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Sciopero per non morire. Un'ora di sciopero in tutti i cantieri

Sciopero per non morire. Un'ora di sciopero in tutti i cantieri d'Italia per non dimenticare le ''morti bianche'' La Guerra Dimenticata Morti, invalidi e multilati, malati sul lavoro, una strage continua nell'indifferenza generale








I lavoratori delle aziende impegnate nei cantieri dell’autostrada Siracusa-Catania per l’intera giornata del 26 luglio 2006 hanno scioperato su invito di Cgil, Cisl e Uil, dopo il tragico crollo di sabato 24 giugno che ha causato la morte di un giovane operaio, Antonio Veneziano, ed il ferimento di altri 14 lavoratori.
Alla protesta hanno partecipato i segretari provinciali dei sindacati dei lavoratori , Peppe Marziano, Enzo Scatà e Stefano Munafò, che hanno espresso ai lavoratori la vicinanza del sindacato e rinnovato l’impegno affinché, anche con il sostegno forte e convinto di tutti, si giunga al più presto all’accertamento della verità e alle cause dell’incidente.

I lavoratori di molte ditte affidatarie hanno deciso di destinare il corrispettivo di un’ora del loro lavoro alla famiglia di Antonio Veneziano. In segno di solidarietà, ieri mattina, si sono fermati anche i lavoratori edili impegnati all’interno della zona industriale siracusana.

”Non si fermino i lavori per la realizzazione dell’asse autostradale Catania-Siracusa”. A chiederlo, all’indomani della tragedia, sono stati i sindacati siciliani che ieri mattina, in prefettura a Siracusa, hanno presentato un pacchetto di proposte.

E, con l’occasione, hanno reso noto di aver messo in moto alcune iniziative: il 29 giugno un sit-in davanti all’Ars in vista di un faccia a faccia col governatore Cuffaro sui temi della sicurezza; e, il 3 luglio, un meeting alla Fiera del Sud di Siracusa con i delegati alla sicurezza delle nove province siciliane e i vertici regionali e nazionali di Cgil, Cisl e Uil.

All’incontro in prefettura erano presenti i sottosegretari Montagnino e Gentile, i rappresentanti delle federazioni delle costruzioni, Fillea, Filca e Feneal, i vertici della Cisl aretusea e il leader siciliano Cisl, Paolo Mezzio, che ha parlato a nome di Cgil, Cisl e Uil. Mezzio s’è augurato che le indagini in corso siano chiuse ”il più celermente possibile”. Anche perché, ha detto, ”l’incidente occorso è del tutto anomalo”. Pertanto ”va fatta luce sulle cause per poter calibrare gli interventi necessari ma senza bloccare - ha puntualizzato - i lavori negli altri lotti, così da portare a compimento un’opera che il territorio attende da decenni”. In ogni caso, i sindacati hanno sollecitato la concessione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori costretti allo stop e rivolto ai parlamentari regionali un appello ”affinché, assieme al mondo del lavoro, propongano al governo della Regione d’intervenire per il potenziamento degli ispettorati del lavoro”. Cgil Cisl e Uil, inoltre, hanno puntato l’indice contro la disciplina del general contractor e le norme della legge-obiettivo.

Inoltre le segreterie nazionali dei sindacati dei lavoratori delle costruzioni, Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil hanno indetto un’ora di sciopero nazionale in tutti i cantieri edili d’Italia in occasione del funerale di Antonio Veneziano.

”Il cantiere dove è avvenuto l’incidente sul lavoro sabato scorso, così come altri dell’autostrada Catania-Siracusa, erano stati controllati dalla Dia nel marzo scorso e non erano emerse anomalie”. Ha affermato il prefetto di Siracusa, Benedetto Basile, a margine del vertice sulla tragedia di sabato.
All’incontro hanno partecipato anche i deputati regionali, nazionali, i sottosegretari al Lavoro, Antonio Montagnino, ai Trasporti, Raffaele Gentile, l’ex ministro alle Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, e l’ex sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono.
Il prefetto Basile ha riferito anche di avere saputo che ”la Procura della Repubblica sta accelerando i lavori dell’inchiesta anche per evitare di limitare gli stop al cantiere e non si abbiamo così ripercussioni negative sui tempi di consegna dell’opera”.

Sono due le inchieste che dovranno accertare le causa dell’incidente: una è condotta dalla Procura di Siracusa, l’altra dall’Anas. Il cantiere viene sorvegliato giorno e notte e illuminato con fotoelettriche per evitare possibili manomissioni.

