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I più bei Festival della nostra vita: 5) 1999

(foto: www.radio.rai.it) Dodici anni sono di per sè tanti ma se si considera l’intervallo corso tra il Sanremo 1987 e la quarantanovesima edizione datata 1999 il salto temporale sembra essere[...]

Fabio Fazio e Laetitia Casta: Sanremo '99
(foto: www.radio.rai.it)

Dodici anni sono di per sè tanti ma se si considera l’intervallo corso tra il Sanremo 1987 e la quarantanovesima edizione datata 1999 il salto temporale sembra essere stato ben superiore ai due lustri e mezzo: la dimensione festivaliera è totalmente cambiata, gli anni bui non sono mancati ma il Baudismo è stato (almeno per ora) messo da parte con tutto ciò che ne consegue.

Gli anni ‘90 sono passati tra belle scoperte, tra cui quelle di Laura Pausini e di Andrea Bocelli, trionfatori nei Giovani nel ‘93 e nel ‘94 prima di spiccare il volo verso la fama mondiale ma nella seconda metà dell’ultimo decennio del secolo la popolarità della rassegna ha segnato il passo: significativo in tal senso il ricorso a santoni come Mike Bongiorno e Raimondo Vianello, chiamati a condurre le grige edizioni del ‘97 e del ‘98 dopo che un’inchiesta relativa alla modalità di gestione dei messaggi promozionali aveva allontanato per la seconda volta Baudo dalla Rai (nel presunto caso erano stati coinvolti altri personaggi di primo piano dell’azienda di stato, tra cui Mara Venier).

Ma i risultati non erano stati all’altezza così per il penultimo Festival del XX secolo si puntò sulla novità: la conduzione fu affidata a Fabio Fazio, rampante conduttore che oltre che giocare in casa (è di Savona e fortemente attaccato alle proprie radici liguri) può contare su quell’ironia divertente e garbata in grado di far svoltare il Festival giunto all’alba del mezzo secolo di vita. Non solo: il popolare creatore della geniale macchina di Quelli che il calcio è anche nominato direttore artistico. La sua originalità si denota già dalla scelta dei compagni di viaggio: oltre alla modella di turno, la bellissima Laetitia Casta (nella foto con Fazio), sul palco dell’Ariston viene chiamato per la prima volta un premio Nobel, Renato Dulbecco, insignito del riconoscimento per la medicina nel 1975. Inutile sottolineare come la curiosità di vedere un simile trio all’opera spingerà molti italiani a sintonizzarsi su Rai Uno tra il 23 ed il 27 febbraio.

Oltre ad una scenografia avvenieristica, Fazio introduce la novità dei valletti: personaggi famosi dei campi più eterogenei faranno una breve apparizione sul palco per presentare i vari cantanti e riceveranno un diploma di presentatore, firmato nientemeno che da Nunzio Filogamo. Così accanto al trio di conduttori compaiono nelle quattro serati figure come Alessandro Del Piero o Edoardo Sanguineti fino a Neil Armstrong, conduttori per un giorno al fianco di persone comuni, prese dalla strada o da scuole limitrofe: la formula, molto demenziale e faziesca, piace e diverte.

Dal punto di vista regolamentare, la novità più significativa è data dalla presenza per la prima volta di una Giuria di Qualità formata da dieci persone (tra le quali spiccano Carlo Verdone, Josè Carreras, Umberto Bindi e Maurizio De Angelis) chiamata a votare solo nelle serate finali, venerdì per i Giovani e sabato per i Big, mentre per le prime tre serate la votazione è sempre affidata a giurati scelti dall’Abacus: l’idea è stata quasi d’obbligo dopo le ultime edizioni durante le quali il solo voto popolare aveva portato al trionfo carneadi quali Annalisa Minetti o i Jalisse, capaci sì di stagliarsi rispetto alla mediocre concorrenza ma non di mantenere negli anni uno standard di successo.

La qualità dei Big in gara si alza rispetto alle precedenti edizioni: Antonella Ruggiero, dopo la beffa dell’anno precedente, ci riprova con Non ti dimentico, la seconda canzone della sua nuova vita canora, un pezzo elegante capace di dare lustro ad una vocalità sempre rara e preziosa ma deve difendersi dall’assalto di Anna Oxa anch’essa alla ricerca di una rivincita dopo il polemico secondo posto di due anni prima. Già da settimane prima del via la critica è unanime: sarà un Festival al femminile e saranno loro due a giocarsi la vittoria. L’ascolto dei pezzi conferma l’opinione generale ma sorprende anche il ritorno dopo dieci anni di Ornella Vanoni, in coppia con il semi-sconosciuto Enzo Gragnaniello. Si affaccia al grande pubblico anche Daniele Silvestri con una canzone, Aria, sul delicato tema della vita in carcere.

Per quanto riguarda gli ospiti internazionali, si cavalcherà l’attualità che non presenta nulla di straordinario e che parla soprattutto straniero, eccetto Franco Battiato e Riccardo Cocciante, che presenta Notre Dame de Paris: Cher entusiasma l’Ariston con Believe, per i più giovani ecco i REM e gli Skunk Anansie oltre all’emergente Mariah Carey. Ospite tra gli ospiti Mikhail Gorbaciov, altro premio Nobel, sul palco giovedì 25 febbraio: è un momento epocale della storia del Festival.

Tra le nuove proposte la spunta Alex Britti con Oggi sono io: è il decollo di una carriera in continua evoluzione anche se il cantautore romano ha rifiutato l’invito all’edizione 2010. Dietro di lui la conturbante Leda Battisti (si dice parente alla lontana di Lucio) mentre delude il sesto posto di Max Gazzè con l’originale ed orecchiabile Una musica può fare.

Si arriva all’ultima sera con Ruggiero favoritissima ma la seconda beffa consecutiva è in agguato: “la risposta femminile a Toto Cutugno”, è l’amara constatazione della critica dopo che ancora una volta l’ex cantante dei Matia Bazar si deve accontentare del secondo posto dietro ad Anna Oxa, che con Senza pietà porta a casa il suo secondo Sanremo, primo da sola, grazie al tema dell’amore come una guerra non senza venature hard (”baci senza pietà”) celebrato dalla sua consueta presenza scenica e carica emotiva. Il trionfo delle donne è completato dal terzo posto di Mariella Nava che precede Vanoni-Gragnaniello. È stato il Festival del ritorno al passato, i giovani sono andati male: Grignani e Di Cataldo chiudono la classifica. Ma dall’altro lato è stato anche il Festival della novità: gli indici d’ascolto premieranno la scommessa-Fazio, cui verrà affidata anche l’edizione del cinquantenario.

La classifica finale del Festival di Sanremo 1999:

1°: Anna Oxa con “Senza pietà
2°: Antonella Ruggiero con “Non ti dimentico (se non ci fossero le nuvole)”
3°: Mariella Nava con “Così è la vita
4°: Enzo Gragnaniello ed Ornella Vanoni con “Alberi”
5°: gli Stadio con “Lo zaino”
6°: Albano Carrisi con “Ancora in volo”
7°: Marina Rei con “Un inverno da baciare”
8°: Nino D’Angelo con “Senza giacca e cravatta”
9°: Daniele Silvestri con “Aria
10°: Nada con “Guardami negli occhi”
11°: Eugenio Finardi con “Amami Lara
12°: Gatto Panceri con “Dove dov’è”
13°: Gianluca Grignani con “Il giorno perfetto”
14°: Massimo Di Cataldo con “Come sei bella”

(5- continua)