Questo sito contribuisce alla audience di

SUBAPPALTO - ORGANIZZAZIONE DEL CANTIERE E RESPONSABILITÀ

Le responsabilità in materia di infortuni del subappaltarore che realizzi solo parte dell’opera

Una recente sentanza [Corte di Cassazione, sezione IV penale, 22 gennaio 2001 n. 534, Pres. Fattori, rel. Bianchi P.M. Iannelli (conf.), ric. De Luca] ha stabilito il seguente principio:

In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni affidata in subappalto, quando l’obbligazione del subappaltatore non consiste nell’assunzione dell’esecuzione di tutta l’opera, ma soltanto in una parte di essa, non si verifica il trasferimento a suo carico della organizzazione del cantiere e, quindi, della responsabilità inerente all’osservanza delle norme antinfortunistiche. In tale ipotesi, gli obblighi di vigilanza restano a carico dell’imprenditore, il quale è responsabile dell’organizzazione del lavoro e deve rispondere degli eventi dannosi, determinati sia per l’inosservanza di specifiche norme di tutela sia per la violazione dei comuni precetti di prudenza, perizia e diligenza.

Il processo ha origine con un incidente verificatosi in un cantiere navale in cui l’infortunato stava provvedendo ai lavori di saldatura dello scafo di una nave. La società committente aveva affidato i lavori ad una società appaltatrice , della quale l’infortunato era socio. L’infortunato mentre si accingeva a scendere da una scala non stabilmente ancorata, cadeva dalla medesima riportando gravi lesioni. La responsabilità penale dell’evento infortunistico veniva imputata al legale rappresentante del committente, a al legale rappresentante della ditta appaltatrice.
Per quanto riguarda il committente la responsabilità del suo legale rappresentate deriva “non da una ingerenza successiva nel lavoro appaltato, ma alla circostanza che la committente avesse provveduto alla predisposizione del cantiere e al coordinamento delle attività in esso svolte dai vari appaltatori, ciò che comportava per quanto qui interessa la concorrente responsabilità della ditta committente così come della ditta appalatrice”.

Lu doglianza del legale rappresentante della committente, secondo la quale “in relazione alla sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione non gli si poteva certo far carico di sovrintendere all’uso di una scala e che tale compito di sorveglianza spettava al capocantiere, indipendentemente da una delega espressa” è stata ritenuta dalla corte di legittimità manifestamente infondata in base alla considerazione “che la delega andava comunque, anche a voler accedere all’orientamento meno formalistico in tema di conferimento, pur sempre rigorosamente orivata, mentre nella specie è stata esclusa” dal giudice di merito “sulla base delle stesse dichiarazioni rese” dal capocantiere.
Per quanto riguarda la posizione del datore di lavoro dell’infortunato , a nulla vale affermare che la scala utilizzata non era di sua proprietà, mentre “è sufficiente rilevare come l’utilizzo della scala fosse necessario per poter effettuare l’attività di saldatura specificamente commissionata alla ditta appaltatrice e come pertanto incombesse al datore di lavoro di tale ditta un obbligo della verifica della sicurezza di tale mezzo, non diversamente da quanto questa corte già ha in precedenza affermato in relazione all’utilizzo di ponteggi(Cassazione sez. IV, 13 febbraio 1990, Grattarolu).
Vale poi comunque il principio generale per il quale “il subappaltatore, che esegue in maniera autonoma i lavori assunti con i propri operai, che direttamente retribuisce, è penalmente responsabile dell’infortunio occorso ad un proprio dipendente nell’esecuzione dei lavori stessi ogni qualvolta l’evento dannoso, che costituisce il reato, si sia verificato per la mancata adozione delle prescritte cautele prevenzionali. La cessione dei lavori in subappalto, infatti, opera il trasferimento del rischio e del conseguente onere di tutela della sicurezza dei lavoratori dal cedente (appaltatore) al cessionario (subappaltatore), a meno che il primo non abbia continuato ad ingerirsi concretamente nella esecuzione dei lavori [Cassazione penale, sez. IV, 22 maggio 1987, Cocchiara, in Cass. pen. 1988, 1260 (s.m.). Giust. pen. 1988, II,223 (s.m.)].