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Jò Chiarello, la preferita del Califfo

Si può partecipare al Festival di Sanremo per due volte, entrambe nella categorie Nuove proposte, a distanza di otto anni l’una dall’altra? Non è un quiz sul regolamento, ma una domanda[...]

J�² Chiarello dopo la "svolta" di fine anni '80

Si può partecipare al Festival di Sanremo per due volte, entrambe nella categorie Nuove proposte, a distanza di otto anni l’una dall’altra? Non è un quiz sul regolamento, ma una domanda retorica. Sì, si può, se intanto non sei riuscito ad importi e se il pubblico fatica a vederti come una cantante che abbia qualcosa da dire e non solo da mostrare. Dura la vita dei punk ante-litteram, delle belle ragazze che provano a cercare l’amore cantando e provando ad essere credibili.

Questa è la storia (vera) di Maria Concetta, meglio nota come , Chiarello, talento troppo precoce della musica italiana, altra protagonista della nostra rubrica Che fine hanno fatto. Nativa di Palermo, a nemmeno diciassette anni vince il concorso di Miss teen ager. Come dire, non pare essere la musica la strada giusta per sfondare ma Franco Califano (e chi, altrimenti) scommette su di lei e le prepara un brano su misura, Che brutto affare, da presentare nella sezione Aspiranti al Festival di Sanremo 1981. Jò non ha ancora diciotto anni: appena salita sul palco dell’Ariston la sera del 6 febbraio nessuno nutre alcun dubbio sul motivo per cui abbia vinto il concorso di bellezza ed obiettivamente lei fa di tutto per mettersi al centro della scena.

Come darle torto, del resto? Giovane e carina coi suoi boccoli biondi, magari spinta ad osare dai suoi produttori, e poi il pezzo si presta all’interpretazione provocante, tra urletti che si confanno alla voce, già roca di per sè, di una minorenne ed un look da ragazza monella. Cerca un uomo che sia Superman, ma non è neppure la metà di un man, questo il verso-simbolo del pezzo e la parte più divertente della canzone che però non lascia il segno, colpa forse di un’immagine troppo disinibita per i tempi di allora che non erano ancora quelli di oggi: troppo tardi per il femminismo esasperato e troppo presto per le rivendicazioni di parità tra i sessi, solo una parte del pubblico femminile risponderà all’appello. All’epoca la categoria Nuove Proposte non esisteva ancora, gli Aspiranti erano mescolati ai big e dovevano passare le selezioni: missione fallita, Jò non passa l’esame e fallisce la prima prova-Ariston.

Ma Maria Concetta non si perde d’animo, in fondo non sarebbe la prima cantante ad essere respinta da Sanremo ma poi capace di spiccare il volo verso una grande carriera. Dopo qualche anno in cui continua senza grandi successi a cavalcare l’onda del suo personaggio così come era nato, Jò rompe il sodalizio con Califano che le aveva proposto altre canzoni inquietanti (In Bianco, dal titolo eloquente e con quasi-rime imbarazzanti del tipo non si apre la mia lampo alla simile Signorino), pian piano prova a farsi grande e sul finire degli anni ‘80, nel 1988, lascia il segno vincendo con Come nasce un nuovo amore, una bella canzone melodica, il Disco per l’estate. Niente di meglio che un bel tormentone sotto l’ombrellone per ricordare al mondo che c’è anche una voce, che c’è qualcosa da trasmettere, e non solo l’involucro o una voce originale.

Così il passo successivo, obbligato, è il ritorno a Sanremo l’anno successivo, ma il numero dei dischi venduti non è sufficiente per farla ammettere ai Big così Jo si presenta nell’inedita categoria Emergenti, distinta dalle Nuove Proposte e riservata a chi abbia già prodotto un 33 giri. Una sorta di categoria cuscinetto, insomma, l’ideale per chi ha già provato, fallendo, ad emergere. E per Jò è la volta buona: la concorrenza è di quelle spietate tra Gianluca Guidi, Franco Fasano e Mietta, che trionferà con un pezzo di Amedeo Minghi, ma per Maria Concetta c’è un bel secondo posto con Io e il cielo scritta da Alberto Cheli della Schola Cantorum. La svolta è completata: dal look sbarazzino a quello pure troppo serioso, dalla ragazzina-amante terribile alla donna seria, impegnata, quasi disperata.

Sembra un nuovo inizio ma l’autobus buono purtroppo è passato: dopo Io e il Cielo, che dà il titolo anche al primo album del 1989, passeranno altri quattro anni per il lavoro successivo, Prima le donne e i bambini, che simboleggia una nuova svolta, quella privata con il matrimonio con il cantante Valerio Liboni e la nascita della figlia Martina. Nel ‘98 Jo Chiarello è l’immancabile raccolta di greatest hits, quelle che di solito chiudono una carriera e che infatti arriva quando la strada verso la popolarità è stata smarrita e dopo un ultimo tentativo, quello del 1985, con Ma Io vi mollo e vado al mare, un proposito di hit estiva che però non convince per nessun aspetto.

Cos’ha sbagliato Jò? Tutto, o quasi. Troppo violento e diretto il lancio soprattutto per quegli anni, troppo poco convincente la proposta successiva. Il suo torto maggiore forse è stato quello di nascere negli anni ‘60: oggi canzoni come quelle dei suoi esordi le avrebbero regalato qualche anno di notorietà in più. Forse.