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Sanremo 2010: promossi e bocciati

(foto: www.corriere.it) Dopo aver analizzato come sia andato tutto ciò che ruotava attorno al Festival dei sessant’anni, è arrivato il momento di riflettere sul panorama musicale offerto[...]

Malika Ayane: per molti, la vera vincitrice del Festival
(foto: www.corriere.it)

Dopo aver analizzato come sia andato tutto ciò che ruotava attorno al Festival dei sessant’anni, è arrivato il momento di riflettere sul panorama musicale offerto dall’edizione 2010. Lungi da noi sostenere che Marco Carta e Valerio Scanu non siano bravi cantanti, ma leggere i loro nomi nell’albo d’oro sanremese poco sotto a quelli di Claudio Villa, Domenico Modugno o Massimo Ranieri non può che provocare qualche domanda, che si rafforza se si dà un’occhiata alla carta d’identità dei due intepreti. È possibile infatti che i due ex Amici abbiano già raggiunto una maturità vocale tale da poter trionfare a Sanremo?

La domanda è retorica e non può che avere una risposta. C’era una volta il Totip: ma siccome in Italia fatta la legge trovato l’inganno, come allora accadde che ognuno era in grado di acquistare migliaia di schedine per far vincere i propri assistiti, ora che basta un telefonino, una ricarica e magari qualche sim di scorta è più che logico che giovani già popolari grazie ai talent show come Carta e Scanu (ma il discorso vale anche per Tony Maiello) partano da una base di consenso molto più ampia di quella di una Malika Ayane o dello stesso Marco Mengoni, uscito anch’egli da un talent ma più tecnico e di nicchia rispetto ad Amici.

Passando alla musica in quanto tale, occorre riflettere sulla qualità lasciata da Sanremo 2010. Purtroppo, non è molta. La vera partita si giocherà nei negozi di musica (e speriamo non attraverso gli scarichi illegali dalla rete) non subito, perchè è molto probabile che sull’onda della popolarità nelle prossime settimane molti dei dischi sanremesi avranno una buona risposta di pubblico, ma tra qualche mese. Ed in questo senso occorre dire che difficilmente le canzoni del Festival 2010 lasceranno un segno profondo. Non c’è stata molta qualità musicalmente parlando e nessuna canzone pare in grado di scalare le classifiche.

Per quanto riguarda la Nuova Generazione, la qualità però non è mancata anche tra i pezzi eliminati. Si pensi a La fame di Camilla che con Buio e luce pare destinata ad andare incontro ad un buon riscontro di vendite, al pari di L’uomo che amava le donne di Nina Zilli, sicuramente la migliore canzone tra quelle dei giovani dal punto di vista dell’arrangiamento come delle parole, giustamente premiata con il riconoscimento della critica. Successo sicuro anche per il vincitore Tony Maiello, che con il suo Il linguaggio della resa occupa già da tempo le prime posizioni nella classifica dei pezzi più passati dalle radio.

Passando agli Artisti, dal punto di vista strettamente musicale, dell’arrangiamento, il pezzo più apprezzabile è Ricomincio da qui di Malika Ayane, non a caso votata dagli orchestrali proprio per la sua difficoltà. Ma per quanto riguarda il testo, difficilmente la sentiremo canticchiare per strada: Come le foglie in questo senso aveva una marcia in più. Bella anche Credimi ancora di Marco Mengoni, colui che tra i tre finalisti avrebbe sicuramente meritato maggiormente la vittoria: se è possibile trovarle un difetto, forse questo risiede in un testo troppo difficile (passi come “ora hai le mie mani/prendi un respiro” oppure “sarò lupo o rondine” non sono particolarmente intelleggibili) ma non c’è dubbio che questa sarà una delle canzoni più presenti nelle radio, al pari di Per tutta la vita di Noemi e di La cometa di Halley di Irene Grandi, che già da una settimana stanno spopolando.

Sicuro successo anche per Malamoreno di Arisa e per Il mondo piange del duo Irene Fornaciari-Nomadi mentre tra coloro che non sono riusciti ad arrivare alla finale solo Enrico Ruggeri con la sua La notte delle fate promette di scalare qualche posizione nella hit-parade. Che dire, infine, delle prime due classificate? Non si trattava sicuramente dei due pezzi più belli sentiti all’Ariston: Per tutte le volte che è una canzone molto, forse troppo semplice basata su poche note ripetute e su un testo elementare, costruito su assonanze a volte imbarazzanti come in tutti i laghi, in tutti i luoghi e su alcuni passaggi che lo rendono più simile ad una poesia che ad una canzone (si pensi ai versi chiusi dal verbo é). Magari non facilissima da cantare, soprattutto il ritornello, ma non una canzone destinata ad entrare nella storia sanremese.

Di Italia amore mio, invece, si è già parlato diffusamente: di fatto non è neppure una canzone, è una dedica sotto forma di poesia che il Principe ha recitato più che cantato. Come ha detto Pupo, non verrà più rieseguita in pubblico, è stata solo una trovata sanremese e difficilmente, al contrario di quanto sostenuto da qualcuno, questa canzone diventerà un inno per gli italiani all’estero, come accaduto per L’italiano di Cotugno o per Italia di Mino Reitano. Quanto alla versione modificata in omaggio a Marcello Lippi, è stato uno dei momenti più imbarazzanti del Festival: ogni giorno basta aprire un giornale per capire che spesso non mancano i motivi per vergognarsi di essere italiani, pensare che basti una Coppa del Mondo (tanto più conquistata all’indomani di un terribile scandalo) per sentirsene orgogliosi, significa essere un pò troppo superficiali. Ma il televoto non la pensava così.

Commenti dei lettori

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  • Giuliano

    13 Jun 2010 - 08:56 - #1
    0 punti
    Up Down

    Concordo in parte con l’analisi del sign.Martini.
    Io stesso quando ho sentito per la prima volta”per tutte le volte che”ho avuto le mie perplessità,ma a distanza di tempo non si può negare che la canzone sia diventata ormai un tormentone soprattuttto per il verso”l’amore in tutti i laghi”,che ho sentito ripreso anche in un telefilm di successo.
    Infatti dissento sulla questione che non tutte le vincitrici del festival entrano nella storia sanremese….
    Anche se non possono piacere(ricordo rimasi “schiffato”di Mistero-Ruggeri)le canzoni vincitrici o perlomeno il ritornello lo ricordiamo tutti:un esempio per tutti é”Fiumi di parole”dei jalisse.
    Da questo articolo sembrerebbe che da Sanremo siano usciti solo capolavori,ma potrei elencare decine di canzoni che canticchiamo ancora oggi ,nonostante poche note ripetute e un testo elementare(esempio Felicità,di Romina ed Albano)
    Sanremo è Sanremo,facciaomcene una ragione!!!!