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Baudo: Sanremo 2011? Sarà dura...

(foto: www.tvblog.it) Il Festival di Sanremo è finito da più di tre settimane, Antonella Clerici si appresta a partire con la nuova edizione di Ti lascio una canzone (di cui, ahinoi, ci ha dato un[...]

Pippo Baudo, Andrea Osvart, Bianca Guaccero e Piero Chiambretti a Sanremo 2008
(foto: www.tvblog.it)

Il Festival di Sanremo è finito da più di tre settimane, Antonella Clerici si appresta a partire con la nuova edizione di Ti lascio una canzone (di cui, ahinoi, ci ha dato un saggio durante la serata finale di Sanremo) mentre il direttore generale della Rai Mauro Masi e l’omologo della prima rete Mauro Mazza sono affaccendati in mille altri pensieri, tra la sospensione dei talk show politici e programmi che partono con alla guida conduttori estemporanei (è il caso della terza edizione di Ciak si canta, passata in extremis dalla coppia Miriam Leone-Pino Insegno al duo sanremese Pupo-Emanuele Filiberto). Eppure la macchina festivaliera non sta mai ferma ed una certezza sembra esserci già da adesso, ossia che bisognerà trovare un nuovo direttore artistico dal momento che Gianmarco Mazzi ha annunciato al termine dell’edizione dei sessant’anni che non rimarrà alla guida della manifestazione. Alla base forse un verdetto finale da lui non condiviso e la polemica sul televoto, ma tant’è.

I rumors sul Festival iniziano solitamente appena prima dell’estate, quando viene reso noto il nome del conduttore/ice chiamato ad una preparazione professionale ma anche fisica non indifferente, dato il consumo di energie anche nervose che Sanremo richiede. Storicamente il Festival ha sempre rappresentato la classica occasione della vita per un presentatore, sia che si trattasse del lancio di una carriera sia che la stessa trovasse sul palcoscenico dell’Ariston un’ideale passerella: è stato così per un giovanissimo Pippo Baudo, ma anche per gente come Claudio Cecchetto, che ha condotto due edizioni all’inizio degli anni ‘80 facendosi conoscere al grande pubblico.

Negli ultimi anni, con l’addio alle specializzazioni, con una tv che ricicla i presentatori e con personaggi capaci di condurre due o tre trasmissioni all’anno, presentare Sanremo è diventato quasi una passeggiata. O meglio, la pensano così tutti prima di entrare nella macchina infernale dei preparativi, il problema è uscirne vivi: perchè se anche Raffaella Carrà o Giorgio Panariello hanno dovuto subire un brusco stop della loro carriera (almeno quella televisiva) dopo aver presentato il Festival senza grande successo, significa che condurre tale carrozzone non è un mestiere per tutti. Ma sui conduttori storici del Festival torneremo più avanti.

Ora concentriamoci invece sull’unico, indistruttibile padrone di casa di Sanremo, colui la cui presenza aleggia sempre anche quando non lo conduce. Ovviamente si sta parlando di Pippo Baudo. Non c’è nulla da fare, è impossibile evitare di parlare di lui quando c’è Sanremo. E lui non fa nulla per non parlare del Festival. Perchè il legame tra il Pippo nazionale e quel palco è troppo profondo e undici edizioni condotte non si dimenticano facilmente. Lui non ha mai avuto problemi di coesistenze: Domenica In, Sanremo e magari pure Fantastico da condurre nello stesso anno non lo facevano tirare indietro ed anzi ha pure rivestito più di una volta i panni di direttore artistico del Festival. La sua ultima volta all’Ariston è datata 2008 (foto). Per ora. Perchè prima o poi lui dodici lo farà, su questo statene certi e ne è certo lui stesso che non ha fatto mistero di puntare al ritorno al Festival. Chiamato a commentare la trionfale edizione 2010, Pippo non ha dispensato cioccolatini alla conduttrice ma sopratutto all’organizzazione ed alla scelta dei cantanti, preannunciando foschi scenari per il prossimo anno.

“Il Festival 2011 sarà veramente difficile da organizzare: visto come hanno trattato i Big quest’anno bisognerà affidarsi ai giovani ed ai figli dei talent show…”. Parole dure ed in fondo anche un pò inspiegabili: come sarebbero stati trattati questi Big? Baudo precisa: “C’erano cantanti come Cutugno, Ruggeri e Nino D’Angelo ma ad un certo punto sono stati fatti fuori“. Ma come? Comprendiamo l’affetto che lega Baudo a cantanti come Cutugno e Ruggeri, interpreti quasi fissi dei suoi Sanremo, ma non è colpa di nessuno se Toto non si è reso autore di una performance indimenticabile o se Ruggeri non ha convinto il pubblico. Forse D’Angelo meritava più fortuna, ma attaccare senza motivazione i prodotti dei talent show solo perchè figli di una televisione nuova e moderna, seppur non sempre di qualità, appare pretestuoso. Baudo ha poi sostenuto che “cinque serate sono troppe, è difficile portare avanti uno spettacolo così lungo. Sopratutto senza Big” prima di chiudere… aprendo al futuro: “Tornare a Sanremo? Non dico di no, sono aperto a qualsiasi forma di collaborazione con la Rai”. Magari senza prodotti da talent show.