Sicurezza di ponteggi e opere provvisionali

Gli obblighi prevenzionistici in materia di opere provvisionali e ponteggi

1. Le opere provvisionali.

Le opere provvisionali sono tutte quelle opere che forniscono ausilio alla realizzazione dei lavori civili.

Queste opere hanno una durata limitata da un punto di vista temporale e pertanto devono essere rimosse non appena è cessata la necessità per la quale cui sono state erette.

La loro limitata durata temporalmente non deve far sottovalutare il problema progettuale, di messa in opera e conservativo che in alcuni casi diventa preponderante per la corretta progettazione ed esecuzione dell’opera stessa.

Le opere provvisionali rappresentano un aspetto fondamentale nella redazione dei “piani di sicurezza” previsti negli artt. 4, 12 e 13 del D. Lgs. n. 494 del 1996.

Le opere provvisionali si distinguono in:

1. opere di servizio, che servono per lo stazionamento ed il transito sicuro durante il lavoro di persone, cose, attrezzi, materiali, apparecchi di sollevamento. L’esempio più tipico di opere provvisionali di servizio sono proprio i ponteggi sui quali si intende soffermarsi. Le opere di sicurezza servono per impedire la precipitazione dall’alto di persone e di materiali che possono cadere dalle opere di servizio;

2. opere di sicurezza, sono costituite dai piani di arresto a sbalzo e le mantovane che completano la struttura complessa del ponteggio.

3. opere di sostegno, sono quelle che servono per trattenere in posizione sicura ed inamovibile le parti di opera in costruzione fino a quando non sono pronte ad autosostenersi (casseforme, centine e armature).

Va notato, comunque, che alcune opere provvisionali sono in grado di assolvere a più funzioni contemporaneamente.

2. I ponteggi.

Tra le differenti opere provvisionali lo studio dei ponteggi riveste sicuramente un ruolo primario perché essi sono presenti nella quasi totalità dei cantieri edili, e sovente raggiungono dimensioni notevoli. I ponteggi possono essere in legno o in acciaio.

Quelli in legno non vengono quasi più usati, mentre i ponteggi in acciaio sono estremamente diffusi e si trovano disponibili sul mercato in due diverse tipologie: a tubi e giunti; a telai prefabbricati del tipo chiuso, a portale, ad acca.

Essi consistono in una serie di diversi elementi costitutivi da collegare fra loro al fine di ottenere una struttura rigida, in grado di crescere non solo in senso verticale ma anche orizzontalmente, adattandosi con grande facilità e modularmente alle caratteristiche geometriche e dimensionali dell’edificio da erigere.

Va sottolineato che, mentre per i ponteggi in legno non esistono particolari restrizioni di messa in opera o controlli strutturali, salvo quelli imposti dalla buona tecnica, dalla tradizione costruttiva e dai dettami della norma legislativa (artt. 7, 16-29 del D.P.R. n. 164 del 1956), i ponteggi metallici sono soggetti a rigorosi criteri costruttivi e di applicazione.

I ponteggi metallici infatti possono essere commercializzati ed impiegati solo dopo che il fabbricante abbia ottenuto l’autorizzazione da parte del Ministero del lavoro.

Tale documento deve essere considerato parte integrante della struttura provvisionale e deve essere rilasciato in copia conforme con i relativi allegati dal venditore all’acquirente all’atto della cessione del ponteggio.

Il Ministero del lavoro attesta la conformità del ponteggio al D.P.R. n. 164 del 1956 contenente norme per la prevenzione degli infortuni nelle costruzioni e al D.M. 2 giugno 1968 relativo al riconoscimento di alcune misure tecniche di sicurezza per i ponteggi metallici fissi. Il documento deve contenere la relazione di calcolo che analizza i diversi schemi tipo previsti, con l’indicazione dei massimi sovraccarichi ammessi per ogni schema, nonché l’altezza e la larghezza degli impalcati per i quali non sussiste l’obbligo del calcolo per ogni singola applicazione.

Il documento deve contenere inoltre i certificati di prove effettuate sia sulle singole componenti del ponteggio che sulle conformazioni tipo indicate dal costruttore. Infine l’autorizzazione oltre agli aspetti di calcolo si occupa anche di indicare le istruzioni per il montaggio, l’impiego e lo smontaggio del ponteggio. Inoltre, perché il ponteggio possa essere impiegato, per quanto previsto all’art. 34 del D.P.R. n. 164 del 1956, su ogni elemento di cui lo stesso si compone (basetta, spinotto, montante, piano di calpestio, corrente, traverso, diagonale, ecc.), deve comparire, inciso o in rilievo, il nome o il marchio del fabbricante.

