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Nicola Arigliano, swing e non solo

(foto: www.spettacoli.tiscali.it) È scomparso all’età di 87 anni Nicola Arigliano. Da quattro anni il grande cantante salentino viveva in una struttura per anziani a Calimera, dove suo malgrado[...]

Arigliano e la su immancabile coppola
(foto: www.spettacoli.tiscali.it)

È scomparso all’età di 87 anni Nicola Arigliano. Da quattro anni il grande cantante salentino viveva in una struttura per anziani a Calimera, dove suo malgrado aveva dovuto decidere di trascorrere l’ultimo tratto della sua vita straordinaria, lui che non si era mai voluto sposare. Nato a Squinzano il 6 dicembre 1923, ma sabino d’adozione dopo aver vissuto per quarant’anni a Magliano, di lui si è detto che è stato il re dello swing, che ha portato il jazz in Italia ma in realtà è stato molto di più: è stato un punto di riferimento per anni della musica italiana, un maestro per una generazione di talenti, grazie non solo al suo modo di fare musica, nel vero senso della parola, ma soprattutto di saper coniugare ad essa una sapiente ironia, la stessa che lo ha accompagnato durante la vita, la stessa che mostrava anche nel privato.

Quelle sue canzoni dai titoli quadri o pentasillabici, Simpatica, Amorevole, Sentimentale fino all’ultima Colpevole, hanno contribuito ad accrescere la fame di un anti-personaggio per eccellenza, di un uomo che si sarebbe trovato male nella tv di oggi tutta patinata, tutta finzione ed apparenza, in cui lo spazio per la qualità, la sua qualità, sta diventando sempre meno. La notorietà la trova nel 1956 con Simpatica di Garinei e Giovannini ma il suo mondo è quello del jazz così titoli come I singammore, Mywonderfulbambina, rigorosamente tutt’attaccato, magari non dicono nulla alle generazioni di oggi, a quelle dei download e di iTunes, ma rappresentano un pezzo di storia della musica ed anche del costume italiano. Pezzi orecchiabili ma ironici, rivoluzionari per l’Italia del tempo ma che tutti seppero subito apprezzare perchè, a differenza di oggi, allora c’era spazio anche per la sperimentazione in campo musicale. Pezzi che ne fecero un maestro per tanti, come tanti furono coloro che vollero collaborare con lui, fino agli ultimi anni, quelli passati nel silenzio spostandosi dalla sua Sabina solo per qualche serata retrò all’insegna di ricordi e swing, sempre accompagnato dal suo trio di musicisti e sempre con in testa la sua coppola.

Negli anni ‘60 Sentimentale lo proietta in cima alle classifiche ed arriva la grande notorietà che lo porta anche a diventare uno dei volti noti di Carosello. Seppe anche riciclarsi come spalla comica in Non Stop, una di quelle trasmissioni-contenitore che spopolavano sul finire degli anni ‘70. Nel 1964 debutta a Sanremo con la mitica Venti chilometri al giorno, ma non raggiunge la finale: la sua carriera sembrava avviata al declno, ma seppe regalare altri trent’anni di genialità. Un artista vero ed a tutto tondo, insomma, che nel 2005, a 82 anni, divenne il più anziano (anzi, il meno giovane, perchè dentro era molto più giovane, musicalmente e non solo, di tanti che a Sanremo ci sono andati negli anni successivi) a partecipare al Festival. Colpevole il pezzo che presentò, ideale summa della sua arte, fermatosi in semifinale ma che non potè che stregare la critica che gli riservò il premio intitolato a Mia Martini. Arigliano ha segnato un’epoca della musica italiana, ha aperto una via. A modo suo. Molto più di un precursore.