noi giovani qui? Passiamo ore in metropolitana per andare a lavorare o per arrivare nei locali del centro».

«Tutto il giorno lo passiamo a saltare da un mezzo all’altro per coprire le distanze di questa megalopoli», racconta.

«Ma nonostante ciò Mosca ha un’energia particolare, c’è vita in questa città. È l’unico posto dove potrei vivere», aggiunge.

Per altri articoli sulla Russia guarda questo sito.

Le categorie della guida