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CANTIERI: PIANO DI SICUREZZA (POS) E SANZIONI

La nuova circolare n. 2/2001 del Ministero del lavoro affronta la questione delle sanzioni a carico dei datori di lavoro che non predispongono il piano operativo di sicurezzza nei cantieri.

L’articolo 9 comma 1 lettera c-bis (introdotta dal D. Lgs. n. 528/99) del Decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494 prevede che “i datori di lavoro delle imprese esecutrici, anche nel caso in cui nel cantiere operi un’unica impresa, anche familiare o con meno di dieci addetti: (…) c-bis) redigono il piano operativo di sicurezza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f-ter)”.

L’articolo 2 comma 1 lettera f-ter D. Lgs. n. 494/96 (così come modificato dal D. Lgs. n. 528/99) definisce il piano operativo di sicurezza come “il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell’art.4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche”.

In questo modo, per queste imprese coinvolte nell’applicazione del D. Lgs. n. 494/96 sui cantieri mobili e temporanei non vale la previsione dell’art. 4 comma 1 D. Lgs. n. 496/94 secondo la quale “fatta eccezione per le aziende indicate nella nota (1) dell’Allegato I, il datore di lavoro delle aziende familiari nonché delle aziende che occupano fino a dieci addetti non è soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e 3, ma è tenuto comunque ad autocertificare per iscritto l’avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi e l’adempimento degli obblighi ad essa collegati”.

La Circolare Ministeriale n. 2/2001 8 gennaio 2001 (PROT. 20028/PR.CANQ) ha affrontato la questione relativa a quale sanzione sia prevista a carico del datore di lavoro quando, essendovi tenuto, non rediga il piano operativo di cui all’art. 9.1 del D.l.vo n. 494/96 (come modificato dal D.l.vo n. 528/99).

A tal riguardo la Circolare, opportunamente, premette che il D.l.vo n. 626/94:

-all’art. 4.1 stabilisce l’obbligo di procedere alla valutazione del rischio in quanto presupposto irrinunciabile per una corretta gestione delle questioni afferenti la sicurezza dei lavoratori;

- all’art. 4.2 stabilisce l’obbligo di redigere determinati atti documentali in esito alla effettuazione della valutazione del rischio;

- all’art. 4.11, ma limitatamente a talune aziende in possesso di specifici requisiti, stabilisce la possibilità di attestare unilateralmente l’avvenuto adempimento delle disposizioni dell’art. 4.1, ed esonera le stesse aziende dall’obbligo di redigere e mantenere la documentazione dell’art. 4.2.

Osserva inoltre che “nel caso delle attività che si svolgono nei “cantieri” quali definiti dall’art. 2 del D.l.vo n. 494/96 il piano operativo di cui sopra deve essere redatto in conformità a quanto disposto dall’art. 4, comma 2, del D.l.vo n. 626/94, ne deriva che con l’art 9, comma 1, del D.l.vo n. 494/96 il legislatore ha inteso limitare la generalità di applicazione dell’esenzione sopra accennata, stabilendo, viceversa, in maniera esplicita che della stessa non possono beneficiare le aziende quando le stesse, pur possedendo i requisiti indicati al comma 11 dell’art. 4 del D.l.vo n. 626/94, operino in cantiere”.

Pertanto la mancata redazione di tale documento da parte del datore di lavoro, ove non già altrimenti sanzionata in forza di regolamenti speciali, trova la sua sanzione nell’art. 89.1 del D.l.vo n. 626/94.

Ulteriore conseguenza del ristabilimento a carico dell’impresa dell’obbligo di redigere il documento di cui all’art. 4.2, è che per la stessa si pone la necessità di predisporre, con riferimento alla sua attività in generale, gli atti documentali necessari a dare sostanza ai contenuti di cui alle lettere a) e c) dell’art. 4.2 del D.l.vo n. 626/94.