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Che Sanremo è stato?

(foto: www.corriere.it) Chissà cosa dirà Pippo Baudo: lui che in nome della nazional-popolarità lasciò più di vent’anni fa la Rai e che ora vede il suo marchio di fabbrica messo in discussione[...]

L'ingresso della Clerici durante la prima serata
(foto: www.corriere.it)

Chissà cosa dirà Pippo Baudo: lui che in nome della nazional-popolarità lasciò più di vent’anni fa la Rai e che ora vede il suo marchio di fabbrica messo in discussione da un Festival semplice ma di successo. Sanremo 2010 è finito, anche le luci della critica si stanno spegnendo ma rimane una scia di polemiche per gli esiti finali insieme ad una di meraviglia ed entusiasmo per la conduzione di Antonella Clerici.

Che Sanremo è stato, allora? Ci vorrebbe una riflessione lunga ed articolata perchè se è vero che l’unica cosa che conta realmente è il dato Auditel, allora bisognerebbe lasciarsi andare ad un panegirico incondizionato della conduttrice, di Mazzi e di tutta la macchina sanremese. Ma portare il cervello all’ammasso facendosi dominare solo da dei numeri non è mai una buona cosa perchè altrimenti tanto varrebbe abolire la critica televisiva e limitarsi a constatare gli ascolti: tanti milioni, tanta qualità. Ma così non è: perchè ci rifiutiamo di credere che se sette milioni guardano il Grande Fratello ciò voglia dire che la trasmissione vada promossa a priori. Non sempre ascolto equivale ad un buon prodotto, anche perchè per giudicare come sia veramente andato Sanremo 2010 bisogna togliere dai dati d’ascolto complessivi quasi un milione di persone che hanno televotato e che hanno guardato il Festival solo per promuovere le loro canzoni (o, meglio, il loro interprete) preferito, a prescindere da chi lo conducesse. Ma analizziamo settore per settore cosa abbia veramente offerto il Festival dei sessant’anni, a parte i cantanti che meritano un capitolo a parte.

Conduzione. Antonella Clerici ha ribadito che non rifarà Sanremo, o almeno non nel 2011: scelta saggia ed intelligente perchè una formula così ben riuscita, seppur così semplice, potrebbe non avere successo per due anni consecutivi. La formula della presentatrice-amica, della madre di famiglia che se ne infischia della propria linea e che si sente realizzata ha colpito nel segno soprattutto nell’universo femminile, che si è riconosciuto nella figura rassicurante di Antonella capace di dimostrare come anche il gentil sesso possa meritarsi di condurre lo spettacolo più importante dell’anno nella televisione italiana, fatto nuovo dopo i discreti flop avuti da Simona Ventura e perfino da Raffaella Carrà. E non a caso i maggiori ascolti sono arrivati proprio dalle donne. Ciò non toglie che qualche limite sia emerso: Antonella ha saputo cavarsela nelle interviste con Rania di Giordania e Jennifer Lopez cui, da vecchia giornalista (anche se non è chiaro se le domande fossero sue o le siano state scritte), ha saputo far emergere il lato meno conosciuto delle due star. Se magari avesse dovuto interloquire con Hillary Clinton, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ciò che è mancato a questo Festival è stata l’improvvisazione, la capacità di riempire i tempi morti, di intrattenere il pubblico: troppo ingessata la Clerici, ma in fondo non le si poteva chiedere di fare anche un one woman show. Ha presentato i suoi ingredienti, e questo è bastato per un Festival a misura d’uomo, anzi di donna.

Ospiti. Occorre scindere la questione. Per quanto riguarda gli ospiti musicali, il piatto piange. Susan Boyle nella prima serata ha rappresentato sicuramente il momento più alto, musicalmente parlando, dell’intera edizione. Peccato che la sia lasciata andar via dopo due domande banali. Per il resto, la grande lacuna della 60° edizione sono stati proprio gli ospiti musicali: e qui Pippo Baudo avrebbe forse saputo fare di meglio. È vero che una volta era più facile accalappiare gli Spandau Ballet o i Duran Duran mentre oggi tra agenti ed ingaggi da favola non è semplice portare a casa stelle mondiali ma la linea del direttore artistico Mazzi è stata quella di un Festival made in Italy, senza troppi svolazzi o starlette strapagate. In fondo il budget generale non era altissimo: basti pensare che la Clerici ha percepito la metà dell’ingaggio di Bonolis e che per la valletta porta-fiori si è dovuto riciclare Sara Facciolini, ex volto de L’Eredità nonchè sanremese doc. Jennifer Lopez ha un pò risollevato la situazione venerdì: 300.000 euro di cachet, un codazzo di guardie del corpo ed una suite tutta per lei è stato forse un pò troppo specialmente considerando la prima esbizione in playback, ma tant’è, sul palco si è dimostrata sciolta e simpatica ed in fondo era la prima volta che veniva ospite nel nostro paese, quindi è stato un buon colpo.

