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Sanremo 2010: lo spettacolo che non c'è

(foto: www.repubblica.it) Ci eravamo illusi. Ci eravamo illusi con l’inizio affidato alla coppia Bonolis-Laurenti: nulla di straordinario, per carità, e sopratutto nulla di nuovo, gli sketches sui[...]

Bonolis, Laurenti e Clerici sul palco dell'Ariston
(foto: www.repubblica.it)

Ci eravamo illusi. Ci eravamo illusi con l’inizio affidato alla coppia Bonolis-Laurenti: nulla di straordinario, per carità, e sopratutto nulla di nuovo, gli sketches sui “tre buoni motivi per guardare Sanremo” sono stati già visti nello scorso Festival e mutuano un segmento del programma Il Senso della vita, incluse le immagini che richiamano i bambini, immancabili nelle trasmissioni di Bonolis. Ma almeno hanno strappato un sorriso e ci hanno fatto sperare che anche l’edizione dei sessant’anni potesse essere un successo. Ma è stata solo un’illusione, sgretolatasi via-via durante i venti minuti dell’esibizione della coppia e del loro dialogo surreale con la conduttrice.

Come tristemente sospettato, il Festival del dopo-Bonolis è una macchina senza benzina, di quelle che non vanno neppure a spingerle. Antonella Clerici, emozionata il giusto, ci prova con dignità ed orgoglio, non tenta di fare la femme fatale (e ci mancherebbe) ma gioca a rivestire il ruolo della mamma di famiglia, dell’amica delle donne che le ha regalato il successo a La Prova del Cuoco: ma il pubblico sanremese chiede altro.

Per carità, se si voleva riportare Sanremo alla dimensione solo musicale riducendo al minimo lo spettacolo l’operazione è riuscita. Ma l’Auditel, almeno nella prima serata, ha avuto clemenza: 10.718.000 persone hanno visto il debutto del 60° Festival contro i 14.713.000 della prima serata dello scorso anno, due punti di share in meno (47% contro 49). Poteva andare peggio ma l’esperienza ci impone di prevedere ulteriori cali perchè la prima sera è sempre quella della curiosità, poi chi non gradisce si risintonizza (forse) sabato con una puntatina giovedì per la serata della rievocazione.

Questo Festival non ha ritmo, è troppo lineare e nazional-popolare: tanto valeva richiamare Baudo, cosa che immaginiamo avverrà puntualmente tra un anno. Antonellina ha voluto fare tutto da sola, senza valletti o conduttori aggiunti: ma se anche una regina della televisione come Raffaella Carrà è affondata in Riviera significa che per fare un buon Festival ci vogliono idee, non basta essere acqua e sapone. Lo spettacolo scivola senza emozioni, piatto ed il cast degli ospiti è da mani nei capelli: inquietante il siparietto con Antonio Cassano, che fa l’apologia di sè stesso, della sua ignoranza (”non è che io sappia leggere benissimo”), che si scusa - udite udite - per la maglia gettata addosso all’arbitro ma che va orgoglioso degli insulti che i tifosi avversari indirizzano a sua madre. A questo punto tanto valeva mantenere in gara Morgan che sicuramente non è un modello negativo come Cassano: meglio far capire che dalla droga si può uscire o far passare per eroe un bambino mai cresciuto?

Ci eravamo ri-illusi con Susan Boyle, l’unico vero momento in della serata: la sua voce ricarica un pò l’ambiente e le orecchie degli spettatori in sala ed a casa, provate da tanta musica scadente. Si esibisce, si merita la standing-ovation ma, poi, il nulla: invece di farle un’intervista seria, la si lascia andare via dopo averle posto domande impegnate del tipo: “Cosa ti è successo dopo essere diventata famosa?” o “E adesso che cosa chiedi alla vita?”. Ma si pensa: questa botta di vita rianimerà la serata. Nulla da fare.

La gara riprende e si arriva al caso-Morgan. La conduttrice rivendica che le sarebbe piaciuto averlo come cantante fuori gara, la Rai si è opposta e non ha neppure voluto far sentire la canzone solo in audio: così Clerici legge un breve passo della canzone come se fosse una poesia, non si capisce nulla ma ci si illude (ancora) che forse era una delle canzoni migliori. Lo spettacolo si trascina stancamente fino alla fine, fino al deprimente show conclusivo. Tanta tristezza infatti suscita lo show di Dita Von Teese: ci mancava pure il burlesque, non era un’edizione già abbastanza superata e fuori moda che si ricade in una dimensione ottocentesca con uno spogliarello fuori dal tempo che non emoziona nessuno. E chissà quanto le avranno dato per una simile scena.

La chicca finale suscita tenerezza: la conduttrice annuncia i nomi dei dodici qualificati premettendo che “non è una classifica”. Già, non è una classifica ma gli Artisti vengono citati in chiaro ordine di apparizione, così lo spettatore attento è già in grado di capire a metà strada i nomi dei tre eliminati momentanei. Ma forse Antonella non se ne è accorta, come non si è accorta che il Festival è un’altra cosa.