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Sanremo 2010: Artisti, si salvano in cinque

(foto: www.tvguida.com) Il sospetto era fondato, purtroppo: la qualità delle canzoni della 60° edizione del Festival è scadente e va di pari passo con quella dello spettacolo. Iniziamo dai verdetti[...]

Antonella Clerici durante la prima serata
(foto: www.tvguida.com)

Il sospetto era fondato, purtroppo: la qualità delle canzoni della 60° edizione del Festival è scadente e va di pari passo con quella dello spettacolo. Iniziamo dai verdetti della prima serata: sono momentaneamente eliminati Toto Cotugno con Aeroplani, Nino D’Angelo con Jammo jà ed il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici con Italia amore mio.

La vera missione era eliminarne solo tre: erano molte infatti le candidate alla palma di canzone peggiore, raramente negli ultimi anni si era vista una qualità così modesta, sia a livello di pezzi che di interpretazioni. Ma alla fine tutto sommato la giuria demoscopica contenuta nell’Ariston ha agito per il meglio. Dispiace dirlo, ma l’esibizione di Toto Cotugno ha fatto un pò tristezza: stonature evidenti, pezzo troppo uguale a tanti altri e voce che non solo non è più quella di una volta, ma neppure quella ascoltata un paio d’anni fa con Un falco chiuso in gabbia. Nino D’Angelo ha osato troppo: una canzone interamente in napoletano a Sanremo è un esercizio molto ardito, Maria Nazionale non ha fornito un grande aiuto ma dei tre è sicuramente quello con più carte da giocarsi giovedì nella serata del ripescaggio sia per la qualità del testo che per l’intepretazione. Entrambi questi fattori invece sembrano dare poche chances allo strano trio: accolti dai fischi da un palco prevenuto e politicizzato, Pupo & c. hanno dato ragione ai detrattori. Impresentabile un brano così a Sanremo, non tanto per il tema trattato ma per la totale assenza di musicalità, poco amalgamato il trio resta da capire come sia arrivato fin qui, forse solo per suscitare polemiche.

Detto dei tre pezzi out, tra gli altri dodici c’è ben poco da scegliere. Almeno un pregio questo Festival ce l’ha: le canzoni sono talmente brutte che è difficile immaginare quale possa vincere. I meno peggio? Detto che occorre sempre distinguere tra fattura della canzone ed interpretazione della stessa, la ridottissima qualità delle prime impone di premiare l’esecuzione: ed allora la copertina non può che andare a Marco Mengoni che con Credimi ancora torna ai livelli rockettari che gli avevano regalato la vittoria ad X Factor dopo la conversione poco convinta del primo singolo, Dove si vola. Il pezzo non è granchè ma la presenza scenica e le capacità canore di Marco sembrano in grado di garantirgli almeno un posto sul podio, anzi ne fanno il grande favorito. Un gradino sotto Malika Ayane che con il suo Ricomincio da qui senza ritornello forse sopravvaluta il pubblico sanremese: meriterebbe di stare molto in alto, chissà se ce la farà.

Buona anche la performance degli altri due prodotti da talent show: Valerio Scanu porta un pezzo difficile da cantare scritto da Pierdavide Carone, un pezzo che inizia bene ma che poi inquietantemente rimane sempre impantanato sulle stesse parole. Inferiore ai precedenti singoli anche Noemi che però riscatta con la sua bravura i limiti del testo. Sufficienza abbondante anche per Irene Fornaciari, che appare nettamente cresciuta rispetto all’esibizione dello scorso anno: l’unico problema è che nessuno o quasi si accorge della presenza dei Nomadi fin quasi alla fine della canzone. Rimandati Irene Grandi che osa troppo con una canzone difficile (e con una voce irriconoscibile) ed Enrico Ruggeri, sempre troppo uguale a se stesso.

Cinque canzoni discrete su quindici sono una media inquietante: eppure la Commissione che ha selezionato i brani non ha saputo fare di meglio. Per gli altri cinque cantanti, aver passato indenni la serata delle prime eliminazioni è già un successo: salviamo Arisa, che strappa un sorriso con il suo swing demodè, mentre del tutto negative sono state le esibizioni dei Sonohra, che sono rimasti fermi a due anni fa e che devono uscire al più presto dalle canzoni per teenagers innamorati, e di Fabrizio Moro, irriconoscibile con il suo semi-rap arrabbiato rispetto al cantante che aveva fatto riflettere con Pensa. Che dire di Simone Cristicchi e di Povia? Non lasceranno alcuna traccia nella storia del Festival, forse il primo lascerà qualche segno in più nelle radio ma aspettiamo con ansia il ritorno a canzoni più serie mentre Povia non dividerà la critica come fatto lo scorso anno semplicemente perchè il suo pezzo su Eluana non vuole dividere ma solo cercare la strada sicura per vincere. Ma ha sbagliato indirizzo. Stasera altre due eliminazioni: e chi le indovina in anticipo è un fenomeno.