
(foto: www.musiczone.it)
Non è sempre facile la vita di un prodotto da reality. Per un Marco Mengoni che non conosce soste, spopola nelle vendite, vince premi su premi e solo a Sanremo non trova un pieno riconoscento del suo talento, c’è anche chi, dopo aver toccato il cielo con un dito, deve incassare qualche battuta a vuoto. È il caso di Marco Carta, uscito in questi giorni con un nuovo cd con il quale prova a rilanciarsi dopo un anno vissuto nell’ombra, ma soprattutto di Valerio Scanu, cui la vittoria al Festival non ha portato la popolarità ed i consensi previsti. Le ospitate in tv e soprattutto le serate “remunerative” non sono mancate, ma il salto verso il grande pubblico, da quello “young” di Amici a quello più universale del palco dell’Ariston non è coinciso con un consenso ed un successo in termini assoluti.
Sarà stato forse per colpa della polemica sul televoto che nei giorni immediatamente successivi alla fine del Festival ha parzialmente offuscato il verdetto finale, o sarà forse per quel carattere un pò introverso che non gli ha permesso di essere adattato dal grande pubblico. O sarà più probabilmente perchè la canzone che gli ha regalato la vittoria non è esattamente tra quelle destinate ad entrare nella memoria collettiva e dopo qualche mese molti magari non la canticchiano più.
Si conclude proprio con il vincitore dell’edizione dei sessant’anni il nostro viaggio tra gli album editi dai cantanti in gara nell’ultima edizione di Sanremo. Omonimo del pezzo vincente, Per tutte le volte che, ed uscito il 19 febbraio, il cd comprende nove inediti, compresa ovviamente la canzone di maggior successo. Non è mai facile fronteggiare una popolarità improvvisa ed a volte inaspettata, se poi questa arriva dopo il tiepido consenso raccolto dal lavoro precedente, Valerio Scanu, un disco di inediti (contenente però anche una cover di Could it be magic), la missione si fa ancora più difficile. Perchè bisogna saper accontentare i fans più affezionati, quelli che ti seguono da quando non eri nessuno, ma anche provare a conquistare gli altri, quelli incuriositi dalla vittoria al Festival e magari anche un pò prevenuti.
Valerio c’è riuscito solo in parte evidenziando comunque un salto di qualità rispetto agli album precedenti, quelli della consacrazione in termini di vendite ma che, a dispetto dei dischi d’oro portati a casa, peccavano un pò troppo in banalità, in tocchi adolescenziali che magari si confanno all’età di chi canta ma che non possono più bastare per chi vince un Festival. È vero altresì che l’album è stato preparato prima delle esibizioni sanremesi, pertanto, non prevedendo la vittoria, va maggiormente apprezzato il lavoro compiuto da Scanu, che ha cercato e trovato qualcosa di più anche grazie al soggiorno a Londra (dove è stata registrata una parte del disco) ed alla collaborazione di non pochi artisti di fama mondiale.
Persino le qualità vocali, note dai tempi della partecipazione a Bravo bravissimo, paiono meglio utilizzate e valorizzate dalla maggiore maturità dei brani proposti che hanno sì sempre l’amore come tema portante, ma vissuto in maniera più “adulta“, tra storie che finiscono ed il dolore della lontananza. Si prenda come esempio Indissolubile, che segue immediatamente la canzone d’apertura: una musica sempre dolcissima, sulla falsa riga di Per tutte le volte che, ma un testo molto più “impegnato” ed apprezzabile. Non mancano anche accenni all’attualità anche se Il Dio d’America, che vola a descrivere i sentimenti popolari verso un leader politico idolatrato dalla sua gente non è sicuramente il pezzo migliore tra i nove, segno che probabilmente manca ancora qualcosa per misurarsi con certi temi.
Tanti, si diceva, i big della musica che hanno aiutato Valerio nella sua prima fatica da “grande”, a cominciare da uno dei produttori del disco, Steve Lipson (che in passato ha collaborato anche con gli Eurythmics e con Paul McCartney) per proseguire con Simone Annichiarico, il figlio di Walter Chiari appena apprezzato come conduttore di Italia’s got talent e coautore proprio de Il Dio d’America, Saverio Grandi, uno dei musicisti italiani più in vista del momento, fino a Kaballà, al secolo Giuseppe Rinaldi, già “mente” dell’esplosione di Nina Zilli, che ha messo la sua mano in Credi in me ed in Così distante, una delle canzoni migliori dell’album, di certo la più emotivamente coinvolgente, di cui autore è anche la voce dei Tazenda, Beppe Dettori. Valerio Scanu insomma prova a crescere: la risposta del pubblico non è stata finora entusiasmante ma la strada tracciata sembra quella giusta. Basta non perdersi.
La tracklist di Per tutte le volte che:
1. Per tutte le volte che; 2. Indissolubile; 3. Mi manchi tu; 4. Quando parlano di te; 5. Mai dimenticata; 6. Credi in me; 7. Il Dio d’America; 8. Miele; 9. Così distante.
(5 - fine).

Davide Martini