Per ponteggi completamente conformi a quanto dettato dal libretto di autorizzazione è sufficiente che in cantiere sia presente, insieme al succitato libretto, un disegno esecutivo firmato dal responsabile del cantiere per accertata conformità allo schema tipo autorizzato. Per ponteggi superiori a m. 20, di notevole complessità o fuori dagli schemi-tipo discende l’obbligo del calcolo di una specifica verifica, e del disegno esecutivo, redatti e firmati da ingegnere o architetto abilitato all’esercizio della professione.

Nel caso di ponteggio misto, se lo stesso e in quanto tale non è esplicitamente previsto dall’autorizzazione, è necessario disporre di uno specifico progetto, il quale va aggiunto alla documentazione di rito. Il calcolo va comunque redatto attenendosi alle istruzioni approvate nella autorizzazione ministeriale. Nel calcolo strutturale del ponteggio, anche nel caso di altezza inferiore ai m. 20, bisogna attentamente valutare le condizioni di esposizione ed altitudine della località in cui dovrà sorgere l’opera provvisionale.

Da un punto di vista strutturale, il ponteggio nel suo insieme si presenta come una struttura in acciaio dotata di notevole snellezza delle aste ed elevata mobilità dei nodi dei telai che lo costituiscono. L’insieme presenta, di conseguenza, alcune incertezze che si risolvono a priori con ipotesi semplificative, sulla scorta di prove pratiche. Sovente, soprattutto nel caso di elementi marchiati con punzonatura a freddo e presenza di una scarsa manutenzione, nome o marchio non risultano più identificabili come autorizzati. Volendo continuare ad utilizzarli, lo si potrà fare solo a fronte di una relazione tecnica firmata, anche nel caso di ponteggio eretto secondo uno schema tipo. In questo caso il ponteggio andrà considerato alla stregua di una struttura in acciaio soggetta alle norme di calcolo CNR UNI 10011-1985.

La scelta del particolare ponteggio da usare è legata allo specifico cantiere che si intende allestire in relazione ai luoghi, all’opera da realizzare, allo spazio disponibile e tale scelta è parte integrante del piano di sicurezza.

Occorre sempre ricordare che un ponteggio costituisce nel suo insieme una vera e propria struttura complessa. Per la stabilità totale e locale di una struttura di questo tipo assumono estrema importanza gli elementi di collegamento, di appoggio e di controventatura, si pensi in tal senso ad elementi come i giunti e gli ancoraggi.

I giunti, ovvero gli elementi di collegamento delle aste, possono essere sia ortogonali che assiali e bisogna prestare una particolare cura nel serraggio dei bulloni per evitare l’insorgere di sollecitazioni anomale nelle aste. Il serraggio con chiave dinamometrica, effettuato secondo le prescrizioni dell’autorizzazione, è un utile controllo di sicurezza. Le caratteristiche di resistenza dei giunti non devono essere minori di quelle delle aste che collegano. Anche gli ancoraggi svolgono un ruolo determinante in termini di sicurezza: infatti contribuiscono a garantire la rigidità intrinseca dell’insieme, in parte già ottenuta con gli irrigidimenti orizzontali, trasversali ed i controventi, mantenendo in condizioni di sicura stabilità il ponteggio.

Gli ancoraggi possono essere realizzati in modi diversi:

1. a cravatta;

2. a sbadacchio con anello;

3. a vitone.

La loro azione è sempre prevista come “normale” alla parete servita.

Infine occorre esaminare i ponteggi mobili, che non possono definirsi ponti sviluppabili in quanto manca la presenza di un elemento in qualche modo sviluppabile, né possono rientrare nella disciplina relativa alla autorizzazione ministeriale per i ponteggi metallici in quanto non si tratta di una struttura fissa ma di una struttura mobile (art. 30 del D.P.R. n. 164 del 1956 e art. 25 del D.P.R. n. 547 del 1955).

Tali attrezzature non sono soggette ad alcuna autorizzazione se operano costantemente su ruote e se previste dal costruttore per essere impiegate senza l’adozione di stabilizzatori fino all’altezza e per gli usi cui sono effettivamente adibite. Le caratteristiche costruttive devono essere quelle indicate dalla circolare del Ministero del lavoro n. 24 del 1982 e le prescrizioni di montaggio devono essere quelle fornite dal costruttore.

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