Questo sito contribuisce alla audience di

Sanremo 2010: la leggenda oscura i giovani

(foto: www.corriere.it) Potenza della storia. Non riesce ad Antonella Clerici il “miracolo” di rimanere nei tempi per la terza sera consecutiva: la serata dedicata alla rievocazione dei[...]

Carmen Consoli e Nilla Pizzi a Sanremo
(foto: www.corriere.it)

Potenza della storia. Non riesce ad Antonella Clerici il “miracolo” di rimanere nei tempi per la terza sera consecutiva: la serata dedicata alla rievocazione dei sessant’anni del Festival costa mezz’ora di “sforamento”. Si chiude all’una ma, quel che è peggio, ne risulta pesantemente condizionata la gara della Nuova Generazione con i cinque cantanti rimasti costretti ad esibirsi dopo le 00.15 con un ritardo che ha impedito alla quindicenne Jessica Brando di comparire in diretta sul palco: la sua canzone è stata proposta attraverso la registrazione della prova effettuata qualche ora prima. Il voto l’ha poi premiata, ma le polemiche divampano: il presidente della Fimi Enzo Mazza ha parlato di “grave mancanza di rispetto per un’artista che aspettava l’occasione della vita. I giovani sono stati trattati come reietti proprio nella serata della leggenda”. Impossibile non essere d’accordo: si pensi all’ultimo cantante che è andato in scena, Romeus, per il quale il televoto dopo l’esbizione è durato la bellezza di due minuti. Se a voi questa pare una gara regolare all’insegna della par condicio…

Gli ascolti comunque volano: 10.005.000 spettatori hanno seguito la terza serata contro i 9.120.000 della terza sera del 2009 anche se in leggero calo è lo share (46% contro 47%), inequivocabile segnale che i record sono stati anche favoriti dall’assenza di una controprogrammazione seria. E pensare che non è di certo stata una serata indimenticabile: belle infatti le rievocazioni storiche, ma si è perso il senso del tempo tra una marketta e l’altra dei super-ospiti.

Certo, il tutto aveva fini nobili: la rievocazione dei sessant’anni del Festival attraverso otto grandi cantautori italiani che hanno presentato a loro modo altrettante canzoni immortali della storia sanremese. Sarebbe tuttavia bastato far esibire, subito dopo i cinque Artisti da ripescare che hanno aperto la serata, i cinque giovani ma tutto questo avrebbe scatenato la reazione dei cinque della sera precedente, per i quali il televoto è stato aperto solo in seconda serata.

Come fare, dunque? Probabilmente andava asciugata qualcuna delle esibizioni dei super-ospiti: è infatti parso eccessivo il tempo dedicato a Riccardo Cocciante, che ha dovuto promuovere il suo nuovo musical Giulietta e Romeo che presenterà all’Expo di Shanghai ma che si è obiettivamente prolungato un pò troppo, dopo aver cantato (a modo suo, sì, nel senso che ha sbagliato il testo) Nel blu dipinto di blu, il suo omaggio al Festival.

Ad essere sinceri, non tutti gli ospiti sono stati impeccabili: una spanna sopra gli altri è stato Massimo Ranieri, strepitoso in Io che non vivo oltre che nella sua Perdere l’amore e molto toccante è stata anche l’esibizione di Carmen Consoli, che dopo aver presentato all’Ariston la sua Mandaci una cartolina dedicata al padre scomparso ha magistralmente interpretato Grazie dei fior, che ha preceduto la comparsa sul palco di un’emozionatissima Nilla Pizzi: la Regina ha intonato Vola colomba prima di ricevere il premio Città di Sanremo. È salito sul palco tardi, ma ne valeva la pena aspettarlo, Francesco Renga che ha regalato agli spettatori una magistrale La Voce del Silenzio, una delle canzoni più belle ma anche meno note di Mina, prima di congedarsi in tutta fretta con Angelo.

Interessante anche la rivisitazione di Non ho l’età da parte di Miguel Bosè, assai meno irresistibile invece quando ha presentato il suo ultimo singolo in chiaro playback. Non eccezionali invece Fiorella Mannoia in E se domani, Elisa con Canzone per te (mentre molto bello è stato il duetto finale delle due in Almeno tu nell’universo) ed Edoardo Bennato che ha proposto Ciao amore ciao in versione rock.

In generale si poteva fare qualcosa di più in termini di storia: sorvolando sulla scelta degli interpreti (si sa che si è dovuto fare di necessità virtù dopo i tanti no ricevuti), tutte le canzoni scelte infatti non sono mai andate oltre gli anni ‘60, come se gli ultimi trent’anni di Festival non avessero prodotto nulla di interessante. Le otto canzoni scelte erano sicuramente tutte bellissime e meritevoli ma per i sessant’anni di Sanremo si poteva fare un lavoro più capillare. La terza serata è di fatto vissuta tutta sulla leggenda, con la gara finita in secondo piano. Ne hanno fatto le spese come detto soprattutto i giovani, che non meritavano un simile trattamento.