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I più bei Festival della nostra vita: 2) 1967

(foto: www.albertotesta.net) Il viaggio negli anni indimenticabili del Festival prosegue con la diciottesima edizione, datata 1967. Per la quinta volta consecutiva la conduzione è affidata a Mike[...]

"Non pensare a me", canzone vincitrice Festival 1967
(foto: www.albertotesta.net)

Il viaggio negli anni indimenticabili del Festival prosegue con la diciottesima edizione, datata 1967. Per la quinta volta consecutiva la conduzione è affidata a Mike Bongiorno, ancora affiancato da una presenza femminile del pianeta-Rai, l’annunciatrice Renata Mauro. Il regolamento non cambia rispetto a quello discusso delle precedenti edizioni con ben trenta canzoni in gara sottoposte ad un turno di eliminazione nelle prime due serate: sei canzoni per serata passano direttamente alla finale mentre tre le diciotto eliminate ne vengono ripescate due che andranno a completare il mosaico delle quattordici finaliste.

Il cast dei partecipanti è scelto personalmente da Gianni Ravera, ancora una volta patron della manifestazione: si tratta di un gruppo di cantanti particolarmente eterogeneo, che comprende giovani talenti come Lucio Dalla, che si presenta con un pezzo destinato a fare storia come “Bisogna saper perdere” cantato con i Rokes, l’emergente francese Antoine con “Pietre“, Orietta Berti che con “Io, tu e le rose” raggiunge un livello di eleganza e qualità forse mai più toccato in carriera per arrivare a Giorgio Gaber che non si discosta dal suo target con “E allora dai”. Ma questo sarà anche il Festival che terrà a battesimo alcune tra le canzoni più belle di sempre della musica italiana, da “La musica è finita” che Ornella Vanoni interpreterà con lo sconosciuto Mario Guarnera a “L’immensità” portata dalla strana coppia Don Backy-Johnny Dorelli.

Ma il Festival del 1967 putroppo non passerà alla storia solo per la qualità delle canzoni. In fase eliminatoria, al termine di un duro duello verbale tra i membri della commissione Lello Bersani ed Ugo Zatterin, non passa “Ciao amore ciao” di Luigi Tenco, cui Zatterin preferisce “La rivoluzione” di Gianni Pettenati. La polemica divampa, il testo eliminato era serio ed impegnato come nella tradizione del cantante genovese, che ci rimane malissimo: la sua riflessione sull’emigrazione, cantata in coppia con quella Dalida che secondo la stampa rosa stava vivendo con Tenco una travolgente storia d’amore, viene cestinata a favore della solita retorica anti-bellica espressa da Pettenati. Così il 26 gennaio, durante la prima serata, Tenco canta visibilmente turbato non fornendo una performance all’altezza: poche ore dopo il suo corpo senza vita viene ritrovato nel suo camerino con al fianco un biglietto che conteneva parole di rammarico per l’eliminazione della sua canzone. Tutto dunque lasciava pensare all’ipotesi del suicidio ma Sandro Ciotti negava di aver sentito colpi di pistola dalla stanza di Tenco.

Si tratta di uno dei misteri tutt’oggi ancora irrisolti della storia musicale, e non solo, italiana: in pochi credono al suicidio, ma anche la strada dell’abuso di farmaci non è ritenuta attendibile così passa l’idea che i muri della dependance, a causa del loro spessore, non avessero permesso di udire i colpi della pistola ma rimane un mistero senza soluzione per la serata più nera della storia del Festival, per chi l’ha vissuta dal vivo e per chi l’ha vista in televisione, sebbene oggi il filmato dell’ultima esibizione di Tenco sia misteriosamente sparito dalle teche Rai.

Ma “The show must go on”, così all’indomani della tragedia il Festival prosegue con poche parole dedicate a Tenco da un Mike Bongiorno visibilmente imbarazzato: i funerali si terranno solo domenica 29 a Festival finito e con una misera partecipazione di esponenti della canzone. Ed allora si ricomincia a discorrere di eliminazioni e possibili vincitori, dal lotto dei quali sparisce a sorpresa il campione in carica Domenico Modugno la cui “Sopra i tetti azzurri del mio pazzo amore” cantata in coppia con Giuseppe Gidiuli (sostituto dell’ultim’ora del francese Christophe, apertamente ripudiato da Modugno) non conquista la giuria. Per Mister Volare allora è alto il rischio di vedersi raggiungere a quota quattro vittorie da Claudio Villa, con il quale aveva trionfato in coppia cinque anni prima con “Addio… addio”.

Evento che si verifica puntualmente: “Non pensare a me” (nella foto la copertina del singolo), che il Reuccio canta insieme alla giovane Iva Zanicchi, al primo trionfo sanremese, vince di misura davanti a “Quando dico che ti amo” di Annarita Spinaci, giunta alla serata finale da grande favorita insieme a “Proposta” dei Giganti che si classificherà al terzo posto ma la classifica non verrà ufficializzata dall’organizzazione che si limita a premiare il motivo vincitore.

L’ultima affermazione sanremese di Villa però non rappresentò il termometro esatto dell’interesse del pubblico che durante l’anno solare premierà soprattutto “Cuore matto” di Little Tony: evidentemente i gusti degli ascoltatori di musica stanno cambiando. Si cerca la novità, si sta scoprendo il rock ma Sanremo si sta ormai trasformando in un evento, dove la musica rischia di passare in secondo piano. Al pari delle emozioni.

La classifica finale del Festival di Sanremo 1967:

1°: Claudio Villa ed Iva Zanicchi con “Non pensare a me”
2°: Annarita Spinaci e Les Sures con “Quando dico che ti amo
3°: I Giganti e The Bachelors con “Proposta”
4°: Ornella Vanoni con Mario Guarnera con “La musica è finita
5°: Orietta Berti e Les Compagnons de la Chanson con “Io, tu e le rose”
6°: Lucio Dalla e The Rokes con “Bisogna saper perdere”
7°: Sergio Endrigo e Memo Remigi con “Dove credi di andare?”
8°: Gian Pieretti ed Antoine con “Pietre”
9°: Don Backy e Johnny Dorelli con “L’immensità
10°: Little Tony e Mario Zelinotti con “Cuore matto”
11°: Pino Donaggio e Carmen Villani con “Io per amore” ex aequo con Wilma Goich/The Bachelors con “Per vedere quanto grande è il mondo”
13°: Giorgio Gaber e Remo Germani con “E allora dai” ex aequo con Gianni Pettenati/Gene Pitney con “La rivoluzione”.

(2- continua)