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Sanremo story: la dura vita dei figli d'arte. Seconda parte.

Non solo Pooh. È lunghissima la schiera dei cognomi famosi che hanno tentato fortuna a Sanremo, putroppo senza trovarla nella maggior parte dei casi. Tra meteore (Randy Roberts) e future attrici (Rosalinda Celentano), non manca però chi il talento ce l'ha davvero.

Randy Roberts partecipò a Sanremo 1997

Saltando qua e là nella memoria, non ci sono stati solo i figli di Pooh nel lungo elenco dei cognomi illustri sanremesi. Non pochi avranno sicuramente rimosso che nella sezione Giovani del Festival 1997 c’era un certo Randy Roberts. Ovviamente, si trattava del figlio del mitico Rocky, quello di Stasera mi butto. Pigmalione con l’occhio lungo, Claudio Mattone (reduce da due vittorie nella categoria con I Neri per caso e Syria), una discreta popolarità nell’ambiente romano, città in cui il ragazzo classe ‘74 era nato: le carte in regola per sfondare sembra averle. Peccato che manchi tutto il resto: dalla canzone, No stop, simpatica e niente più, all’interpretazione, con troppi ancheggiamenti sul modello del padre. Nulla di fatto, dunque, così decide, negli anni successivi, di riciclarsi come corista di Irene Grandi e Raf pur senza tralasciare una carriera da solista e cantautore con la sua band soul, magari lontano dalle luci della ribalta ma che l’ha portato anche a collaborare con un certo Phil Collins.

Passa un anno, ed un altro cognome illustre fa sobbalzare gli appassionati che scorrono i nomi degli ammessi al Festival: Marco Morandi. Non era lui ma il figlio di Bruno Zambrini, l’autore del pezzo, il bambino che cantava col babbo l’indimenticabile Sei forte papà, quella del ritornelloQuel gufo con gli occhiali, ma un pezzo di carriera col babbo se l’è fatta anche Marco, ospite fisso di C’era un ragazzo, anno 2002. Fattosi grande, il ragazzo ha voluto provare a cercare se nel suo sangue c’era l’imprinting di una famiglia di artisti (la madre è Laura Efrikian). Come il sole è il titolo della canzone presentata col gruppo dei Percentonetto. Nel 2002 eccolo tornare al Festival con Che ne so: arriva un buon settimo posto, frutto di una maturazione vocale ma soprattutto musicale, simboleggiata dall’album Nuoto a farfalla, che strappa consensi soprattutto per la presenza di un inedito di Rino Gaetano, un nome che diventerà per Marco un vero tormentone: così si chiama infatti la sua attuale band ed al cantautore calabrese è riuscito addirittura a far intitolare la via di Roma dove abita. La strada del musicista di nicchia, comunque, sembra essere quella giusta.

Che dire di Irene Fornaciari? Più che una figlia d’arte, sembra a tratti una goccia d’acqua rispetto al padre. Dei figli famosi che abbiamo passato in rassegna è sicuramente quella che maggiormente ricorda l’illustre genitore: ci si chiede se si sforzi d’imitarlo o le venga naturale, ma quel che è certo è che il risultato è apprezzabile. Carriera in continua ascesa, dopo l’esordio a Sanremo nel 2009 con, in cui non aveva convinto appieno, trova la giusta collocazione nel duetto con i Nomadi e con Il mondo piange, brano scritto a quattro mani dal babbo Adelmo e da Beppe Carletti, “mente” storica del gruppo che sembra tagliato su misura per le doti vocali di Irene, trova la chiave giusta per sfondare, confermata dall’omonimo album. E la carriera è appena all’inizio…

Un altro salto all’indietro ed eccoci all’inverno del 1990: L’età dell’oro è il titolo del bel brano che Antonella Maggio e Maurizio Fabrizio ritengono adatto per la voce di Rosalinda Celentano, secondo “prodotto” della coppia Adriano-Mori a tentare la strada della musica (nel 2002 lo farà anche Giacomo, il primogenito, ma il suo You and me passerà inosservato). Voce roca ma presenza scenica rivedibile, Rosalinda si presenta sul palco con tanto di bandana (lo farà anche il fratello dodici anni dopo…) ed un pizzico di emozione di troppo che pur non cancellando la buona fattura del pezzo è sufficiente per capire che il suo futuro sarà altrove, tra pittura, scultura ma anche cinema. Nel discusso film La passione di Cristo (2003) di Mel Gibson sarà Satana, un personaggio adattissimo al suo io da enigmatico ma affascinante maschiaccio.

E pensare che un anno prima la sorella minore di Rosalinda era stata dall’altra parte del palcoscenico. Non si può infatti chiudere il capitolo senza accennare all’edizione delle edizioni che vide protagonisti i figli d’arte. Ci riferiamo ovviamente al Sanremo 1989 quando la Rai, dopo una lunghissima sequenza di rifiuti illustri, decise di affidare la conduzione del Festival ad uno strano poker di figli famosi: Rosita Celentano, appunto, ma anche Gianmarco Tognazzi, Paola Bosè e Danny Quinn. Tra papere, risate e strafalcioni, fu un’edizione tutta da ridere: ma questa è un’altra storia, e ne torneremo a parlare…