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I grandi del Festival: Rino Gaetano

Al Festival l'abbiamo visto una sola volta, ma ne è valsa la pena. Oggi Rino Gaetano avrebbe compiuto sessant'anni: inizia con la fantastica quanto breve vita del cantautore calabrese il nostro viaggio tra coloro che hanno fatto la storia del Festival. Gianna, ma non solo: perchè la musica di Gaetano era musica d'autore.

Un'intensa espressione di Rino Gaetano

C’era già stata la scomparsa, anch’essa tragica nelle modalità, di John Lennon, a scuotere la parte conclusiva del 1980. La fine di un’era per molti ragazzi che con la musica dei Beatles erano cresciuti, s’erano innamorati ed avevano iniziato a vivere davvero, nel senso più nuovo che all’epoca si poteva dare al termine: senso di libertà, di fuga da un mondo che strava attraversando, negli anni ‘70, una fase di pericolosa deriva.

Lo stesso 1980 che in Italia aveva portato la strage della stazione di Bologna, che scosse una tranquilla mattinata di agosto riportando alla realtà l’incubo del terrorismo. Insomma, non si vedeva l’ora che finisse, quel maledetto anno. Ma lui no, lui era nel pieno di un successo crescente, frutto di una musica non banale, specchio di una gioia di vivere che conquistò presto una fetta larghissima di pubblico, di una voce che riflettava al meglio un personaggio d’altri tempi, pronto a scrivere pagine indimenticabili nella storia della canzone italiana ma anche del costume. d invece, il 2 giugno 1981, la sua vita finì. Tragicamente e misteriosamente. E con i suoi sogni se ne andavano quelli di una generazione: mentre lui iniziava il percorso che lo avrebbe trasformato in un mito, in un simbolo di rottura, per tanti suoi fans c’era da metabolizzare uno shock.

Iniziamo da Rino Gaetano, che oggi avrebbe compiuto sessant’anni, un viaggio nella storia tra i grandi di Sanremo, che ci porterà a ridosso ed anche oltre l’edizione dei sessantuno anni. La sua, almeno all’inizio, fu una storie come tante, una storia di vita del sud Italia: nato povero a Crotone, si trasferì presto a Roma con la famiglia che lo collocò in un collegio. Ma gli bastò poco per capire che in testa più che le nozioni aveva le note, aveva un pentragramma di idee da sviluppare e possibilmente intepretare in un modo molto innovativo, forse troppo, almeno per quell’epoca in cui andare fuori dalle righe, cantare in maniera originale non era consentito.

Il primo 45 giri, lo strafamoso I love you Marianna prodotto da Antonello Venditti in cui Rino usa lo pseudonimo di Kammamuri’s non bastò per la fama. Ma Salvatore Antonio, per tutti Rino, dovette aspettare di avere ventiquattro anni per vedersi pubblicato il suo primo disco, Ingresso libero: titolo più che mai significativo, perchè Rino per sfondare nella musica ha dovuto fare davvero tutto da solo, dovendo ringraziare solo la sua forza di volontà. Fattosi faticosamente un nome, il seguito è noto a tutti, infarcito com’è di titoli indimenticabili. Il cielo è sempre più blu del 1975 fece cadere gli ultimi dubbi anche ai riottosi più ostinati: la musica di Gaetano, per usare un termine in voga al giorno d’oggi, “spaccava”. E spacca tutt’ora: quel pezzo diventerà, soprattutto negli ultimi anni, un autentico tormentone, tra celebri e riuscite cover a cori da stadio a colonna sonora di spot televisivi. Chi non conosce e non ha mai canticchiato Berta filava e Nuntereggaepiù, magari non sapendo che erano uscite dalla penna di un musicista ironico ma anche maledettamente serio?

Sì, perchè uno dei luoghi comuni è stato quello che ha collocato le canzoni di Gaetano all’interno di un filone divertente e divertito, buone per qualche settimana e poco più. In realtà dietro a titoli o a testi apparentemente frivoli c’erano temi seri, impegnati, argomenti tutt’altro che leggeri cui solo una voce molto particolare ha saputo dare la corretta intepretazione. Rino Gaetano non è stato il cantante più intonato della storia della musica italiana, nè è passato alla leggenda per la sua tecnica: ma è stato un poeta, tra il satirico ed il melodrammatico, ed è stata quell’unione tra testo e voce a creare un mix unico, che nessuno tra i tanti che si sono cimentati e si cimentano con i suoi pezzi ha mai saputo ricreare.

