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Inter-Sampdoria 3-2

5 minuti di metamorfosi interista capovolgono lo 0-2 doriano

Rimonte, atroci rimonte. I pareggi dello scorso anno, a risultato acquisito, lì quando il tempo regolare di gioco stava per scadere, costarono la partecipazione della Samp all’edizione 2004/2005 della coppa Uefa. Il copione si ripete, a distanza di pochi mesi ma in maniera ancora più atroce, a San Siro, dove sul risultato di 2-0 a 5 minuti dalla fine, gli uomini di Novellino riescono ad invogliare gli avversari a smettere gli abiti di uomini eternamente avversati dalla fortuna, o il pigiama ospedaliero da ammalati di pareggiate, che dir si voglia. I gol di Tonetto, al ’44 del primo tempo, e il bel raddoppio di Kutuzov, su esemplare azione di contropiede partita dal tacco di Flachi e favorito dal preciso cross dei Diana sui piedi dell’attaccante bielorusso, che proteggeva la palla dal ritorno di Emre e marcava il gol, avevano illuso gli oltre 7 mila tifosi del Doria assiepati nella curva sud dell’impianto milanese. Ma l’uscita di Falcone e le azzeccate mosse tattiche di Mancini, che rispolverava Recoba e Martins, vogliosi di dimostrare l’infondatezza della scelta di relegarli costantemente in panchina, aggiungevano la rabbia e la classe giusta per ribaltare un punteggio che, come ammette uno sconsolato Novellino nel dopopartita, con un po’ di furbizia si sarebbe potuto condurre in porto.

Un applauso ai nostri e mani ben salde sulle orecchie, a protezione dei soliti trionfalismi della stampa pronta a sbandierare la presunta superiorità dell’Inter. Simili opinioni, buone solo ad alimentare il chiacchiericcio da bar, non danno giusto merito alla partita dei nostri ragazzi, esemplare dal primo all’ultimo minuto. L’amaro rimane, ma il campionato è lungo e c’è tutto il tempo per togliersi le dovute soddisfazioni.