Sul cadavere di Antonio Veneziano non verrà effettuata l’autopsia. I magistrati daranno il nullaosta perché il corpo del giovane possa essere restituito alla famiglia che risiede a Messina. Veneziano lavorava in quel cantiere da appena tre giorni.

Intanto migliorano le condizioni degli altri operai feriti nel crollo. Per due di loro, Giuseppe Langella, 22 anni, e Antonino Carraturo, 46 anni, entrambi campani, le prognosi restano riservate ma non sono in pericolo di vita.

Morire di lavoro

Nel cantiere dell’autostrada Catania-Siracusa l’ennesima ”vittima annunciata”, l’ennesima ”morte bianca”

”All’improvviso ho sentito tutto sotto di me crollare, urla e dolore”. Sono state queste le prime parole di Giuseppe Langella, 22enne campano, uno dei due feriti gravi ricoverati nell’ospedale Cannizzaro di Catania, nell’incidente avvenuto sabato scorso in uno dei cantiere dell’autostrada Catania-Siracusa in cui ha perso la vita un suo collega. ”È accaduto tutto all’improvviso - ricorda l’operaio, che è uno ’stagionale’ - non c’è stato nessun segnale premonitore: tutti quelli che erano sul ponteggio siamo precipitati. Ho sentito i colleghi gridare, tutto si è svolto in frazioni di secondo. Un botto e all’improvviso giù a terra…”. Giuseppe Langella è stato sempre cosciente durante la tragedia.

”Sono rimasto sempre sveglio e presente a me stesso, ero cosciente, l’unico problema era quello di respirare per la polvere che si era alzata. Abbiamo visto subito il collega morto, lo conoscevamo poco perché era con noi da meno di una settimana”. ”Nel cantiere - sostiene l’ operaio - tutto era in regola, nessuno ci metteva fretta. I sistemi di sicurezza erano rispettati: lavoravamo con caschi, cinture e tutto il necessario. Si lavorava serenamente perché nessuno ci metteva premura. La tragedia che è accaduta è stata soltanto sfortuna, sfortuna nera perché tutto era davvero in regola”.

Tutto in regola, dunque, secondo l’operaio Giuseppe Langella, una testimonianza importante la sua, ma che ovviamente non risolve le indagini che sono state subito avviate per scoprire cosa ha fatto diventare un normale giorno di lavoro, l’ennesima tragedia sul lavoro. Sì, l’ennesima tragedia, perché le morti sul posto di lavoro sono frequentissime, e quello che annualmente viene registrato dai sindacati e dagli enti preposti al controllo della sicurezza sul posto di lavoro, somiglia sempre di più ad un bollettino di guerra. Vittime annunciate, si dice sempre, poveri cristi che per ”guadagnarsi onestamente il pane” muoiono schiacciati dal loro stesso lavoro. Un fatto risaputo e che dovrebbe essere cronaca quotidiana, ma che cronaca lo diventa solo quando quella ”morte annunciata” scatena un tale frastuono che si sente per tutta la nazione.

A perdere la vita è stato Antonio Veneziano, 28enne di origini messinesi, a lavoro in quel cantiere da soli tre giorni. Da poco, infatti, aveva deciso di cambiare lavoro lasciando una rosticceria di Messina, dove aveva trascorso otto anni della sua vita, per salire sui ponteggi di un cantiere edile. Un suo familiare, infatti, gli avrebbe dato un contatto con la Spic srl di Vicenza, società che aveva avuto dalla Pizzarotti di Parma, general contractor dell’appalto, l’affidamento dei lavori. Veneziano la scorsa settimana sarebbe stato contrattualizzato dalla società edile e tre giorni fa avere iniziato il suo nuovo lavoro.

Altri 14 operai sono rimasti feriti: Giuseppe Langella e Salvatore Carraturo di 46, sono i più gravi e sono stati ricoverati in prognosi riservata all’ospedale Cannizzaro di Catania. Per Langella i medici pensano di potere sciogliere la prognosi in breve tempo. È invece intubato nel reparto di rianimazione del Cannizzaro Salvatore Carraturo che è stato sottoposto ad intervento chirurgico per la stabilizzazione di una frattura complessa al bacino e di diverse altre fratture. Le sue condizioni sono definite gravi, ma dovrebbe riuscire a superare la crisi.