Nel 1978, inevitabile, arriva lo sbarco a Sanremo: fu la sua unica partecipazione al Festival. E non solo perchè il fato gli impedì di farne altre: da personaggio vero, infatti, non si era fatto intimidire dall’esordio su un simile palcoscenico facendo parlare di sè a tutto tondo. Prima per le taglienti dichiarazioni sulla manifestazione (”Sanremo è sempre uguale a sè stesso, così come tutta la discografia italiana: Luigi Tenco è morto di noia”), poi per il rivoluzionario testo di Gianna, la canzone con cui sbaragliò la concorrenza vincendo la categoria cantautori ed assicurandosi il terzo posto assoluto. Per la prima volta nella storia del Festival viene pronunciata la parola “sesso“: scandalo assoluto, e per di più sulle reti Rai! Ma era l’anno buono, tra la rivoluzione punk di Anna Oxa ed un periodo di generale flessione per Sanremo: così il fenomeno-Gaetano esplose definitivamente.

La flessione che seguì a E io ci sto anticipò la sua tragica fine: la notte di martedì 2 giugno 1981 la sua Volvo appena acquistata di Rino sbanda e va a sbattere frontalmente in Via Nomentana a Roma, c’è chi dice contro un camion che proveniva dalla corsia opposta, c’è chi dice contro un albero. Una contraddizione che è l’evidente spia di una fine misteriosa, perchè giunta pochi giorni dopo essere uscito illeso da un altro incidente in cui la Volvo precedente era andata distrutta, e pure inquietante se si pensa al particolare mai chiarito dei cinque ospedali che ne avrebbero rifiutato il ricovero per motivi mai chiariti, fino a far morire Rino all’alba per la gravità delle ferite riportate, a soli trentuno anni. Semplicemente agghiacciante, se si pensa che questo tema è lo stesso di una delle prime canzoni dello stesso Gaetano, la Ballata di Renzo.

L’uomo ed il cantante Gaetano finirono presto per essere dimenticati per lungo tempo: pochissimo si è fatto negli anni immediatamente successivi e poco pure per il ventennale della sua scomparsa, eccetto ovviamente chi lo ha apprezzato sinceramente e continua a farlo. È come se fosse troppo scomoda per i tempi di oggi quella personalità da uomo di sinistra arrabbiato con un mondo che stava andando alla deriva.

Poi, dopo anni di oblìo, ecco la riscoperta, che continua tutt’ora, fino alla scoperta dell’inedito Ciao Charlie nello scorso luglio. Nel 2007 la Rai gli dedica una fiction, strategicamente trasmessa proprio all’immediata vigilia della partenza del Festival: Rino Gaetano - Il cielo è sempre più blu il titolo che non brillò per originalità ma che fece parlare di sè più che per la qualità per le solite polemiche che accompagnano la rivisitazione della vita di un artista. La sorella Anna ha preso le distanze da una ricostruzione non del tutto fedele, che ha collocato Rino al centro di storie di alcool e donne: niente di nuovo, perchè se fu comunque buona l’intepretazione di Claudio Santamaria, scelto tra tanti per impersonare il menestrello crotonese, il lavoro confermò la tendenza degli sceneggiati moderni a romanzare la vita delle persone, più che a descriverla fedelmente.

Così si finì per fare di Gaetano un artista maledetto fino a mitizzarne la vita stravolgendo la realtà tralasciando magari particolari veramente scottanti, come quelli relativi ai momenti che ne hanno preceduto la morte. Guardando quelle due puntate non ci si è potuto fare un’idea precisa su chi è stato davvero Rino Gaetano e soprattutto su cosa abbia rappresentato per quei tempi. L’onda lunga della rievocazione non si spense e poche sere dopo sul palco dell’Ariston la musica di Rino tornò a riecheggiare: merito di Paolo Rossi che (ri)portò alla luce In Italia si sta male (si sta bene anzichè no), motivo scritto proprio da Gaetano ma fino a quel giorno rimasto inedito. O quasi, visto che partì immediatamente una strisciante polemica in seguito al fatto che il brano era tutt’altro che sconosciuto, essendo già stato trasmesso da alcune radio calabresi: un dibattito che, neppure quello come la fiction, non rese onore alla memoria di Rino, e non ci riuscì neppure la pur brillante interpretazione di Rossi. Gaetano l’avrebbe cantata in un altro modo, ne siamo certi, e sarebbe riuscito a far canticchiare alla gente anche una canzone del genere, non sicuramente tra le più belle uscite dalla sua penna: perchè questo era un’altra delle sue capacità, di quelle che mancano tanto alla musica di oggi.