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Lena Biolcati: la signora della canzone

È stata una delle tante cantanti-ragazzine degli anni '80. Ma in fondo già a vent'anni vestiva e cantava come una signora: Lena Biolcati si è presa la soddisfazione di vincere il Festival tra le Nuove Proposte ma il suo sponsor illustre, i Pooh, ne ha forse bloccato l'ascesa. Così, dopo anni di oblio, oggi Lena è un'apprezzata docente di canto ed ha sbancato i teatri italiani con musical di successo.

Lena Biolcati oggi
(foto: www.radio7.it)

Quando amori o parentele illustri possono rappresentare una complicazione più che un vantaggio. Ma lei forse è contenta così: della sua carriera, della sua vita e del fatto di non aver dovuto ringraziare nessuno. Perchè se ha sfondato, se ha avuto un seppur breve ma intenso momento di popolarità, se ancor oggi la si ricorda, Lorena Biolcati, per tutti Lena, lo deve solo a se stessa. Al massimo potrà rimpiangere di non essere figlia delle ultime generazioni, quelle che hanno dato un’opportunità a tutti e che consentono di rimanere a galla grazie ad una o due canzoni.

Cugina di Milva, Lena, novarese, si mise in luce a 22 anni, nel 1984, trionfando al Festival di Castrocaro con Aquarius: ottime potenzialità vocali, bella presenza, voglia di sfondare ed un atteggiamento generale che le fa dimostrare qualche anno in più. Gli ingredienti per sfondare dunque sembrano esserci tutti ma l’incontro che orientò la sua carriera, e la sua vita, fu quello con i Pooh: al culmine della loro popolarità, uno dei complessi musicali più famosi d’Italia si misero a fare anche i talent scout e nella potente voce di Lena intravidero qualcosa di importante. Così i quattro musicisti divennero i suoi parolieri ufficiali nonchè produttori di buona parte dei suoi dischi.

Immediato, come da diritto di chi all’epoca trionfava a Castrocaro, lo sbarco a Sanremo: nel 1985 con Innamoratevi come me (scritta da Roby Facchinetti) arriva un onorevole terzo posto che tuttavia non rispetta il pronostico della vigilia perchè davanti a Lena si piazzano cantanti come Cinzia Corrado e Giovanni Miani, dalle potenzialità inferiori a quelle della Biolcati e destinato ad un rapido declino. Il problema che inizia ad affacciarsi sarà però quello che ne condizionerà la carriera: brani troppo “maturi“, da donna vissuta, alla Barbra Streisand, suo mito dichiarato, che, uniti ad un look simil-punk, poco si adattano alla giovane età di chi li interpreta e che fanno distogliere l’attenzione dall’ottimo strumento vocale.

Il concetto infatti non cambia l’anno dopo quando Lena torna a Sanremo, ancora tra i Giovani, con Grande grande amore, scritta dal compagno nella vita, l’ex batterista dei Pooh Stefano D’Orazio oltre che da Maurizio Fabrizio, storica garanzia di successo. La scelta di ripresentarsi tra le Nuove Proposte, pur godendo già di una certa visibilità, è strategica e volta a non bruciarsi: obiettivo centrato perchè, anche in virtù di una concorrenza non qualificatissima, la vittoria arriverà con un abissale vantaggio sul terzo classificato ma con un discreto margine anche dal piazzato Aleandro Baldi.

Seguirono il primo LP, Lena Biolcati ed un 1987 d’oro con la vittoria al Disco per l’estate preceduta di qualche mese dall’esordio tra i “grandi” a Sanremo con Vita mia che finirà all’undicesimo posto: Lena dunque ce l’aveva fatta ma non era facile togliersi di dosso la brutta etichetta di raccomandata oltre a quella patina di déjà-vu che le sue canzoni trasmettevano. Il fatto poi che per rivederla a Sanremo bisognerà aspettare il 1990, anno della discussa partecipazione al Festival degli stessi Pooh, non la aiuta: sempre lontani dal Festival, la loro partecipazione è accompagnata da voci su una vittoria annunciata oltre che da incontrollati rumors sul fatto che proprio su loro pressione si faccia il suo esordio tra i Big Lena Biolcati, reduce da grandi successi tra Giappone e Sud America ma anche da un leggero oblio in Italia, contrassegnato comunque dalla totale maturazione e dall’inizio della carriera di autrice che porta subito all’ottimo Figli di un dio deluso. Così Amori, la canzone in gara al Festival, è firmata da lei stessa e da Gilbert Montagnè: brano grintoso, come nella tradizione, ma venato da un’inedita ispirazione tra il sentimentale ed il malinconico. Otterrà un onorevole piazzamento in finale.

Ma da quel giorno il grande pubblico ha perso le tracce di Lena, che lascia l’ultimo segno “visibile” partecipando al Cantagiro 1992 con Cantilena. E poi? Poi per sette anni ci fu tempo solo per Silvia, la figlia avuta giovanissima dall’unione, poi tramontata, con D’Orazio. Basta canzoni, basta chitarra: dal mondo della musica ritiene di aver ricevuto abbastanza, anche se il vecchio amore per il palcoscenico torna fuori sottoforma di musical, un genere riscoperto da una decina d’anni nel nostro paese dopo qualche anno di flessione. Così eccola nel 1999 iniziare a studiare recitazione e l’anno dopo aprire una scuola di canto a Roma proprio con D’Orazio.

Da qui all’essere ingaggiata per il ruolo di protagonista di Pinocchio, messo in scena da D’Orazio e Saverio Marconi nel 2003, il passo è breve e con esso arriva anche il vero successo, assai più travolgente di quello ottenuto da cantante solista. Viaggia l’Italia per due anni per le repliche e scopre una nuova veste capace di esaltare al massimo le sue qualità di cantautrice e di “docente”, dal momento che è ancor oggi impegnatissima anche come sceneggiatrice di commedie musicali e come insegnante di canto. Ma non aspettatevi di vederla come vocal coach ad X Factor o come maestra ad Amici: la sua vita è ormai lontano dal piccolo schermo, sacrificato a favore del contatto vero e sincero col pubblico dei teatri. Un pubblico spesso di intenditori e privo di pregiudizi: perchè Lena ha sperimentato quanto sia difficile togliersi di dosso un’etichetta.