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I più bei Festival della nostra vita: 4) 1987

(foto: www.galleriadellacanzone.it) Dal 1984 al 1987, un salto temporale di soli tre anni per la quarta puntata nel viaggio tra i Festival più indimenticabili della storia. C’è un pò di tutto[...]

Il Trio trionfa a Sanremo 1987
(foto: www.galleriadellacanzone.it)

Dal 1984 al 1987, un salto temporale di soli tre anni per la quarta puntata nel viaggio tra i Festival più indimenticabili della storia. C’è un pò di tutto nella trentasettesima edizione di Sanremo: canzoni destinate a rimanere nella storia, fatti di colore ma anche circostanze tristi.

Per il quarto anno consecutivo la canzone vincitrice verrà decretata in base al numero delle schedine Totip spedite dai telespettatori e non cambia neppure il conduttore che, sempre per il quarto anno consecutivo, è Pippo Baudo, sebbene il suo rapporto con la Rai sia ai minimi storici: celebre, infatti, è la sua reazione stizzita ad un’osservazione del presidente Enrico Manca il 6 gennaio durante l’ultima puntata di Fantastico. Le voci di un suo imminente trasloco in Fininvest impazzano, comunque sul palco dell’Ariston sale ancora lui seppur non spalleggiato dalle solite bellone bensì da un esperto di musica, Carlo Massarini, sulla cresta dell’onda in quegli anni per la sua conduzione del rotocalco giovane Mister Fantasy.

Le novità di rilievo sono due: innanzitutto che per la prima volta il Festival si snoda su quattro serate, l’inizio è fissato per mercoledì anzichè per giovedì e già durante la prima serata vengono fatte ascoltare tutte le quaranta canzoni in gara tra Big e Nuove Proposte: una lunga nottata di musica che sfora abbondantemente le tre ore di spettacolo. In secondo luogo, gli ospiti del Festival non si esibiscono più all’Ariston ma al Palarock, una struttura poco distante per accedere alla quale bisogna pagare 30.000 lire per assistere a spettacoli tutt’altro che straordinari, e pure in playback: gli ospiti per la verità non sono neppure male. Spiccano i Simply Red, gli Spandau Ballet, gli Smiths e Bob Geldof oltre agli Europe, gruppo svedese sulla cresta dell’onda in quegli anni che cantano l’immortale The final countdown. Dell’esibizione degli Eighth Wonder, che cantano la loro hit del momento Will you Remember?, ci si ricorderà invece soprattutto per l’inconveniente di cui è vittima la bella solista Patsy Kensit cui cade la spallina destra del suo succinto vestito.

Per quanto riguarda i cantanti in gara, la qualità non eccelle. Il Festival è ormai un fatto di costume, una macchina da ascolti che deve far salire all’impazzata gli indici Auditel: una volta si andava a Sanremo per sfondare, ora ci si va per consacrare una carriera o si fabbricano canzoni su misura già vincitrici in partenza. È il caso dello strano trio Gianni Morandi-Enrico Ruggeri-Umberto Tozzi, sorto proprio alla vigilia del Festival: c’è chi pensa che sia nato un nuovo gruppo bomba della musica italiana, ma in realtà la loro unione resterà un fatto isolato, giusto il tempo necessario per portare al trionfo Si può dare di più, scritta dallo stesso Tozzi insieme a Riefoli e Bigazzi, che diventerà l’inno della Nazionale Cantanti oltre che una delle canzoni immortali della storia sanremese.

Già diverse settimane prima del via il trio ha i favori del pronostico, ed in effetti le suggestioni della loro canzone, un inno al volontariato inizialmente destinato in origine ad essere un singolo natalizio, ci mettono poco per convincere il pubblico: con buona pace di Toto Cutugno, che cerca di schiodarsi dal secondo posto dedicando un pezzo ai Figli del nuovo millennio.

