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COMMITTENTE E ATTIVITA’ DELL’IMPRESA APPALTATRICE

Qualora il commitente non si ingerisca nell'attività specifica delle imprese appaltrici, nessuna responsabilità può essergli attribuita per le conseguenze di tali attività

Secondo una recente sentenza della Cassazione, “il datore di lavoro della azienda committente che abbia affidato in appalto ad una impresa esterna la cura delle strutture meccaniche dello stabilimento e ad altra ditta esterna la manutenzione ed il controllo degli apparati elettrici non risponde dell’infortunio mortale accorso ad un’operaio della ditta esterna, cui sia stata affidata la cura delle strutture meccaniche, durante il montaggio di un motore elettrico a causa della improvvisa attivazione del circuito elettrico il cui quadro elettrico era gestito personalmente dal titolare della ditta che curava la manutenzione e il controllo degli impianti elettrici: infatti il datore di lavoro dell’impresa committente deve ritenersi del tutto estraneo all’infortunio avvenuto nel corso di una attività svolta in completa autonomia dalle imprese appaltatrici” [Corte di Cassazione, sezione IV penale, 4 febbraio 2000 n. 3157, Pres. Zumbo, Rel. Rizzo, P.m. Fraticelli (Diff.), ric. Ferrario e altri].

La vicenda riguarda l’infortunio mortale di un operaio di una impresa appaltatrice per i lavori di assistenza per le infrastrutture meccaniche esistenti nello stabilimento del committente.

L’operaio rimaneva folgorato durante l’installazione di un motote elettrico. Nel giudizio di merito venivano condannati i legali rappresentanti della impresa appaltatrice dalla quale dipendeva la vittima, il datore di lavoro dell’azienda committente per non aver garantito la sicurezza dell’ambiente di lavoro, e il datore di altra impresa esterna alla quale era stato affidato in appalto la manutenzione ed il controllo degli impianti elettrici.

La Cassazione ha confermato la condanna del legale rappresentante di quest’ultima impresa appaltarice, perché “era suo dovere adottare tutte le necessarie misure per evitare che durante le fasi di montaggio del motore, la conduttura elettrica potesse inavvertitamente essere messa sotto tensione”. Ugualmente confermata la condanna a carico del datore di lavoro della vittima, “in quanto diretto destinatario, in forza di quanto disposto dall’art. 389 D.P.R. n. 547/1955, delle norme antinfortunistiche ed in particolare di quella di cui all’art. 345 dello stesso testo di legge, aveva l’obbligo di garantire, adottando tutte le necessarie precauzioni, compreso il continuo controllo del quadro elettrico manovrato dal datore di lavoro dell’impresa che curava la manutenzione degli impianti elettrici, affinché il lavoro di montaggio del motore svolto dal dipendente avvenisse in condizioni di massima sicurezza.

Invece la Cassazione ha ribaltato il giudizio di merito rispetto al solo committente, poiché l’imputato aveva adempiuto a tutti i compiti, contrattuali e legali, di controllo e coordinamento, ed è rimasto estraneo rispetto ai lavori autonomamente effettuati dalle due ditte appaltatatrici.

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