Il discorso ovviamente cambia se si considerano ospiti italiani gli otto protagonisti della serata di rievocazione di giovedì 18: in quel caso anche la qualità degli ospiti musicali cambia anche se, in contraddizione rispetto alla massa, ci permettiamo di avanzare qualche perplessità su come è stata gestito l’amarcord dei sessant’anni. Non è stato facile individuare otto cantanti e molti (leggi Baglioni) hanno detto di no, ma se per trovare otto star si è dovuto scendere al compromesso di far loro interpretare un pezzo storico (ed in qualche occasione di rovinarlo pure, come hanno fatto Edorardo Bennato ed in parte Elisa e Miguel Bosè, per non parlare di Cocciante) solo come alibi per poi far loro presentare le nuove produzioni se ne poteva fare a meno. Solo le interpretazioni di Carmen Consoli e di Massimo Ranieri sono state davvero lodevoli, forse si poteva far meglio. Sono arrivati anche Bob Sinclar, costretto suo malgrado a duettare con un comico di Zelig, i Tokio Hotel, esibitisi a mezzanotte passata per l’attenzione solo degli adolescenti (ma la loro interpretazione con l’orchestra è stata interessante) e, durante la finale, Mary J. Blige, la nuova Whitney Houston tuttavia poco conosciuta in Italia. Deludente infine la partecipazione di Travis Payne, il coreografo di Michael Jackson che ha dato vita sabato ad un omaggio poco emozionante del Re del Pop.

Per quanto riguarda gli ospiti non musicali, caliamo un imbarazzato velo pietoso sulla presenza di Michelle Rodriguez e sulla sua intervista demenziale fatta dalla Clerici ma anche sulle due presunte presenze hard, quella di Dita Von Teese martedì e di Lorella Cuccarini sabato. Jennifer Lopez vestita è parsa molto più sexy delle due star mezze nude: lo spogliarello della regina del burlesque è parso a dir poco anacronistico mentre l’anticipazione del Pianeta proibito non ha emozionato davvero nessuno, nonostante la retorica sulla chitarra che copriva il corpo della Cuccarini. Troppo numerose poi sono state le anticipazioni dei programmi Rai: anche in passato si è assistito a qualche promo sui programmi che stavano per partire, ma far salire sul palco Cristiana Capotondi-novella Sissi (ridateci Romy Schneider…) e soprattutto l’intero cast di Tutti pazzi per amore 2 protagonista di uno sketch infinito è parso eccessivo, un’autocelebrazione fuori luogo servita forse a mascherare la debolezza del programma della serata finale.

Un capitolo a parte merita infine la presenza dei tre operai di Termini Imerese intervistati da Costanzo: uno spaccato di realtà duro ma necessario, venuto subito dopo la protesta degli orchestrali. Forse hanno preso troppo spazio ed in questo senso collocarli a mezzanotte non è stata una grande idea, era dai tempi dell’Italisider che una protesta operaia non prendeva la ribalta dell’Ariston. Non è la sede per approfondire il tema, certo non solo a Termini esiste la cassa integrazione e la cosa ha avuto un pò l’aria della trovata demagogica ma l’intento era nobile. Peccato che sul finire dell’intervista abbia fatto irruzione Antonella Clerici ricordando che “si era a Sanremo”. Non a caso, i dati Auditel parlano di un crollo d’ascolti coinciso con questo momento, dopo il quale sono rimasti svegli solo i telespettatori di Amici per votare Scanu.

Scenografie. Lodi pubbliche e consensi generali per Gaetano Castelli che ha rivoluzionato il volto del Festival puntando sulla “spazialità”, sulla capacità di cambiare continuamente forma al palco. L’addio alla celeberrima scalinata ed anche agli storici fiori sanremesi sono state le novità più rilevanti insieme alla conferma per la collocazione dell’ochestra nel golfo mistico di bonolisiana memoria: tutte buone idee al pari dell’”astronave” che portava sul palco calandoli dall’alto la conduttrice ed alcuni ospiti. Unico neo una distanza forse troppo breve tra il palco ed il pubblico, ma nel complesso si è trattato di una scenografia innovativa e da promuovere.