Ma un paio di nubi nere s’addensano sul Festival: prima la scomparsa, avvenuta nel maggio del 1986, di Gianni Ravera, storico organizzatore di diciotto edizioni precedenti, fino a quella precedente: il testimone ora passa nelle mani del figlio Marco. La seconda è il ricovero all’ospedale di Padova per problemi di cuore di Claudio Villa: un’operazione non basterà per salvargli la vita, così il Reuccio trionfatore quattro volte a Sanremo scompare proprio sabato 7 febbraio, il giorno della finale. Baudo, dopo avere aperto il Festival mercoledì con un augurio speciale, è costretto ad aprire la serata con l’annuncio dell’aggravarsi delle condizioni di Villa, ma in realtà il grande cantante era spirato nel pomeriggio sebbene il Tg1 della sera avesse misteriosamente deciso di tacere sul fatto, svelato da Baudo al pubblico dell’Ariston solo alle 23.10: vent’anni dopo la morte di Tenco, un altro dramma in diretta a Sanremo; Morandi riceverà il premio tra le lacrime a causa della scomparsa di Villa e non riuscirà nemmeno a concludere il discorso di ringraziamento.

L’unico avversario credibile per il Trio sembra essere la solita coppia Albano-Romina (in avanzato stato interessante) che con Nostalgia Canaglia presentano un testo sicuramente migliore e più orecchiabile rispetto a Ci Sarà con cui vinsero tre anni prima ma alla fine non ci sarà nulla da fare: il pubblico premia i favoriti seppur con un distacco minimo da Cutugno mentre Albano e Romina si devono accontentare del terzo posto. Delude Sergio Caputo, dato per possibile outsider con il suo Il Garibaldi innamorato che però finirà solo quart’ultimo prima di raccogliere comunque un meritato successo discografico. Lascia ancora il segno Fiorella Mannoia con una canzone scrittale da Enrico Ruggeri, vero trionfatore a 360° di quest’edizione: Quello che le donne non dicono rimarrà uno dei pezzi più belli di sempre sentiti a Sanremo. Ottimo riscontro di pubblico anche per Fausto Leali con Io Amo e per Luca Barbarossa con la romantica Come dentro un film.

Tra i giovani trionfa Michele Zarrillo, che trova una meritata consacrazione alla terza partecipazione e cinque anni dopo la polemica rinuncia dovuta al caso-giurie. La notte dei pensieri straccia la già poco qualitativa concorrenza, tra cui spiccano il tredicenne Enrico Cifiello, Andrea Mirò (futura compagna artistica e nella vita di Ruggeri), Mariella Nava e Paola Turci: per Zarrillo è il decollo di una carriera che avrà sempre Sanremo come centro di gravità.

Il Trio si scioglierà presto ma rimarrà scolpito per sempre nella storia sanremese. Dopo di loro altri grandi cantanti, da Massimo Ranieri a Riccardo Cocciante, si renderanno autori di toccate e fughe: un salto a Sanremo per trionfare e via verso nuovi trionfi. Il Festival regala fama eterna.

La classifica finale del Festival di Sanremo 1987:

1°: G. Morandi, E. Ruggeri, U. Tozzi con “Si può dare di più”
2°: Toto Cutugno con “Figli”
3°: Albano e Romina Power con “Nostalgia canaglia”
4°: Fausto Leali con “Io amo”
5°: Peppino di Capri con “Il sognatore”
6°: Marcella Bella con “Tanti auguri”
7°: Ricchi e Poveri con “Canzone d’amore”
8°: Fiorella Mannoia con “Quello che le donne non dicono
9°: Luca Barbarossa con “Come dentro un film
10°: Christian con “Aria e musica”
11°: Lena Biolcati con “Vita mia”
12°: Rossana Casale con “Destino”
13°: Flavia Fortunato con “Canto per te”
14°: Dori Ghezzi con “E non si finisce mai”
15°: Eduardo De Crescenzo con “L’odore del mare”
16°: Scialpi con “Bella età”
17°: Le Orme con “Dimmi che cos’è”
18°: Mango con “Dal cuore in poi”
19°: Tony Esposito con “Sinuè”
20°: Patty Pravo con “Pigramente signora”
21°: Sergio Caputo con “Il Garibaldi innamorato”
22°: Mario Castelnuovo con “Madonna di Venere2
23°: Nino Buonocore con “Rosanna”
24°: Nada con “Bolero”