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Sanremo 2010: finale deludente tra proteste e promozioni

(foto: www.corriere.it) Maledetto, benedetto televoto. Ci vuole la proclamazione delle tre canzoni finaliste per risvegliare una serata finale piuttosto lenta e sonnacchiosa: la precoce eliminazione di[...]

Sanremo 2010: Costanzo intervista tre operai Fiat
(foto: www.corriere.it)

Maledetto, benedetto televoto. Ci vuole la proclamazione delle tre canzoni finaliste per risvegliare una serata finale piuttosto lenta e sonnacchiosa: la precoce eliminazione di cantanti care al pubblico come Malika Ayane o Noemi riscalda l’atmosfera all’Ariston provocando proteste inedite e clamorose.

Gli spettatori fischiano mentre l’orchestra in segno di protesta getta gli spartiti: è una situazione mai vista a Sanremo, frutto della meraviglia per l’esito del voto popolare che regala la finalissima ad interpreti inattesi come il Principe e Valerio Scanu. Antonella Clerici chiede di poter rendere noto il voto dell’orchestra, la situazione rischia di sfuggire di mano ma poi torna la calma.

E pensare che fino a quel momento ce n’era stata anche troppa: l’inizio anticipato alle 20.40 non ha favorito il ritmo di una serata troppo lenta, in cui la gara con sole dieci canzoni in gara finiva annacquata tra le promozioni alle fiction Rai (leggi maestoso ed inutile intervento di Solfrizzi e soci, o quello di Bianca Guaccero) ed ospiti deludenti. Succede così che la serata finale del 60° Festival delude un pò le attese, rivelandosi troppo lenta e noiosa rispetto almeno alle due precedenti e non basta neppure lo show di Lorella Cuccarini per risvegliare l’interesse: nessun brivido, solo tanta noia ed imbarazzo per un musical che non emoziona.

Eppure è stato il solito trionfo d’ascolti: 12.462.000 persone hanno guardato la serata finale con uno share del 53,21% sono numeri che proiettano nella storia l’edizione dei sessant’anni, stritolando le vette che si credevano veritiginose toccate da Bonolis che un anno fa tenne incollati al video 12.309.500 con il 53.4 %: c’è stato dunque un calo dello share ma in Rai non possono che essere contenti considerando i timori della vigilia.

Dai ballerini di Michael Jackson guidati dal coreografo Travis Payne fino al soul di Mary J. Blige, il cast degli ospiti non riesce a dare brio alla serata e non bastano le grida di meraviglia e di emozione della conduttrice per coinvolgere il pubblico. Il forfait di Tiziano Ferro priva la finale dell’unico ospite veramente credibile così succede che alle 21.40 si sono già esibiti i dieci finalisti e bisogna tirare almeno un’altra ora in attesa di chiudere il televoto. Ci pensano gli undici interpreti di Ti lascio una canzone a prendersi il palco per più di venti minuti: scene francamente imbarazzanti con bambini che dovrebbero vivere la loro età e che invece appaiono vestiti da adulti, che cantano canzoni di cui ignorano il significato con voci davvero incredibili considerata la loro età. Ce n’è per tutti i gusti: dalle bambine di nove anni ai ragazzi più maturi, alti già più di 1,80 pur non raggiungendo i sedici anni.

Si sfiora il cattivo gusto, qualcuno dovrebbe pensare di restituire ogni fase della vita alle occupazioni normali ma purtroppo la tv di oggi è questa, un mostro che crea divi a prescindere dall’età e dalle capacità vocali: il tutto si trasforma nell’ennesimo promo della Rai, la nuova edizione del programma che parte a fine marzo ed intanto ci si chiede che fine abbia fatto Maurizio Costanzo, l’unico in grado di elevare il livello della serata.

Prima di lui però ci pensa il verdetto che decreta i tre finalisti a scaldare l’atmosfera, poi dopo le 23.30 ecco il baffo più famoso d’Italia che prima salva l’organizzazione dalla gaffe di non ricordare Mike Bongiorno, ignorato per cinque serate, e poi, dopo aver fatto anche lui lo spot della sua trasmissione che parte lunedì su Rai Uno, regala il momento più emozionante della serata intervistando tre operai di Termini Imerese finiti in cassa integrazione.

Altro che This is it, sono momenti come questi che regalano veri brividi con lo stridente passaggio dalla conduttrice o dai cantanti super-pagati a chi sta per perdere 780 euro al mese, a chi non può neppure progettare di diventare mamma perchè non sa come tirare avanti: interviste dure ed amare, forse retoriche eche non c’entrano nulla con la musica ma che permettono ad una vasta platea di aprire gli occhi sull’Italia di oggi. Gli interventi di Bersani e Scajola in nome della par condicio non aggiunguno nulla nè danno certezze ai tre operai, finendo solo per scaldare oltre il lecito il pubblico in sala.

La serata si trascina verso la conclusione all’insegna del made in Italy: la banda dei Carabinieri che suona e Le tagliatelle di Nonna Pina eseguita dall’orchestra, marchio inequivocabile lasciato da Antonella Clerici sull’edizione dei sessant’anni di Sanremo. Per l’anno prossimo si è già resa indisponibile per il bis e forse è meglio così perchè un Sanremo così casereccio non può essere ripresentato ogni anno. È stato un Festival di successo, premiato dagli ascolti e dalla critica, ma da oggi si pensa già al 2011 e ad una difficile successione: Sanremo 2010 ha riportato in primo piano la musica senza fronzoli e senza molti ospiti, ma durante la finale abbiamo tanto rimpianto Annie Lennox che un anno fa diede lustro all’ultima serata: sarà anche stato il Festival degli italiani, ma serve di più.