Oggi sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Antonio Veneziano. La salma, che è stata trasportata nell’obitorio dell’ospedale Umberto I di Siracusa è a disposizione della Procura della Repubblica che deciderà gli atti necessari.

Le cause, le ipostesi - Sarebbe stato il cedimento del carro di varo, la struttura metallica di sostegno adoperata per la costruzione dei viadotti a causare il crollo di uno dei pilastri nel cantiere che sta realizzando il ponte sulla Catania-Siracusa, in contrada San Calogero a Castelluccio, in territorio di Augusta.

E’ stata questa la prima ipotesi formulata dall’ingegnere Sergio Bandieri, direttore tecnico dell’impresa Pizzarotti, la ditta di Parma che ha aperto il cantiere ed ha affidato i lavori di costruzione del viadotto alla Spic srl di Vicenza. Bandieri, ha effettuato un sopralluogo nell’area interessata poche ore dopo il crollo insieme a tecnici della Spic, che provvede alla realizzazione dell’opera con propri mezzi e proprie maestranze, e dell’Anas. ”Da una primissima analisi - ha spiegato l’ingegnere - ci sembra che sia crollata la struttura provvisoria di sostegno in metallo usata per il trasporto delle travi in cemento”. Il tecnico è stato comunque cauto nell’indicazione delle cause del cedimento del carro di varo. ”Non me la sento di esprimere certezze in questo momento - ha detto - potrebbero avere giocato diversi fattori: da una manovra sbagliata, ad un carico eccessivo. Anche il caldo torrido di questi giorni, poi, potrebbe essere stato determinante in quanto causa di dilatazione dei pezzi metallici”. ”La situazione - ha concluso - è comunque complessa: occorrerà attendere analisi più approfondite”.

Anche l’Anas si è messa subito al lavoro per verificare le misure di sicurezza nel cantiere. ”I tecnici dell’Anas preposti al controllo sulla corretta esecuzione dei lavori - ha informato un comunicato della stessa Anas - sono immediatamente intervenuti nel cantiere e sono al lavoro per accertare le cause e la dinamica dell’incidente e per verificare la corretta adozione di tutte le misure di sicurezza da parte dell’impresa di costruzione”. L’incidente, precisa poi la nota, ”è avvenuto al di fuori dalla strada statale 114 in esercizio, per cui, a differenza di quanto segnalato da alcuni mass media, non ha avuto conseguenze sulla circolazione”.

L’Anas ha nominato una commissione d’inchiesta. L’Anas ha, inoltre, sottolineato, in una nota, che ”in sede di appalto della Catania-Siracusa ha previsto che ben 18,139 milioni di euro fossero destinati ad oneri per la sicurezza, a tutela dei lavoratori, su un costo totale delle opere di 473 milioni di euro”.

Sull’incidente ha aperto un fascicolo la Procura della Repubblica di Siracusa. Sul posto si è recato il procuratore Roberto Campisi, che ha compiuto un primo sopralluogo e delegato le indagini, affidate al Commissariato di Augusta e alla Questura di Siracusa.

Della vicenda si occuperà anche il governo. ”Martedì sarò alla commissione VIII della Camera e del Senato e in quella sede relazionerò sui fatti avvenuti oggi - ha spiegato sabato scorso il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro - in particolare sui motivi del crollo del ponteggio. I fatti di oggi dimostrano quanto la gestione ai general contractor sia quanto mai opaca e poco trasparente e dimostra quanto la smania di finire i lavori e fare profitti sia prima di tutto controproducente per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini”.

Le cause del crollo sono da attribuire alla ”poca attenzione verso i sistemi di sicurezza della struttura, e in particolare della messa in quiete del cemento armato dei pilastri di appoggio”, ha poi aggiunto il ministro Di Pietro, il cui staff ha però precisato nella serata di domenica che questa ”è soltanto un’ipotesi”. ”Abbiamo nominato la commissione d’inchiesta per l’incidente - ha aggiunto il ministro - e lunedì mattina, come prima cosa, si farà il provvedimento”. Della commissione fanno parte l’ingegnere Tullio Russo, presidente di sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e gli ingegneri Roberto Daniele e Stanislao Tongo, funzionari del secondo dipartimento del ministero delle Infrastrutture.”Rimane la ferma posizione e la volontà di rivedere la gestione e i subappalti dati dal general contractor” ha concluso Di Pietro.

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